Resilienza sismica in edilizia: l’importanza di unire efficienza e sicurezza

L’EPBD richiede di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, specie quelli più energivori, ma contempla anche la necessità di provvedere alla resilienza sismica in edilizia. Le soluzioni tecnologiche ci sono e anche le strategie per contare su abitazioni efficienti e sicure. Lo ha messo in evidenza il convegno organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb

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Resilienza sismica in edilizia: l’importanza di unire efficienza e sicurezza

Elevare l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare esistente è prioritario, ma altrettanto, se non di più, provvedere alla resilienza sismica in edilizia. L’Italia ha una pericolosità sismica medio-alta, una vulnerabilità molto elevata e un’esposizione altissima, rileva il Dipartimento della Protezione civile.

Conciliare efficienza e sicurezza non è soltanto possibile, ma necessario. La stessa Direttiva “Case Green”, che tra pochi mesi l’Italia sarà chiamata a recepire, lo contempla.

È un’occasione che il nostro Paese deve saper cogliere per raggiungere la neutralità climatica al 2050, ma non solo: secondo le stime di Deloitte, per attuare la EPBD in Italia bisognerà stanziare risorse fino a mille miliardi di euro.

Quindi, «da qualunque parte la si voglia considerare, indietro non si torna, e solo dal punto di vista economico dovremo decidere se subire o essere parte attiva di questa trasformazione che, tra i benefici, oltre a quelli ambientali e climatici, comporta anche contare su edifici più efficienti».

Lo ha detto Andrea Barocci, consigliere ISI – Ingegneria Sismica Italiana, aprendo il convegno “Edilizia sismica: tecniche, progetti, materiali e sistemi per rendere sicura l’Italia”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb.

Resilienza sismica in edilizia, tra necessità e contingenze

Le strategie europee pongono l’accento sulla riqualificazione profonda degli edifici. «Il tema della qualità edilizia viene affrontato nella sua totalità. Non solo efficienza energetica, ma salubrità, durabilità, comfort e, appunto, sicurezza strutturale». Lo stesso Consigliere ISI, nel suo intervento ha anche ricordato quanto sia necessaria la leva finanziaria, sotto forma di incentivi, per riuscire a sostenere gli sforzi di puntare all’efficienza energetica e alla resilienza sismica in edilizia.

I relatori del convegno “Edilizia sismica: tecniche, progetti, materiali e sistemi per rendere sicura l’Italia”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb
I relatori del convegno

Elevare qualità e prestazioni energetiche ha un costo, però.

Lo ha spiegato lo stesso consigliere ISI: 

«In media, per efficientare energeticamente un appartamento da 100mq ci vogliono tra 35mila e 60mila euro e il tempo di rientro (payback period) medio tra 15 e 20 anni».

Questo si concilia con fatica con la situazione odierna a livello nazionale. Oggi in Italia 1,5 milioni di famiglie si trovano in una situazione di grave disagio abitativo, mentre 4,7 milioni di nuclei non dispongono delle risorse necessarie per effettuare interventi di riqualificazione ed efficientamento delle proprie abitazioni, rileva una recente indagine Nomisma-CNA.

Va aggiunto che il nostro è tra i Paesi europei con vulnerabilità più elevata e stabile nel tempo (2005–2035), e che – ha sottolineato ancora Barocci – su un totale di 14 milioni di edifici, 6 milioni siano esposti a rischio sismico, un milione a rischio alluvioni e 500mila alle frane.

Ingegneria Sismica Italiana ha proposto di affiancare alle misure di efficienza energetica l’obbligo di una valutazione strutturale degli immobili, promuovendo una cultura orientata alla prevenzione del rischio e alla tutela della sicurezza.

«Non abbiamo la presunzione di chiedere all’Europa finanziamenti o obblighi anche per l’efficientamento strutturale degli edifici perché si si parla di un ordine di grandezza superiore rispetto all’efficienza energetica, oltre a considerare altri elementi di complessità. Tuttavia, siamo anche l’unico Paese ad avere un patrimonio in questo stato. Occorre puntare a una maggiore consapevolezza generale, contando che una valutazione strutturale permetterebbe di avere un quadro più chiaro, per i cittadini, sullo stato di salute degli edifici in cui vivono», ha aggiunto il consigliere ISI, ricordando anche la necessità di una valutazione anche del patrimonio edilizio pubblico.

Verso la EPBD

A fine maggio si arriverà al recepimento della Energy Performance Buildings Directive, alla quarta versione. Si tratta di «direttive sull’efficienza energetica in edilizia rivolte al legislatore nazionale, non al cittadino o al progettista», ha ricordato Giorgio Galbusera, ingegnere edile di ANIT, spiegando che il cammino fatto dal 2002 – data della prima versione della direttiva – a oggi, è un percorso verso una maggiore consapevolezza. L’ultima versione, del 2024 ha posto un elemento nuovo e rilevante, in quanto porta lo sguardo e gli obiettivi al 2050 e alla necessità di raggiungere la decarbonizzazione.

L’Italia ci arriva un po’ in ritardo se si considera che non ha ancora presentato all’UE il Piano nazionale di ristrutturazione, che avrebbe dovuto consegnare entro fine 2025, e che solo l’anno scorso ha pubblicato il decreto ministeriale DM 28 ottobre 2025 sui requisiti minimi che entreranno in vigore dal prossimo 3 giugno, ma che è stato pensato per la EPBD III.

In ogni caso, la nuova Direttiva “Case Green” prevede, tra gli obiettivi, edifici di nuova costruzione che dovranno essere a emissioni zero già dal 2030 e una serie di scadenze per gli edifici. Tra queste, viene richiesto agli Stati membri di provvedere affinché almeno il 55% del calo del consumo medio di energia primaria di cui al terzo comma sia conseguito mediante la ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori “e colpiti da catastrofi naturali quali terremoti e inondazioni”.

