Progetto per un’installazione luminosa nel Museo dei Bambini Esplora a Roma

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La luce può avere la capacità di creare spazi interattivi ed, in particolari ambienti, può generare esperienze conoscitive.
Nel caso specifico del Museo dei Bambini tale assunto vale nella misura in cui, attingendo alla sfera dell’inconscio attraverso il gioco, l’azione inconsapevole generata attraverso la stimolazione dei sensi contiene messaggi impliciti: è l’esperienza che si fa conoscenza.
La luce può diventare per i bambini un’esperienza viva, ludica e conoscitiva nella quale i dati visibili della percezione sono in stretto rapporto coi dati invisibili dell’intelletto.
Sensibilità ed intelletto, esperienza e ragione, si trovano in un rapporto di reciproca continuità ed implicanza (…) la conoscenza parte dalla constatazione delle cose attraverso i sensi, si sviluppa mediante un’autonoma elaborazione intellettuale e logica dei dati…(Democrito in “Filosofi e filosofie nella storia”. Vol.I pp 60 N. A bbagnano, G.Fornero – Ed.Paravia 1990.)
L’esperienza della luce e la sua conoscenza come fenomeno fisico oltre che meramente ludico nel suo aspetto fascinoso e spettacolare, si compie nei bambini attraverso l’interazione del colore, la forma e il contatto fisico.

Il concept di progetto
Nella prima soluzione progettuale denominata “Il Tappeto Magico”, proposta dagli autori, partendo dall’assunto scientifico che la luce è la sintesi tra energia e materia, si è ipotizzato che l’energia potesse essere creata dai bambini stessi, attraverso il movimento inconsapevole generato dal loro gioco.
Questa loro continua interazione con la materia nello spazio confinato, produce l’accensione delle luci. (Fig.1)
I bambini sono dapprima guidati nell’intento di permettere che il loro gioco diventi un mezzo di conoscenza della luce, familiarizzando all’inizio con i colori primari, ed in seguito si sviluppi in una vera e propria esperienza fisica di sintesi additiva della luce, attraverso tutte le possibili variazioni di tinta e croma generate dalla loro fantasia.
Nella seconda proposta progettuale denominata “La Foresta Magica”, una miriade di cordoncini luminosi in PVC (Fig.2) simboleggianti i rami degli alberi, avvolgono i bambini che in uno stato emozionale forte acquisiscono l’esperienza delle composizioni cromatiche, dei colori primari e della loro miscelazione.
La terza ed ultima proposta si propone sempre un obiettivo conoscitivo, ma utilizzando mezzi e fini più elevati: la diffrazione della luce bianca al passaggio attraverso un prisma genera i colori dell’arcobaleno, mondo misterioso idealizzato dai bambini. In questo passaggio conoscitivo i sensi vengono stimolati nella loro totalità attraverso la diversità delle superfici da toccare, i suoni da ascoltare ed i profumi da sentire. (Fig.3)

