Progetto di recupero e riqualificazione di Piazza Berzieri a Salsomaggiore Terme

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All’interno del più ampio tema di riconfigurazione della città post-moderna, la piazza, e lo spazio pubblico in genere, sono oggi alla ricerca di una propria e nuova identità, tentando di recuperare i significati in passato attribuitigli all’interno del contesto culturale italiano, ossia di archetipo urbano, spazio di aggregazione dei più significativi nuclei sociali, centro geografico, organizzativo, morfologico della città, elemento nodale del suo naturale modulo di crescita e lettura.
L’elaborazione di idee sul tema della piazza muove dall’obiettivo di propagare energia ordinatrice all’intorno, favorendo il diffondersi del sempre più latente pensiero civico, fondamentale presupposto di evoluzione del paesaggio urbano e delle sue parti costitutive.
Riappropriarsi dello spazio urbano, oggi di dominio delle automobili e dei mezzi di trasporto, diviene questione sia etica sia pragmaticamente necessaria.
Il progetto di recupero, riqualificazione funzionale, ridisegno e riassetto di Piazza Lorenzo Berzieri nasce in tale visione: restituire alla città di Salsomaggiore Terme, e alla sua immagine opacizzata rispetto gli antichi splendori, brani di città oggi spersonalizzati e tanto dequalificati da inficiare le reali potenzialità che la collocazione e il retaggio storico le attribuiscono.

Il progetto di riqualificazione di Piazza Lorenzo Berzieri, degli assi viabilistico pedonali perimetrali allo stabilimento termale e del loro collegamento al sistema degli spazi aperti esistenti è fondato sulla necessità di ridefinire un’identità spaziale sino ad ora frammentaria e irrisolta e, al contempo, è finalizzato a rispettare e valorizzare l’unicità di un oggetto che s’impone con forza iconica nel tessuto urbano, costituendone l’importante elemento catalizzatore.
Partendo da tale presupposto, l’edificio delle Terme, uno dei documenti più importanti del Tardo Liberty europeo, assume un ruolo da protagonista divenendo il fulcro di un piano teso a delegargli la valenza di nobile fondale di un sistema microurbano sino a ieri umiliato dall’uso improprio, sia veicolare sia pedonale, delle aree limitrofe, al fine di esaltarne le valenze decorative e monumentali in un ristabilito dialogo con gli altri elementi architettonici di pregio presenti nella piazza, giunti a noi isolati gli uni dagli altri.
L’immagine storica di Piazza Berzieri viene ribadita rapportando il progetto con il tessuto esistente, sovrapponendo e ridisegnando quelle linee, ormai sbiadite, che appartengono allo sviluppo storico della città e che, rafforzate dal rinnovato concetto di piazza, assumono una nuova identità.
L’originale vocazione dei luoghi a contorno dello stabilimento termale nasce dall’incontro di un oggetto che si risolve in forma implosiva e un borgo già consolidato al momento del suo inserimento: da tale struttura è derivata la composizione di spazi di risulta, non caratterizzati e privi di valenze funzionali, nei quali il verde e la strada assolvevano la funzione di ricucitura della cesura creatasi da tale forzato innesto. La precarietà di tale impianto ha fino a ieri nascosto l’edificio del Berzieri, aggredito dal disordine del suo contesto e dunque negato alla percezione visiva del cittadino e del visitatore: una considerazione, questa, che ha guidato l’obiettivo di eleggere gli spazi a contorno dello stabilimento a principale occasione di riqualificazione aspirando a un’evidente elevazione del livello qualitativo della fruibilità e della visibilità dei luoghi in essi contenuti.
La riorganizzazione degli spazi aperti, mediante l’azione di nuova pedonalizzazione, ha posto come fulcro il turista e il cittadino, attenzione tradotta nel potenziamento del disegno degli elementi urbani mirato a incrementare la socialità e la vivibilità del luogo.
La piazza viene dunque interpretata attraverso la triplice esperienza dell’attraversamento pedonale, della viabilità minima autorizzata e della sosta pedonale.
L’idea guida è di uno spazio flessibile da vivere e fruire, al tempo stesso, nella sua interezza e nelle sue parti, legato sia alla quotidianità sia alle occasioni eccezionali: uno spazio in cui l’individuo si senta contenuto seppur libero di decidere del proprio permanere. La piazza è pensata come spazio flessibile, facilmente attrezzabile secondo gli eventi che ospita grazie al disegno dell’arredo fisso così strutturato da costituire elemento ordinatore dello spazio e dei percorsi e supportare l’offerta di servizi aggiuntivi per manifestazioni ed eventi.
Il progetto si confronta, dichiaratamente, con gli elementi di pregio preesistenti, attraverso un intenso dialogo cromatico e materico, denunciando la propria contemporaneità pur nel rispetto dei caratteri storici presenti nel luogo.
Citazioni e rimandi s’inseguono, creando una fusione esplicita tra morfologia e dotazione funzionale in sintonia con la ricchezza e maestosità della preesistenza, accentuata e valorizzata dal carattere minimale ed essenziale dell’intervento proposto nel profondo rispetto della storia e delle sue dinamiche.
