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Indice degli argomenti Toggle Criticità vs potenzialitàIn crescita con il freno a mano tiratoIl valore economico dell’agrivoltaicoCosa dice la legge?Regioni in ordine sparsoAttenzione al paesaggioImpatto ambientale sotto osservazioneCertificazione ad hoc per l’agrivoltaicoDiffondere le buone praticheDal progetto al campo Qualcosa si muove, fra l’elaborazione di Linee guida tecniche che definiscono l’ambito di lavoro e le tipologie degli impianti agrivoltaici, sia dal punto di vista tecnico che di impatto ambientale e collocazione nel paesaggio, l’introduzione di una certificazione ad hoc e la creazione di piattaforme digitali per la raccolta dei dati e la condivisione delle buone pratiche. Eppure l’integrazione possibile fra energia sostenibile e agricoltura è già in atto, con la realizzazione di impianti innovativi anche con il sostegno dei fondi PNRR appositamente destinati alla creazione di impianti agrivoltaici; e sta dimostrando di essere capace di generare benefici ambientali, economici e sociali a favore della collettività, delle imprese agricole e di quelle energetiche. Il Decreto Agrivoltaico (Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 22 dicembre 2023 n. 436), prevede un doppio beneficio per le imprese agricole: un contributo in conto capitale che arriva fino al 40% dei costi ammissibili, tramite i fondi PNRR (misura “Sviluppo Agro-voltaico”, appartenente alla Missione 2 (Rivoluzione verde e Transizione ecologica), Componente 2 (Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile), Investimento 1.1), e una tariffa incentivante sull’energia prodotta e immessa in rete. Il decreto, in attuazione dell’articolo 14, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 199 del 2021, indica criteri e modalità per incentivare la realizzazione, entro il 30 giugno 2026, di sistemi agrivoltaici di natura sperimentale, in coerenza con le misure di sostegno agli investimenti previsti dal PNRR per una potenza complessiva pari almeno a 1,04 GW e una produzione indicativa di almeno 1.300 GWh/anno. Per la concessione dei contributi in conto capitale sono utilizzate le risorse finanziarie pari a 1.098.992.050,96 euro. In attuazione dell’Articolo 27 del Decreto legge 19 febbraio 2026, n. 19 (DL PNRR), che recepisce la decisione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025, la Missione 2, Componente 2, Investimento 1.1 (Sviluppo Agro-voltaico) del PNRR è ulteriormente evoluta nel programma di sovvenzione finanziaria per 1.099 milioni di euro, gestito dal GSE (Gestore servizi energetici). I soggetti che possono beneficiare della misura sono gli imprenditori agricoli e le loro aggregazioni o le associazioni temporanee di imprese che comprendano almeno un imprenditore agricolo. Criticità vs potenzialità I vantaggi degli impianti agrivoltaici sono molteplici, accomunati dal binomio sostenibilità e resilienza. Promuovere l’agrivoltaico sostenibile non vuol dire solo integrare produzione agricola e autosufficienza energetica, ma sviluppare un progetto di territorio, consapevole e rispettoso del paesaggio, che coinvolge attività produttive locali, agricoltori, investitori del settore energetico e realtà territoriali che ospitano fisicamente gli impianti con il compito (difficile) di pianificarne l’inserimento. E mette in campo opportunità concrete per rispondere, anche, alle sfide della crisi climatica in atto. L’alleanza fra agrivoltaico sostenibile e agricoltura può, infatti, permettere di proteggere le colture dagli eventi climatici estremi (piogge intense, grandine, ma anche siccità) grazie al sollevamento dei pannelli fotovoltaici dal suolo creando pergolati e tettoie, tutelando l’economia agricola e permettendo agli operatori di diversificare il proprio reddito. Ma serve superare le criticità legislative nel dialogo fra Stato e Regioni, così come sviluppare nuove politiche