Le soluzioni tecniche
Nel “Tappeto Magico” lo spazio ad anello è delimitato verticalmente da un telo bianco TNT semitrasparente, retroilluminato, teso su due binari (superiore ed inferiore) costituiti da un profilo ad U, all’interno del quale scorre un piatto di ferro: la parete continua scorrevole così pensata, regola l’ingresso dei piccoli spettatori secondo le possibilità di flusso che sussistono all’interno.
Il materiale della calotta è un telo PRECONTRAINT 1202 FLUOTOP T2 prodotto dalla Ferrari S.p.a. anch’esso agganciato alla struttura esterna.
Questa è costituita da 9 telai metallici verticali, per l’ancoraggio del TNT, che si collegano, tramite un anello, ad altri 9 telai centinati, per la sospensione del telo in modo da creare la copertura emisferica.
L’accensione degli apparecchi illuminanti è determinata dall’attivazione di sensori, alloggiati nel “pavimento sensibile”, che rilevano il peso dei bambini.
Il pavimento circolare in neoprene, collocato su una pedana rialzata, si articola in due zone funzionalmente distinte:
• una zona neutra, in materiale sintetico spesso 5 mm, costituita dal percorso anulare per il posizionamento iniziale e lo spostamento dei bambini;
• tre zone reagenti formate da tappeti colorati in neoprene spessi 5 mm, ciascuno corrispondente ad uno dei tre colori primari.
L’illuminazione della calotta è garantita da 9 proiettori Artemide METAMORFOSI HARA KIT che montano 3 sorgenti fluorescenti compatte da 42W.
L’involucro perimetrale viene illuminato da 9 lampade Artemide METACOLOR che montano ognuna 3 sorgenti fluorescenti da 58 W.(Fig.4)
La “Foresta Magica” è realizzata con cordoncini trasparenti in PVC agganciati alla struttura metallica che al passaggio dei piccoli visitatori si illuminano di verde, blu e rosso, ondeggiano e li avvolgono; la luce diventa materia, induce a stati emozionali forti, esalta la fantasia trasportando dalla sfera del reale al fantastico.
Dei sensori collegati a faretti di tipo alogeno muniti di filtri colorati si attivano al passaggio dei bambini. I corpi illuminanti sono montati su una struttura a traliccio in alluminio di forma circolare e sono disposti in modo alternato rispetto ai vari colori che generano. (Fig.5)
Nella terza ipotesi progettuale i materiali di rivestimento delle pareti e del pavimento si diversificano a seconda della sensazione che si vuole indurre attraverso il tatto.
Si distinguerà allora tra superfici ruvide, lisce, morbide, dure….Entrando nel percorso i bambini sono investiti da una doccia di luce bianca ottenuta attraverso l’uso di lampade fluorescenti, che rappresentano la luce entrante in un prisma.
Successivamente da questa zona filtro si passa in una serie di percorsi contraddistinti e di luce monocromatica ottenuta tramite lampade fluorescenti orientate longitudinalmente ed appese ad una struttura metallica discreta e non invasiva.
I percorsi sono illuminati dapprima da una luce di fondo a bassissima intensità che, grazie a dei sensori di rilevamento opportunamente collocati, aumenterà di intensità al passaggio dei bambini. (Fig.6-7)