Il segno del progetto è minimale, incarnato da pochi, essenziali elementi: pietra, verde, acqua, luce. I materiali lapidei scelti sono idonei ad accostarsi in modo neutro alla policromia del Berzieri, mentre il materiale metallico di alcuni elementi di contenimento e arredo è in linea con l’architettura eclettica locale. Il materiale lapideo costituisce l’elemento di maggiore caratterizzazione del progetto: tutti gli spazi fino ieri ricoperti da un datato e logoro manto di asfalto sono stati reinterpretati e rivestiti da lastre di pietra, attraverso una logica di abolizione dei salti di quota che oggi caratterizza la distinzione tra marciapiede e strada.
Un manto di pavimentazione scandita dalle proiezioni delle geometrie e delle principali modanature volumetriche della facciata del Berzieri conduce all’accesso del monumento termale, riprendendone modularità e simmetria, al fine di creare una forma regolare che restituisce identità e significato allo spazio centrale dell’intero sistema: un sagrato di grandi dimensioni teso a valorizzare e nobilitare l’intero complesso.
Il ritmo delle colonne caratterizzanti l’ingresso del Berzieri costituisce, proiettato in orizzontale nel cambio di orditura della pavimentazione e sottolineato da un’illuminazione radente, il disegno di tale spazio, che distingue il sagrato dalla pavimentazione diffusa della piazza nel suo insieme. Scelta, questa, dettata dal fatto che lo spazio antistante al Berzieri, nella sua storia, non è mai stato coinvolto da un pensiero organico di caratterizzazione in grado da individuarlo come spazio rappresentativo e adeguato alla scala del monumento, poiché occupato dalla circolazione automobilistica e da un’aiuola spartitraffico che suddivideva e organizzava, impropriamente, i sensi di marcia; il progetto è intervenuto affidando alle geometrie già presenti il compito di delineare un luogo ove l’edificio e il contesto possano incontrarsi e armonizzarsi, attraverso la rivisitazione geometrica degli elementi.
L’intento è di dare forza e risalto a un edificio che già di per sé è elemento unico e significante permettendogli di dilatarsi nello spazio circostante in sintonia con il progetto originario, attuato parzialmente, che prevedeva davanti al fronte principale un momento di confronto tra il passante e il sacro tempio delle acque, evidenziando l’ingresso e la sua natura simmetrica.
L’inserimento di uno specchio d’acqua, le cui geometrie alludono a un pianoforte a coda, di grande esito scenografico e rasserenante, richiama la vocazione termale della città e la presenza sotto la piazza di un torrente.
L’acqua, elemento a-materico e a-geometrico trasformato in architettura, è uno dei motori della riqualificazione della città europea. Dentro l’architettura dell’acqua, l’intervento accoglie una scultura di Giorgio Milani: un cuneo trapezoidale in metallo corten e un poetario in bronzo per ricucire, attraverso Salsomaggiore, l’occidente con l’oriente. Un’altra opera dell’artista, composta dai Poetari di Paver, è collocata sul lato est della piazza.
La luce costituisce materiale da costruzione: un pensiero architettonico che sostiene le presenze morfologiche e ambientali nelle loro caratteristiche materiali e immateriali.
L’altimetria del luogo ospita l’inserimento di una scalinata di pietra di nuova ideazione che, posta frontalmente all’ingresso dello stabilimento, lo annuncia e lo connette, sia visivamente sia funzionalmente, al centro storico.
La scala, affiancata da una rampa che costeggia il tessuto urbano consolidato e le attività commerciali in essi presenti, si sviluppa relazionando il sistema di piazze e percorsi esistenti nella “zona alta” dell’isolato, ricucendo un tessuto pedonale sino a oggi segmentato e incompleto.
La frammentazione della zona antistante al Berzieri è il risultato dell’attuale impropria utilizzazione dello spazio pubblico, generata dall’inserimento stesso del Berzieri che, per mezzo della sua monumentalità, ha forzato il preesistente e si è posto come oggetto autonomo dall’intorno, elemento fuori scala nel borgo cittadino, portatore di significati autonomi e avulsi dal contesto più minuto e misurato.
La scala lapidea diviene dunque collegamento e quinta visiva, attrezzando la città e la piazza di un parterre movimentato e altimetricamente articolato, permettendo l’accoglienza di zone sosta e punti di osservazione privilegiati, integrando nel suo disegno, valorizzandolo e assorbendolo, l’elemento storico del Pozzo Scotti, al fine di favorirne la percezione e la lettura.
Il Pozzo Scotti, grazie all’azione di pedonalizzazione, non costituisce, come in passato, un semplice elemento di arredo urbano posizionato tra lo spazio verde e la sede stradale, bensì viene elevato a fulcro centrale della scalinata e protetto tramite la creazione di un basamento, anch’esso di pietra, che concorre a riassegnargli una posizione centrale rispetto allo spazio circostante e a segnalarlo ulteriormente come eccezionalità nel punto in cui questo s’innesta nel sagrato.
Il Pozzo come elemento simbolico catalizzatore di un’archeologia termale ancora ben presente in parti diffuse della città.
La pietra riveste il ruolo di connettore tra le presenze architettoniche dello spazio urbano e i luoghi in cui esse stesse si dilatano. L’opera rispetta l’unicità della composizione simmetrica dell’opificio termale, unicum nel tessuto urbano del nucleo storico, alimentando il suo dialogo con la storia del borgo in cui s’inserisce portando le linee articolate dell’abitato a incontrarsi con la sua rigorosa geometria.
Occorre tutelare, rispettare e rendere attrattivo il patrimonio del passato, pur lasciando il segno della contemporaneità: questo il paradigma sul quale il progetto fonda le sue radici.