di informazione e partecipazione delle comunità alla scala locale, Comuni in primis. In crescita con il freno a mano tirato Sull’agrivoltaico si gioca una parte importante della partita della decarbonizzazione, insieme con la protezione della funzione produttiva del suolo agricolo. La conferma arriva dai dati riportati nel dossier “L’agrivoltaico in Italia” 2026, curato da Angelo Gentili (responsabile Legambiente agricoltura), Carlotta Priore (ufficio Agricoltura Legambiente) e Margherita Ambrogetti Damiani (responsabile comunicazione Legambiente agricoltura). La tendenza di sviluppo dell’agrivoltaico è particolarmente osservabile a scala europea. Come riporta il rapporto, secondo le più recenti rilevazioni di SolarPower Europe, in Europa sono attivi oltre 200 progetti agrivoltaici e agrisolari distribuiti in almeno dieci Paesi, per una capacità complessiva che supera i 15 GW; un dato che evidenzia come il mercato stia passando da una fase sperimentale a una dimensione industriale, sostenuta da politiche pubbliche, programmi di innovazione e investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Diversi i casi citati. In Francia il governo ha integrato questa tecnologia nelle politiche pubbliche dedicate sia all’energia sia all’agricoltura e il mercato è atteso crescere con un ritmo compreso tra 1 e 2 gigawatt di nuova capacità installata ogni anno a partire dal 2026. La Germania ha avviato un percorso significativo di sviluppo, integrando l’agrivoltaico nei meccanismi di incentivazione del fotovoltaico previsti dal Renewable Energy Act (EEG)2 e sostenendo progetti pilota e iniziative commerciali con particolare attenzione alla continuità della produzione agricola. I Paesi Bassi puntano, in particolare, su ricerca e innovazione tecnologica, soprattutto per le applicazioni dedicate alle coltivazioni ad alta intensità. E in Italia? Come sottolinea il dossier Legambiente, anche a livello nazionale si registra il forte interesse che il mercato sta mostrando verso questo comparto, come dimostra la significativa risposta in termini di progettualità alle politiche di sostegno pubblico. Il bando dedicato all’agrivoltaico previsto dal PNRR ha registrato una partecipazione molto elevata: alla chiusura della prima finestra, nel settembre 2024, sono state presentate 643 richieste di finanziamento per una potenza complessiva superiore a 1,7 GW e oltre 920 milioni di euro di contributi richiesti, a fronte di uno stanziamento pari a 1,1 miliardi di euro. Nel corso dello scorso anno le procedure hanno portato alla selezione di oltre 700 progetti in ambito PNRR, per una capacità installabile complessiva prossima ai 2 GW, con l’obiettivo di sostenere la realizzazione di 1,04 GW di nuovi impianti entro il 30 giugno 2026. Un’accelerazione che, rimarcano gli ambientalisti, conferma da un lato il ruolo strategico dell’agrivoltaico, ma rischia di restare incompiuta in assenza di quadro normativo stabile e coerente. Il valore economico dell’agrivoltaico A definire ulteriormente lo scenario sono i dati, contenuti nello studio “L’agrivoltaico crea valore condiviso con il territorio” commissionato da AIAS, Associazione italiana agrivoltaico sostenibile, e realizzato da Althesys Strategic Consultants (società del gruppo Teha specializzata nella consulenza strategica e nello sviluppo di conoscenza nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utility), presentato a fine 2025. Nei primi nove mesi dello scorso anno sono stati sviluppati 11,5 GW di progetti agrivoltaici, di cui 1,4 GW elevati. Lo sviluppo dell’agrivoltaico elevato in Italia potrebbe generare fino a 11,8 miliardi di euro di benefici nell’arco di vita degli impianti (2025-2059) distribuiti tra diversi settori e attori economici. Solo per il comparto agricolo nazionale, le ricadute dirette e indirette potrebbero ammontare secondo lo studio fino a 1,7 miliardi di euro, grazie a integrazione e