Con la riforma del condominio arriva la laurea obbligatoria ed il revisore contabile

Dopo 13 anni viene presentata una riforma del condominio che mira a migliorare la gestione contabile, ma introduce nuovi costi per le famiglie.

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Con la riforma del condominio arriva la laurea obbligatoria ed il revisore contabile

Obbligo di laurea per gli amministratori e introduzione del revisore contabile: sono questi i due punti più importanti della proposta di legge di riforma della normativa sui condomini arrivata a metà dicembre alla Camera dei Deputati.

La proposta presentata da Fratelli d’Italia (la prima firma è quella di Elisabetta Gardini) ha già suscitato una serie di polemiche: introduce alcune norme che andranno ad impattare sulla regolarità contabile, provocando un aumento delle spese in capo ai condomini.

Cosa prevede la riforma del condominio

Sono due gli obiettivi principali della riforma del condominio: professionalizzare la gestione della contabilità e tutelare i creditori. Diventa obbligatorio il possesso della laurea da parte dell’amministratore e la successiva iscrizione ad un apposito registro professionale per esercitare la professione.

Tra le novità previste dalla riforma c’è l’obbligo, da parte dei condomini in regola con i pagamenti, di rispondere ai debiti dei vicini morosi nei confronti dei fornitori.

I nuovi obblighi degli amministratori

Per gli amministratori di condominio si passa dall’obbligo di possedere un semplice diploma alla laurea, andando ad eliminare la figura dell’amministratore “fai da te”, completamente privo di titoli accademici.

Rimane in vigore l’obbligo di effettuare gli aggiornamenti professionali annuali previsti dal Decreto Ministeriale 140/2014: devono essere acquisiti almeno 15 crediti formativi ogni anno.

Revisore contabile obbligatorio

Con la riforma del condominio viene introdotta una figura che in precedenza era solo facoltativa: il revisore condominiale.

Le caratteristiche di questa figura sono le seguenti:

  • soglia di obbligatorietà: il revisore contabile deve essere nominato obbligatoriamente nel momento in cui i condomini abbiano più di 20 partecipanti;
  • compiti: il professionista nominato dovrà verificare la contabilità, certificare i rendiconti annuali e assicurare che la documentazione sia corretta dal punto di vista formale e sostanziale prima che venga approvata dall’assemblea;
  • certificazione pubblica: è possibile che i rendiconti certificati vengano depositati presso dei registri realizzati ad hoc o presso degli enti pubblici, in modo che venga garantita la trasparenza verso i terzi e le istituzioni;
  • costi: ovviamente l’introduzione di un revisore contabile obbligatorio comporta un aumento dei costi professionali a carico del bilancio del condominio.

Condomini morosi, le nuove responsabilità

Altra novità che andrà ad impattare sull’attività è la solidarietà passiva dei condomini in regola – i cosiddetti virtuosi – verso i debiti dei morosi, che si concretizza come segue:

  • responsabilità sussidiaria: gli eventuali creditori del condominio – come possono essere i fornitori di acqua ed i manutentori – prima di tutto dovranno agire contro i morosi. Nel caso in cui questa azione dovesse risultare infruttuosa o quando il fondo condominiale dovesse essere insufficiente, hanno la possibilità di rivalersi sui condomini in regola;
  • pignoramento del conto corrente: nella riforma è previsto il via libera al pignoramento del conto corrente condominiale da parte dei creditori, situazione che impone di fatto l’obbligo a tutti i condomini di coprire i debiti mancanti onde evitare che vengano bloccati tutti i servizi comuni;
  • recupero credito: entro sei mesi dall’approvazione del bilancio l’amministratore è obbligato ad agire contro i morosi. Per agire in questo senso non è necessaria l’autorizzazione dell’assemblea. Se il professionista è inadempiente risponde personalmente dei danni che ha provocato.

Le critiche delle associazioni

A puntare il dito contro la riforma ci ha pensato l’Anammi, che spiega che i nuovi obblighi sono molto onerosi per condomini ed amministratori. A preoccupare è soprattutto la figura del revisore contabile.

“Inserire nella gestione delle parti comuni e del bilancio addirittura una seconda professionalità significa aumentare le spese per i nostri condòmini, in un quadro economico che, secondo i nostri dati, ha visto aumentare la morosità di almeno il 20%  – spiega Giuseppe Bica, presidente dell’Anammi -. Lo stesso obbligo di revisione dei bilanci rappresenta un costo pesantissimo, che sarà scaricato sui cittadini e sui professionisti. Inoltre, è concreto il pericolo di sovrapposizione tra i due ruoli, a danno innanzitutto dei condòmini”.

L’Anammi punta il dito anche contro l’ipotesi dell’iscrizione dell’amministratore presso  il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che prevede il versamento di una tassa.

“Un’ipotesi che, dal punto di vista pratico, non si comprende – osserva Bica -. Esiste già l’elenco delle Associazioni non ordinistiche, in cui realtà come la nostra sono presenti da tempo, secondo il dettato della Legge 4 del 2013. Se è già iscritta l’Associazione, perché deve iscriversi anche il professionista? Semmai, devono essere le Associazioni di categoria iscritte al MIMIT a garantire la formazione e l’aggiornamento del professionista, eventualmente veicolando i dati in uno specifico registro con natura informativa e pubblicitaria”.

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