Le forme del progetto
ASPETTO COMUNICATIVO
Nel “Tappeto Magico” l’intento è di comunicare la proprietà della luce nota come sintesi additiva secondo cui si ottiene la luce bianca attraverso la miscelazione in proporzione dei colori primari(rosso, verde, blu), mentre dalla loro composizione parziale si ottengono i colori complementari.(Fig.8)
Nella “Foresta Magica” i bambini, immersi nella foresta di fili e luci (Fig.9), osservandosi l’uno con l’altro acquisiscono l’esperienza delle composizioni cromatiche, l’esistenza dei colori primari da valutare singolarmente ma anche attraverso la loro miscelazione.
Nel “Prisma di Newton” il motivo dominante è la diffrazione della luce. Partendo dall’unitarietà del raggio luminoso bianco, poiché formato dalla composizione degli altri raggi luminosi colorati, si
arriva alla scomposizione della luce nei colori propri dell’arcobaleno di Newton. (Fig.10)
ASPETTO INTERATTIVO: PROCESSO CAUSA-EFFETTO
Nel “Tappeto Magico” il movimento dei bambini, e quindi il loro gioco, ha come effetto immediato l’attivazione delle lampade che iniziano a colorare lo spazio producendo uno stimolo emozionale diretto alla conoscenza e comprensione del fenomeno. (Fig.11-12)
Nella “Foresta Magica” la luce si muove e si compone insieme ai bambini che diventano artefici inconsapevoli di una magica atmosfera da godere da soli o condividere con i compagni.
I bambini entrano in un ambiente oscurato e muovendosi generano campi di luci colorate che, attraverso sensori collegati a faretti di tipo alogeno muniti di filtri colorati, accompagnano i loro percorsi. (Fig.13)
Nel “Prisma di Newton” il bambino diventa il protagonista assoluto della scena scegliendo un percorso, quindi un colore, una superficie, un suono e un profumo. (Fig.14)
FRUIZIONE DELLO SPAZIO E REGOLE DEL GIOCO
Nel “Tappeto Magico” l’impianto centrico (Fig.15) e la continuità tra pareti e soffitto crea un “involucro” avvolgente, dove la luce si diffonde uniformemente e l’attenzione nella fase iniziale di apprendimento dei bambini si converge nel centro.
Inizialmente infatti è previsto un accompagnatore che da indicazioni sull’attivazione del meccanismo di accensione delle lampade, che produce le variazioni di tinta, di intensità e di miscelazione dei colori.
Viene mostrato come il numero di bambini presenti su ogni tappeto determina l’intensità del colore corrispondente, che la loro posizione sui diversi tappeti genera le variazioni di tinta del colore e che la loro disposizione equilibrata sui tre tappeti, corrispondenti ai
colori primari, realizza la luce bianca che si compie con l’accensione contemporanea di tutte le lampade.
Si prevede che i bambini siano poi lasciati liberi di fare la loro esperienza senza altri interventi guidati.Il numero minimo di fruitori per l’attivazione del gioco è tre ed il numero massimo per il dimensionamento della nostra installazione è ventiquattro.
Nella “Foresta Magica” i bambini vengono avvolti da un mondo surreale dove i colori si sommano (Fig.16) e producono altri effetti cromatici: la materia luminosa avvolge i visitatori, li incanta ed una volta capito il trucco dei sensori che seguono con le luci i movimenti dei bambini, è divertente spostarsi di nuovo e creare altre emozionanti composizioni cromatiche.
Nel “Prisma di Newton” ogni percorso contraddistinto da uno dei sette colori dell’arcobaleno (Fig.17) sarà attraversato contemporaneamente da due bambini per un totale di quattordici bambini.
Ogni percorso monocromatico termina con un oggetto gigantizzato riconoscibile dal bambino poiché rappresentativo del suo mondo infantile.

Antonella Briganti nasce a Roma nel 1977.
Nel 2001 frequenta la VI Ecole d’architecture a Parigi, nel 2002 partecipa in team ad un concorso della Usa Institute per la riqualificazione delle cave a Prun in Valpolicella ottenendo la pubblicazione del progetto e nel 2003 si laurea in architettura presso l’Università ‘la Sapienza’ di Roma con una tesi in Lighting Design. Nel 2004 consegue il Master in Lighting Design di II livello dell’Università di Roma La Sapienza di cui ora ricopre la figura di tutor. Nel contempo segue uno stage nell’uffico tecnico LL.PP. del Comune di Carpineto Romano e collabora con lo Studio Associato Annunziata e Terzi su progetti di Lighting. Attualmente lavora su progetti di Interior Design in Italia e in Francia e di Lighting Design in Italia.
Rosella Veronica è nata nel 1971 a Roma, si laurea in Architettura presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con una tesi in Rilievo dal titolo:
”Analisi urbana e rilievo del settore dell’antica cinta muraria di Frascati: ipotesi di valorizzazione notturna”. Nel 2005 consegue il Master di Li ghting design presso il dipartimento ITACA dell’ Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Ha collaborato come light designer presso vari studi di architettura. Attualmente vive a Sezze dove svolge la propria professione.
Luca Solazzo, è laureato in Architettura presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma nel 2000, Master di secondo livello in Lighting Design nel 2005
Oltre all’attività professionale, che svolge principalmente nel campo dell’Architettura di Interni, e dell’Architettura della Luce, a Roma e Milano , si dedica da diversi anni ad attività di ricerca e sperimentazione partecipando a concorsi nazionali ed internazionali di progettazione tra i quali: “UFFICIO IDEALE”, Concorso Nazionale di design sugli sviluppi futuri dell’Ufficio,(Progetto vincitore della categoria “Componenti di Arredo”– progetto pubblicato )
Svolge attività didattica come Tutor presso la Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza” e presso la Facoltà di Architettura di Camerino, Ascoli.

Tratto dal convegno internazionale “Luce e Architettura”, organizzato dall’AIDI