diversificazione del reddito, nuove opportunità imprenditoriali, digitalizzazione delle aziende agricole e valorizzazione di colture e superfici oggi trascurate. Sotto i riflettori, il valore economico, ambientale e occupazionale del settore: lo studio commissionato da AIAS quantifica i benefici dell’agrivoltaico in 11,8 miliardi di euro nell’arco 2025-2059, per un valore aggiunto stimato di 6,6 miliardi, con 2,9 miliardi di effetto leva sull’economia nazionale e 2,3 miliardi di benefici ambientali, per un impatto stimato sull’occupazione in dieci anni fino a 19mila addetti stabili. Lo stesso settore agricolo italiano può conseguire benefici per 1,7 miliardi con un introito stabile nel tempo per i coltivatori. Un altro dato importante riguarda il calo dei costi di produzione dell’agrivoltaico “elevato”: nel 2025 è diminuito il valore LCOE dell’agrivoltaico (ovvero il costo medio per unità di elettricità generata) che tra Capex e costi vari scende del 15-20% e varia da 40,4 a 53 €/MWh, con ricadute positive dell’agrivoltaico avanzato i cui benefici compensano il maggior costo di generazione elettrica. Lo scenario al 2030 per l’agrivoltaico avanzato è di 7,5 GW in un quadro relativo al quadriennio 2021-2024 in cui i progetti agrivoltaici cumulati ammontano a 52,6 GW in via di autorizzazione, di cui l’89% (pari a 46,9 GW) è riferito alla configurazione “interfilare” (dove i pannelli sono disposti in file e separati da spazi destinati alle coltivazioni agricole), e 11% riguarda la categoria “elevata” (5,7 GW). Cosa dice la legge? La legge 4 del 15 gennaio 2026, che converte in legge con modificazioni il decreto legge 21 novembre 2025 n.175 (Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili) introduce elementi di chiarezza, definendo l’agrivoltaico come sistema caratterizzato da pannelli adeguatamente elevati da terra, in grado di garantire la continuità delle attività colturali e pastorali. Il testo introduce alcuni criteri che, pur riconoscendo le specificità del rapporto con il comparto agricolo, restano ancora oggetto di confronto. Tra questi figurano il mantenimento della Produzione Lorda Vendibile (PLV), l’asseverazione tecnica a cura di un professionista abilitato, la definizione dei terreni a elevato valore agricolo e le soglie relative alla quota di suolo agricolo destinabile agli impianti, variabili tra lo 0,8% e il 3%. Il nodo da sciogliere è ancora, però, sul tavolo della discussione. Un ulteriore elemento di complessità è infatti legato ai provvedimenti specifici sull’individuazione delle aree idonee per l’installazione degli impianti agrivoltaici, la cui individuazione è demandata alle singole Regioni. Un aspetto rilevante, per gli ambientalisti, in quanto le diverse scelte regionali possono incidere in modo significativo su un quadro normativo già articolato e sugli iter autorizzativi necessari alla realizzazione degli impianti. Alla domanda che cos’è e come viene definito un impianto agrivoltaico provano a dare risposta univoca le Linee guida in materia di impianti agrivoltaici, elaborate nel 2022 nell’ambito di un gruppo di lavoro coordinato dall’allora ministero della Transizione ecologica – Dipartimento per l’Energia, composto da CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), GSE (Gestore dei servizi energetici), ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e RSE (Ricerca sul sistema energetico). Obiettivo del lavoro era individuare le caratteristiche minime e i requisiti che un impianto fotovoltaico dovrebbe possedere per essere definito agrivoltaico, sia per quanto riguarda gli impianti più avanzati, che possono accedere agli incentivi previsti dal PNRR, sia per le altre tipologie di impianti agrivoltaici che possono garantire un’interazione più sostenibile fra produzione energetica e produzione agricola. Non solo. Le linee guida segnano un passaggio importante per distinguere questa tipologia di