UNICMI, l’Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche, dell’Involucro e dei Serramenti e ISI, Ingegneria Sismica Italiana, pur apprezzando l’inserimento del bonus del 65% per gli intervenenti di messa in sicurezza sismica degli edifici nella Legge di Stabilità approvata alla Camera e ora trasmessa al Senato, hanno inviato una lettera al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi e ai Presidenti delle Commissioni Ambiente e Territorio di Senato e Camera Marinello e Realacci, denunciando come l’attuale provvedimento inserito nella Legge di Stabilità rischi di rimanere solo un segnale di attenzione alla messa in sicurezza sismica, non supportato però da una reale operatività. In particolare, UNICMI e ISI hanno posto all’attenzione del Ministro Lupi i tre lati deboli dell’attuale provvedimento che lo rendono –di fatto- inefficace: Scadenza temporale al 31 dicembre 2015: un intervento di messa in sicurezza sismica precede un iter complesso sia in termini di consenso (basti pensare agli interventi nei condomini), sia da un punto di vista operativo (analisi dello stato dell’edificio che spesso comprendono prove, progettazione dell’intervento, preventivazione e realizzazione, sono punti di un percorso lungo e articolato). Inoltre, un arco di tempo così limitato, probabilmente non è utile neppure a far conoscere il provvedimento sul territorio, vanificando così gli eventuali sforzi delle imprese coinvolte. Limitazione alle zone sismiche 1 e 2: la misura è attualmente limitata alle opere che ricadono in aree ad alta pericolosità sismica, mentre la commissione Ambiente, per prevenire la triste consuetudine in cui, solo dopo un evento sismico un dato territorio sia inserito in zone a rischio sismico, aveva chiesto di estendere il bonus anche ai Comuni a rischio sismico basso. Copertura finanziaria limitata a 101,7 milioni di euro: ammontano a più 180 miliardi di euro (stima ANCE-Cresme) le risorse stanziate dallo Stato per riparare i danni dei terremoti verificatisi in Italia dal 1944 al 2012, pari ad un costo medio annuo di 2,6 miliardi di euro. Compatibilmente a quanto disponibile nel bilancio, stanziare una cifra congrua affinché le ricadute di questo provvedimento siano tangibili, non rappresenta soltanto dare fiato ad una operatività reale della messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano, bensì un investimento dello Stato per prevenire eventuali nuove ingenti cifre destinate alla ricostruzione da danni sismici. UNICMI e ISI auspicando una modifica del provvedimento già nel corso della lettura al Senato, continueranno a sensibilizzare le Istituzioni affinché la messa in sicurezza sismica del patrimonio immobiliare italiano sia davvero incentivata con una legislazione congrua e praticabile. A cura dell’Ufficio Comunicazione UNICMI comunicazione@unicmi.it Detrazioni fiscali per la messa in sicurezza sismica 2 Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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