Ci sarà bisogno di questa direttiva perché permetterà di conciliare, in qualche modo efficienza e sicurezza. L’EPBD contempla la resilienza sismica in edilizia su cui l’innovazione tecnologica può contribuire sensibilmente a garantire.

Lo ha illustrato Alessandra Aprile, ingegnere e professoressa presso l’Università degli Studi di Ferrara. Nel descrivere i vantaggi dell’approccio tecnologico nel mantenimento degli insediamenti in attività nel post-terremoto, nella riduzione del consumo di materie prime e del carbon footprint, aspetti compresi tra i 17 obiettivi di Agenda 2030, esso «è totalmente in linea con la recente Direttiva EPBD 4 sulla prestazione energetica nell’edilizia», ha affermato la docente dell’ateneo di Ferrara, dove è stato avviato di recente il laboratorio di progettazione antisismica avanzata.

Prefabbricati industriali a rischio: il ruolo dell’innovazione tecnologica

Perché ci sia bisogno di considerare il tema della prevenzione in materia di terremoti e di raggiungere una resilienza sismica in edilizia, lo ha spiegato la stessa docente, partendo dagli edifici industriali: in Italia sono 550mila gli edifici prefabbricati sismicamente vulnerabili.

Per assicurare migliori condizioni del costruito sono state concepite soluzioni specifiche, una delle quali realizzata proprio all’interno dell’università da uno spinoff.

Altrettanto importante è il monitoraggio avanzato che può valutare oggettivamente nel tempo le prestazioni pre e post intervento, validando l’efficacia dell’intervento strutturale e prevedendo il comportamento futuro attraverso intelligenza artificiale e digital twin fisico.

«La protezione sismica con soluzioni tecnologiche consente di ridurre/eliminare il danno post-sisma delle costruzioni e infrastrutture, e rende le comunità più sicure e resilienti». L’adozione di piani di monitoraggio continuo, utilizzando sensori specifici, prevedendo l’integrazione tra sensori, intelligenza artificiale e digital twin, «consente di misurare il comportamento reale delle strutture e di individuare precocemente anomalie, validare gli interventi e prevedere l’evoluzione delle prestazioni nel tempo. Questo approccio trasforma la gestione strutturale in un processo ingegneristico predittivo, migliorando sicurezza, durabilità e ottimizzazione dei costi di manutenzione», ha concluso Aprile.

Puntare al retrofitting integrato

La necessità di mettere in sicurezza il patrimonio esistente si deve accompagnare alla necessità di efficientarlo. Come farlo? «Per operare alla riqualificazione degli edifici occorre operare in maniera olistica, puntando su un retrofitting integrato, in grado così  di soddisfare l’esigenza di sicurezza statica e sismica, il contenimento dei consumi energetici, raggiungendo gli obiettivi senza impattare sull’ambiente e cercando di fornire soluzioni durevoli, in grado di mantenere le strutture nel tempo, esigenze architettoniche urbanistiche che ovviamente devono tenere in conto anche dei vincoli esistenti sul territorio », ha spiegato Roberto Scotta, ingegnere e professore all’Università di Padova.

Le possibilità per farlo ci sono, come ha illustrato il docente, mostrando l’esoscheletro sismico e termico per il deep retrofitting e illustrando diversi esempi anche in corso di realizzazione.

Il lavoro in cantiere

Tutte queste necessità devono essere concepite sia a livello progettuale, sia al momento dell’esecuzione, in cantiere, centro nevralgico dei lavori. A tale proposito, Giuseppe Masanotti, ingegnere edile specializzato in progettazione strutturale e in sicurezza nei cantieri e negli ambienti di lavoro, ha spiegato quali siano gli accorgimenti da porre in campo, a partire dalla conoscenza del costruito alle soluzioni non invasive per gli edifici esistenti.

«La sicurezza sismica deve essere il prerequisito di ogni intervento», ha affermato, affermando che il Green Deal sia un’opportunità straordinaria per l’efficientamento che nasconde un rischio: trascurare la sicurezza strutturale a favore della sola “estetica energetica”, con il rischio di “green washing strutturale”.

Ecco, allora, la necessità di privilegiare la sicurezza strutturale per garantire resilienza sismica. Ma quali sono i problemi da risolvere e i passi necessari? Almeno due prima del progetto di adeguamento: la conoscenza reale e approfondita dell’edificio e una modalità di intervento che non fermi la vita dell’edificio. Da qui si arriva al cantiere non invasivo, con tutto ciò che serve e che consegue alla sua attuazione.

Spazio alla tecnologia e alle startup

Le soluzioni possibili per assicurare resilienza sismica in edilizia sono varie: possono contemplare il cappotto sismico, l’adozione di dissipatori sismici passivi, sistemi di isolamento alla base e soluzioni attive. Su quest’ultima è intervenuto Alberto Bussini fondatore e Ceo della startup ISAAC antisismica, spiegando la tecnologia Active Mass Damper da loro ideata per la protezione di strutture, applicabili a edifici esistenti. Consiste in un sistema di sensori e macchine elettriche, modulari e adatte a diverse tipologie di strutture, che oscillano in direzione opposta a quella dell’edificio sottoposto a vibrazione e, generando una forza contraria, lo proteggono garantendo stabilità.

Questa soluzione è il risultato di una profonda attività di ricerca e sviluppo, illustrata da Valentina Bellotti, senior structural engineer ISAAC antisismica, che ha delineato il percorso svolto, che ha comportato anche test dinamici condotti su edifici in scala reale.

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