installazioni dal fotovoltaico a terra, nonché per chiarire le caratteristiche progettuali necessarie a garantire la continuità delle attività agricole. Particolare attenzione è posta agli elementi tecnologici che consentono di coniugare produzione energetica e gestione agronomica del suolo, come i sistemi di monitoraggio delle colture e gli strumenti di gestione integrata delle attività agricole. I sistemi agrivoltaici possono essere caratterizzati da diverse configurazioni spaziali, più o meno dense, e gradi di integrazione e innovazione differenti, per massimizzare le sinergie produttive tra i due sottosistemi fotovoltaico e colturale, e garantire funzioni aggiuntive alla sola produzione energetica e agricola, finalizzate al miglioramento delle qualità ecosistemiche dei siti. Dal punto di vista spaziale, il sistema agrivoltaico può essere descritto come un “pattern spaziale tridimensionale”, composto dall’impianto agrivoltaico, e segnatamente, dai moduli fotovoltaici e dallo spazio libero tra e sotto i moduli fotovoltaici, montati in assetti e strutture che assecondino la funzione agricola, o eventuale altre funzioni aggiuntive, e da uno spazio definito “volume agrivoltaico” o “spazio poro”. Sia l’impianto agrivoltaico, sia lo spazio poro si articolano a loro volta in sottosistemi spaziali, tecnologici e funzionali. Nella progettazione occorre valutare attentamente prestazioni energetiche e ricadute operative vantaggiose per le colture, assicurando insieme l’ottimizzazione energetica e il rispetto per le caratteristiche e le esigenze di lavorazione del suolo sia in termini di coltivazioni, sia per garantire l’accessibilità dei siti da parte di strumenti e mezzi meccanici. Fondamentale è anche prevedere un limite massimo di occupabilità del suolo agricolo ai fini dello sfruttamento di fonti di energia rinnovabile da agrivoltaico: le linee guida prevedono a questo scopo un LAOR (Land Area Occupation Ratio, cioè un rapporto tra la superficie totale di ingombro dell’impianto agrivoltaico (Spv), e la superficie totale occupata dal sistema agrivoltaico (S tot) non oltre il 40%. Regioni in ordine sparso Aumentano investimenti e progetti sull’agrivoltaico, ma la realizzazione procede a rilento. Procedure autorizzative lunghe, criteri non uniformi tra le Regioni e incertezze nella definizione delle aree idonee, sono tutti fattori che rischiano di rallentare uno sviluppo che dovrebbe, al contrario, essere accompagnato e governato in modo efficace secondo una unitarietà normativa e di intenti a scala nazionale. Nel quadro più ampio di una strategia integrata di lungo periodo per la transizione ecologica sostenibile. Le Regioni stanno procedendo in ordine sparso nella definizione dei provvedimenti legislativi sulle aree idonee, declinando alla scala territoriale gli indirizzi contenuti nella legge nazionale. Non senza polemiche che puntano il dito sul rischio di una invasione incontrollata di tecnologie agrivoltaiche ai danni dei beni paesaggistici e agricoli. Emblematico il caso del Veneto, dove il presidente di CIA (Confederazione italiana agricoltori) Veneto Giorgio Puppin rivendica con una lettera aperta una transizione energetica come opportunità per le aziende agricole locali e non “una “resa” ai grandi fondi di investimento”. Agrivoltaico sì, ma attenti a proteggere le peculiarità dell’ambiente, del suolo e del paesaggio. A cominciare da una scelta chiara a favore della distribuzione di impianti di piccola taglia anziché puntare a megaimpianti invasivi. Attenzione al rischio speculativo e di consumo di suolo. “Il vero pericolo non è la tecnologia, ma il modello di business. Grandi multinazionali straniere, prive di legami con il territorio, guardano alle pianure venete come a semplici asset finanziari. Il rischio è il proliferare di progetti “stravolgenti”, impianti colossali che nulla hanno a che fare con l’agricoltura e che servono solo a generare profitti da esportare altrove”. Basta con il Far West normativo, serve un’urgente regia nazionale. “In questo scenario, il ruolo dei Comuni emerge come l’elemento di maggiore criticità. Ad oggi, l’assenza di un quadro normativo nazionale uniforme lascia i Sindaci e gli uffici tecnici privi di “bussola”. Gli enti locali si trovano a valutare progetti complessi senza criteri univoci sulla localizzazione, la cumulabilità degli impianti o la compatibilità paesaggistica. Questa incertezza – prosegue la lettera – espone i territori a contenziosi amministrativi infiniti e decisioni incoerenti tra comuni limitrofi. È urgentissimo provvedere alla definizione di una legge nazionale che definisca criteri rigidi e metta l’agricoltore al centro della decisione. L’agrifotovoltaico deve essere un sarto che cuce un abito su misura per il Veneto, non un rullo compressore che ne cancella la storia e la bellezza”. Attenzione al paesaggio Quali strumenti utilizzare per accompagnare le trasformazioni indotte dalla presenza di impianti agrivoltaici sul territorio evitando che si traducano in un temuto impatto visivo sul paesaggio? Le strategie per affrontare questo aspetto convergono in primis sul progetto. Su questo ambito ENEA lavora a partire dal 2021 secondo un concetto di “agrivoltaico sostenibile” che integra energia e agricoltura nella dimensione del paesaggio. Sono diverse le attività di ricerca finanziate nell’ambito del progetto “Fotovoltaico ad alta efficienza” del Piano Triennale di Realizzazione 2022-2024 della Ricerca di Sistema Elettrico; due i documenti realizzati, le Linee guida per la sostenibilità ambientale del progetto dei sistemi agrivoltaici e le Linee guida per la localizzazione e l’integrazione paesaggistica degli impianti agrivoltaici. Le Linee guida per la sostenibilità ambientale del progetto di sistemi agrivoltaici sono state sviluppate dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Architettura (DiARC), in collaborazione con il gruppo di ricerca del dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con ENEA e con il contributo di AIAS. Rivolte a progettisti, imprenditori agricoli, aziende e decisori, puntano a supportare i processi decisionali nell’ambito della progettazione di impianti agrivoltaici favorendo nel contempo l’equilibrio di ecosistemi e habitat naturali, il contenimento della pressione antropica, l’utilizzo di sistemi di risorse rinnovabili e naturali, e la riduzione degli impatti climatici che coinvolgono i fattori produttivi. I principali contenuti del documento riguardano l’inquadramento dei sistemi agrivoltaici in relazione agli aspetti di sostenibilità ambientale per il progetto, nonché rispetto al quadro normativo vigente, la lettura sistemica del sistema tecnologico e del sistema agro-ambientale che caratterizzano i sistemi agrivoltaici, la spazializzazione delle colture potenzialmente adatte ai sistemi agrivoltaici in Italia, la sistematizzazione di un catalogo di sistemi integrati e prodotti industrializzati per impianti agrivoltaici, la schedatura di alternative tecnico progettuali per la realizzazione di sistemi agrivoltaici, la definizione di obiettivi, strategie e indirizzi per la sostenibilità ambientale del progetto di sistemi agrivoltaici, la predisposizione di un sistema di requisiti e di indicatori ambientali e tecnologici per la rispondenza agli obiettivi di sostenibilità di progetti di sistemi agrivoltaici (confluito nell’EASY APV Tool “EnvironmentAl SustainabilitY of AgriPhotoVoltaic”, concepito come strumento per la valutazione degli interventi). Il secondo studio è confluito nell’elaborazione delle Linee guida per la localizzazione e l’integrazione paesaggistica dei sistemi agrivoltaici, redatte dal dipartimento di Architettura e disegno industriale (DADI) dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli in collaborazione con ENEA. Obiettivo del documento è garantire la corretta integrazione degli impianti agrivoltaici nei paesaggi agricoli italiani, promuovendo al contempo la transizione energetica e la tutela paesaggistica. I cinque step del percorso comprendono l’identificazione delle aree non idonee alla localizzazione di impianti, in base alla normativa vigente (D.M. 21 giugno 2024) e ai vincoli paesaggistici stabiliti dal Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004), l’individuazione delle aree di attenzione che, pur essendo idonee, richiedono valutazioni di dettaglio per particolari valori culturali, agricoli o visivi, e per le quali è richiesta la rispondenza a specifici criteri progettuali, la classificazione dei paesaggi agricoli, considerando morfologia, trama agricola, colture, permanenze storiche, reti infrastrutturali e vegetazione (tenendo conto anche della pressione urbanistica, distinguendo tra paesaggi periurbani, interclusi, a media o bassa pressione), la definizione dei criteri di integrazione paesaggistica articolati in Morfologici (per la coerenza con le trame e la struttura del paesaggio), Dimensionali (controllo che le tessere di agrivoltaico non siano sproporzionate rispetto alla dimensione media delle tessere del paesaggio), Geometrici (la trama dell’agrivoltaico è coerente con la struttura del paesaggio, in particolare rispetto all’allineamento con le colture e all’orientamento dei campi), e Visivi (salvaguardia delle visuali panoramiche e identitarie), e la verifica dei criteri e valutazione degli impatti cumulativi, indispensabili soprattutto nelle aree non idonee o di attenzione. In particolare, il documento fornisce esempi applicativi e matrici per ciascuna tipologia di paesaggio analizzato nella Regione Campania, favorendo una progettazione sostenibile e integrata degli impianti agrivoltaici. Impatto ambientale sotto osservazione Altra questione calda è la valutazione dell’impatto ambientale per gli impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Un processo delicato che coinvolge proponenti, pubbliche amministrazioni, tecnici e comunità locali. Nel 2025 ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) pubblica in collaborazione con SNPA (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente) le Linee guida per la redazione degli Studi di Impatto Ambientale (SIA) relativi agli impianti fotovoltaici e agrivoltaici, frutto di un lavoro tecnico congiunto con il Mase (ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Le linee guida sono il primo step per la costruzione di una piattaforma informatica nazionale per l’archiviazione digitale dei SIA, contribuendo a creare un patrimonio condiviso di dati e conoscenze ambientali, ed esprimono un percorso verso modalità più complete, coerenti e uniformi nella redazione di questi documenti per tutto il territorio nazionale, in modo tale da rendere il processo di permitting di impianti fotovoltaici e agrivoltaici più veloce senza abbassare la tutela dell’ambiente. Dieci le aree tematiche considerate: biodiversità, suolo e uso del suolo, geologia, acque sotterranee e superficiali, qualità dell’aria e clima, paesaggio e beni culturali, rumore, vibrazioni e campi elettromagnetici. Per ogni area il documento definisce parametri, indicatori e metodi di valutazione, oltre alle misure di mitigazione e compensazione da prevedere nelle diverse fasi di cantiere, esercizio e dismissione. In particolare, per gli impianti agrivoltaici viene richiesto un piano colturale integrato in grado di assicurare la continuità dell’attività agricola e la tutela del suolo, con almeno il 70% della superficie interessata destinato alla produzione agricola e un limite massimo del 40% di copertura dei moduli fotovoltaici. Caratteristiche e requisiti degli impianti agrivoltaici Requisito Caratteristiche REQUISITO A Il sistema è progettato e realizzato in modo da adottare una configurazione spaziale e opportune scelte tecnologiche, tali da consentire l’integrazione fra attività agricola e produzione elettrica e valorizzare il potenziale produttivo di entrambi i sottosistemi. REQUISITO B Il sistema agrivoltaico è esercito, nel corso della vita tecnica, in maniera da garantire la produzione sinergica di energia elettrica e prodotti agricoli e non compromettere la continuità dell’attività agricola e pastorale. REQUISITO C L’impianto agrivoltaico adotta soluzioni integrate innovative con moduli elevati da terra, volte a ottimizzare le prestazioni del sistema agrivoltaico sia in termini energetici sia agricoli. REQUISITO D Il sistema agrivoltaico è dotato di un sistema di monitoraggio che consenta di verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate. REQUISITO E Il sistema agrivoltaico è dotato di un sistema di monitoraggio che, oltre a rispettare il requisito D, consenta di verificare il recupero della fertilità del suolo, il microclima e la resilienza ai cambiamenti climatici. Fonte: Linee guida in materia di impianti agrivoltaici, 2022 Le ricadute dell’agrivoltaico nei diversi ambiti: agricolo, economico, energetico e paesaggistico Settore agricolo Rispetto dell’uso dei terreni agricoli Recupero/aumento delle aree già coltivate e/o inutilizzate Protezione da eventi atmosferici estremi (minori costi assicurativi) Integrazione/diversificazione dei redditi agricoli Riduzione del fabbisogno idrico, incremento delle rese/producibilità Aumento della resilienza e qualità de prodotti Valorizzazione dei terreni con cambio colture Risparmio idrico Sistema economico Contrasto all’abbandono dei terreni agricoli Soluzione efficiente per un utilizzo virtuoso del suolo Stimolo a investimenti che accrescono la competitività Ricadute su filiera tecnologica delle rinnovabili Sviluppo dell’indotto locale-nazionale Creazione di occupazione Investimenti in macchinari e tecnologie settore agricolo Settore energetico Contributo agli obiettivi di decarbonizzazione, aumento rinnovabili Sinergia tra produzione energetica ed agricola Sviluppo di nuove soluzioni tecniche Investimenti sostenibili – target ESG Contributo a sicurezza energetica Autoconsumo azienda agricola Ambiente/paesaggio Riduzione emissioni climalteranti Riduzione emissioni nocive Installazioni a basso impatto ambientale-paesaggistico Biodiversità Risparmio idrico Recupero coltivazioni antiche Fonte: Legambiente, dossier “L’agrivoltaico in Italia” 2026 Certificazione ad hoc per l’agrivoltaico Per stimolare la crescita dell’agrivoltaico sostenibile, tra le esigenze primarie rientrano l’introduzione di strumenti per riconoscere le esternalità positive, la previsione un meccanismo di supporto dedicato, e – anche – il supporto a un sistema di certificazione che attesti il rispetto di criteri ambientali, agricoli e territoriali e che potrebbe fungere da prerequisito per l’accesso a misure incentivanti differenziate. A questo scopo fa riferimento la certificazione Agrivoltaico Sostenibile (AS) nata dall’accordo fra AIAS e RINA, multinazionale specializzata in consulenza ingegneristica, attività di test, certificazioni e servizi digitali in tutto il mondo. La certificazione Agrivoltaico Sostenibile contribuisce a riconoscere i progetti che rispettano canoni di sostenibilità ambientale, sociale ed economica rispetto alle tre dimensioni di agricoltura, energia e paesaggio, ed è definita sulla base di un disciplinare realizzato dal comitato tecnico di soci AIAS. La certificazione interessa i singoli progetti agrivoltaici ma anche la gestione e l’evoluzione sostenibile dell’azienda agrivoltaica. Il processo di certificazione si articola in tre fasi: sviluppo del progetto; esecuzione del progetto; mantenimento degli standard nel tempo. Non solo, diventa anche un luogo di confronto e scambio di buone pratiche, ponendosi come strumento a supporto di progettisti e decisori per valorizzare elementi di qualità dei progetti o per definire specifici obiettivi legati alle esigenze di diversi contesti territoriali. Diffondere le buone pratiche Per tracciare l’andamento del settore e sostenere lo sviluppo degli impianti è stato varato anche l’Osservatorio implementazione dell’agrivoltaico, la piattaforma interdisciplinare per lo studio, la condivisione, e il confronto tra gli stakeholder del sistema per la migliore (efficiente ed efficace) implementazione sul territorio messa a punto da Althesys e Teha. A partire dallo stato attuale di conoscenza del settore, il lavoro dell’Osservatorio si focalizza sulle modalità progettuali, di governance e delle operations, ed è pensato per sostenere tutti i soggetti della filiera per la migliore messa a punto delle diverse attività che già oggi fanno in ambito agrivoltaico. L’iniziativa si rivolge agli operatori che progettano, costruiscono e gestiscono impianti rinnovabili, per comprendere come integrarsi al meglio con il mondo agricolo; ai soggetti che hanno la disponibilità del suolo e vogliono cogliere l’opportunità di valorizzare aree coltivate o marginali; alle imprese che realizzano o gestiscono impianti agrivoltaici e vogliono comprendere a fondo le peculiarità e le best practice. Dal progetto al campo Lo scenario normativo è ancora al palo, ma l’agrivoltaico corre e mostra sul campo le proprie potenzialità. Non solo energetiche ma di costruzione di relazioni nuove alla dimensione sociale e di comunità. A Castelguglielmo, in provincia di Rovigo, è in corso di riqualificazione un impianto agrivoltaico preesistente da 24 ettari che integra produzione di energia e ripristino dell’ecologia del sito, utilizzando aree umide per la biodiversità e aree di sosta per il cicloturismo locale. A Faenza, nel Ravennate, l’Energy Park da 70 ettari di estensione, realizzato con fondi PNRR, integra a un impianto agrivoltaico da 7 ettari altri 15 ettari di nuova forestazione urbana, che comprende opere di piantumazione tradizionali e microprogetti ad alta densità arborea secondo il metodo giapponese Miyawaki, oltre a coltivazioni agricole sostenibili e spazi per la collettività e la tutela della biodiversità. All’Università di Bologna il compito di monitorare nel tempo l’incremento di biodiversità animale e vegetale. A Colfiorito, frazione montana del comune di Foligno (Perugia), per la coltivazione di lenticchie e zafferano l’impianto agrivoltaico da potenza massima di 44 kW picco è dotato di sensori intelligenti per monitorare produzione di energia, microclima fra i filari, condizioni del suolo e utilizzo di acqua. Sotto i riflettori è, anche, il binomio agrivoltaico-vigneto. A Salaparuta, in provincia di Trapani, l’impianto dell’“Agrivoltaico Open Labs” di Enel Green Power ha potenza massima picco da 44 kW con moduli bifacciali disposti in verticale, con una tecnologia sviluppata dalla startup italiana SentNet che oltre a una dotazione sensoristica per il monitoraggio della produzione energetica e agricola comprende anche un sistema di raccolta dell’acqua piovana per l’irrigazione delle colture. A Forlì sul vigneto del Gruppo Caviro, adiacente alle cantine è stato realizzato un impianto agrivoltaico da oltre 1300 pannelli solari bifacciali per una superficie di 1,5 ettari, che consente di proteggere le viti dal rischio di danni dovuti agli agenti atmosferici. La viticoltura sostenibile va in scena a Gioia del Colle (Bari), con la creazione della Vigna agrivoltaica di comunità da 12 ettari di superficie per la produzione di vino biologico. Sfruttando le opportunità offerte dalla pergola fotovoltaica ombreggiante, viene ridotto il fabbisogno di acqua per l’irrigazione, migliorano le condizioni del microclima e la protezione da eventi climatici estremi, la minore esposizione delle piante alle malattie e una maturazione più lenta dell’uva con una diminuzione della quantità di zucchero contenuto nel vino. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento