Giardino di luce

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“Giardino di luce” è una composizione plastico-luminosa che si colloca pienamente nell’ambito di un progetto di rivitalizzazione in atto negli ultimi tempi a Genova che coinvolge l’intero territorio della città: dal suo centro storico, alle aree urbane dalla morfologia anche contemporanea, ai progetti di trasformazione delle periferie, e caratterizzato da maggiore attenzione anche all’arredo urbano.
In particolare il nostro progetto si colloca nella zona del litorale portuale legata alla più antica storia di Genova, dove l’edificio della vecchia Darsena è ora Galata, Museo del Mare, una “stupenda” struttura storico-culturale, la cui antica costruzione rivive in una trasformazione di architettura contemporanea.
 
Descrizione storica del sito
L’edificio antico della Darsena risale al 1162 come tipica costruzione portuale, nucleo della marineria genovese.
Attualmente è il più grande Museo Marittimo del Mediterraneo, teso a mantenere vivo l’antico rapporto che unisce il mare alla gente, in un percorso storico che parte dalle antiche Galee fino ai transatlantici degli anni 50.
Con la riconversione delle diverse aree cittadine, in particolare del porto di Genova, Galata si presenta ristrutturato con una visibilità esterna leggera, con prospetti a cristallo e pensiline in acciaio, che racchiudono l’ampio spessore delle mura storiche, coreografia espositiva all’interno.
La sua ubicazione, tra i suggestivi nomi delle antiche strade, mantiene la memoria del suo legame storico con il territorio.
Di fronte all’entrata principale, un’ampia pavimentazione verso lo specchio di mare, il Bacino Porto Antico.
 
Motivazione e ruolo del Progetto
L’ubicazione del progetto in un luogo storico si giustifica in quanto esso è nato da un concorso indetto dalla Provincia di Genova, rivolto a giovani progettisti per ideazione di interventi scenografici, di design e di illuminotecnica a commento e valorizzazione dello spazio urbano della Città.
L’autore è Alessandro Picasso, architetto e dottorando in Disegno Industriale, presso la Facoltà di Architettura di Genova.
Il progetto, un insieme di elementi plastici luminosi, è in via di realizzazione da parte della Provincia e del Comune di Genova, Assessorato alla Qualità Urbana.
É doveroso, tuttavia, ricordare che “Giardino di luce”, nella sua fase iniziale, era previsto per la piazza antistante alla Commenda di Prè, complesso medioevale nel Centro Storico di Genova.
Fu definito dalla commissione giudicatrice “Progetto di luce e arredo urbano di artistico segno contemporaneo per creare attenzione a uno dei luoghi simbolo della città, la Commenda di Prè e, in particolare, la sua piazza, dimenticata, evitata da tempo…”
Di fronte a difficoltà logistiche determinate da lavori incombenti di ristrutturazione della zona e da complessi iter burocratici, si decise di individuare un’altra collocazione che potesse adempiere alle stesse motivazioni.
Risultò ottimale lo spazio antistante al Museo del Mare.
In questa ubicazione gli elementi luminosi hanno il ruolo di scandire lo spazio lineare del prospetto frontale del Museo conferendo un senso di equilibrio visivo e di percezione ritmata ad intermittenza, comunicazione dinamica di spazio non solo fisico, ma anche mentale, in una visione maggiormente armonica.
La luce si integra così al contesto, alle caratteristiche del luogo, ma al tempo stesso è espressione autonoma di linguaggio spaziale non solo emozionale ma diventa concreto materiale ad uso progettuale.
L’installazione intende creare un elemento di attenzione visiva per sottolineare il valore di un sito storico, dandovi una maggiore connotazione.
In questo ambiente particolarmente significativo, la linea del “Giardino di luce” crea infatti “comunicazione” tra la zona del mare e il costruito illustre già citato: l’edificio della vecchia Darsena restaurato e trasformato in architettura contemporanea dall’architetto Guillermo Vazquez Consuegra, e adesso denominato “Galata, Museo del Mare”.
La luce assume il compito di conferire a questo “insieme ambientale”, artisticità ed emozione visiva, accostandosi a stati materici diversi, tra l’acqua del mare e la trasparenza dei cristalli nel prospetto del Museo, per cui, la percezione sensoriale diventa complessa e coinvolgente, con il fine di aumentare la visibilità e la vivibilità della zona.
 
Descrizione tecnica
“Giardino di luce” è composto da tredici elementi plastici, da posizionare ad intervalli di cm 180 l’uno dall’altro su una linea di m 38, tra la parete principale del Museo e la parte di pavimentazione attigua al mare.
Materiale di realizzazione: calcestruzzo bianco.
Ogni elemento misura circa cm 100 x 100 x 50 ed è composto da una base di cm 60 x 60 x 20 e da una parte superiore alta cm 30 con piani inclinati.
Sono previste, tra le due parti, le fonti di illuminazione, ottenute con raggi LED direzionali per emettere la luce oltre il perimetro degli elementi plastici, secondo la relazione tecnica che qui viene riportata.
“Per illuminare gli elementi plastici, presentati nel progetto, si è pensato di creare una quantità di luce che consenta di identificare perfettamente il posizionamento dell’oggetto e contemporaneamente non sia letto come un ostacolo e ne aumenti la leggerezza.
La scelta è stata direzionata verso un anello di luce che illumini tutta la fascia bassa degli elementi plastici per mezzo di strisce di led su tutto il perimetro.
Per offrire una grande visibilità sono stati scelti led ad alta efficienza che possono avere luce bianca o colorata o, se si vuole creare un gradevole gioco di luci, si può installare led RGB per ottenere il cambia colori.
Il consumo è ovviamente limitatissimo. Gli alimentatori necessari per il funzionamento saranno tarati per far rientrare tutto il circuito sotto le norme della Direttiva Bassa Tensione ed in particolare della Norma EN 60958-1.
Per quanto riguarda la dissipazione termica, il retro di ogni striscia di led sarà collegata ad una struttura in alluminio di adeguata superficie.
S.M.A.E.S. – Società Materiali Apparecchiature Elettriche Savona. (Eugenio Labate)”.
Un’ulteriore considerazione.
La soluzione “LED” appare la più adatta, quindi, per la praticità tecnica che permette il posizionamento nei punti più interni del modulo e, quindi, di ottenere i risultati estetici previsti; questo ci consente di pensare ad altre possibilità sperimentali con risultati ancora imprevedibili e creativi che non si escludono, dal momento dell’installazione.
Ovviamente, altre soluzioni di illuminotecnica si erano rivelate non pratiche e difficoltose anche per il design specifico dei moduli.
 
Descrizione visivo/ambientale e specificità della luce. Fruizione pubblica
Si è già analizzato che “Giardino di luce” ha la singolarità di essere composto da forma plastica, inscindibile dalla funzione luminosa: il design della luce è parte compositiva dell’insieme.
La ripetizione degli elementi lungo una linea dimensionale crea un flusso di intermittenza visiva. Ma il modulo è variamente sfaccettato e, pur nella apparente semplicità, il variare in senso rotatorio con una costante di 90°, raggiunge un ritmo apparentemente casuale, comunque dinamico.
La luce accompagna questa dinamica nelle ore notturne che, dall’interno di ogni elemento, si dilata verso la pavimentazione che porta allo specchio marino quasi a suggerire un effetto di rifrazione e, al tempo stesso, conquistando spazio alla composizione, un insolito e imprevisto segno connotativo che suggerisce percezioni estetiche di area contemporanea, oltre l’utilità contingente dell’illuminazione del sito.
La luminosità diventa altrettanto significativa nelle ore del giorno per la scelta cromatica del bianco nel materiale di realizzazione; bianco come luce simbolica compositiva ed evocativa, e i piani dei solidi, a volte “triangolari”, richiamano alle forme di grandi vele marine ribaltate, acquistando un’impressione di leggerezza.
É un significativo riferimento alle caratteristiche marinare del luogo. Un riferimento anche per la riconoscibilità dello spazio e comunicazione con la realtà urbana, un’“opera aperta” per essere incontrata e coinvolgere anche chi si avvicina per caso.
La composizione, nel suo insieme, diventa oggetto urbano, come struttura da attraversare e come elemento di sosta. Essa, infatti, dona al Museo del Mare una connotazione di contemporaneità, ed essendo antistante, appartiene alla vita stessa del Museo, come altre simili presenti, con la medesima funzione, in altri centri contemporanei europei e internazionali.
Di sera, la luce comunica un contenuto estetico e funzionale nuovo, un invito ad attraversarla e non a percepirla passivamente, come d’abitudine, solo nella sua funzione illuminante.
 
La composizione progettuale bianca comunica luce
(Approfondimento sul ruolo cromatico compositivo e concetti di luminosità)
L’aspetto cromatico compositivo di un progetto è, di solito, poco considerato, ma in “Giardino di luce” ci permette di approfondire una componente di particolare interesse relativa alla sua presenza estetica.
Non a caso l’aspetto visivo dei moduli è stato pensato “bianco”.
Per definizione, una superficie che appare bianca riflette “tutte” le lunghezze d’onda dello spettro visibile della luce diurna.
Le altre superfici, di diversa cromaticità, riflettono solo una parte del suddetto spettro, si determina così il contrasto tra la brillanza dei moduli e quella del fondo spaziale, creando una dinamica legata appunto alla luminosità prodotta dalla luce naturale.
Tuttavia questa luminosità varia d’intensità per le diverse angolazioni della superfici, opportunamente modulate, per cui il ritmo visivo è variegato e intervallato dal contrasto degli altri toni ambientali esistenti nello spazio circostante, creando varietà di toni.
La definizione “Giardino di luce” diventa, così, appropriata anche per il suo riferimento alla luce naturale.
Tali dinamiche di luminosità percettiva, offrono, perciò la possibilità di ampliare la lettura estetica del progetto, in un’alternanza temporale, collegata all’illuminazione sia naturale, sia artificiale.
 
Perché “Giardino di luce”?
É evidente che il progetto presentato non si accosta, come potrebbe suggerire, ad altre tendenze, se pur attuali, dell’architettura, del design e del lighting design, ecc, di ispirarsi a forme riferite alla natura cogliendone ispirazione, suggerimenti ed anche materiali naturali, quasi proponendo una nuova ecologia.
Piuttosto esso é intervento concettuale e simbolico, spazio urbano dove la forma plastica, progettata anche come espressione di fonte luminosa, scandisce un percorso, uno spazio da attraversare e da cui cogliere i molteplici effetti spaziali, attraverso le angolature diversificate e le variegate percezioni luminose estese, di lato, verso lo specchio di mare.
Ripensiamo, a questo proposito, anche ai vuoti nelle forme plastico-architettoniche di Libeskind, che per l’autore sono giardini simbolici della conoscenza, la cui articolazione pluriangolare è espressione concettuale e variegata di flussi di energia.
Oppure i giardini di Noguchi, dove domina l’espressività scultorea della forma plastica della pietra, a guida e segno dei percorsi possibili, creando un paesaggio totalmente astratto e mentale che si alterna a spazi d’acqua…
Un giardino urbano “vivo”, dunque, espressione anche di elementi culturali e di collegamento con la vita della città.
 
Percorso progettuale e gruppo di lavoro
La ricerca formale e illuminotecnica, l’analisi del sito, le verifiche ergonomiche e ambientali, hanno concentrato nella progettazione gli apporti necessari ad una realizzazione che potesse tener conto di diversi aspetti.
La fase iniziale e ideativa è stata studiata a fondo con numerose verifiche formali spazio-dinamiche, indagando le possibilità combinatorie e creative degli elementi plastici e della funzione illuminante, dall’autore del progetto, arch. Alessandro Picasso.
L’analisi del sito, la collocazione, le soluzioni tecniche e il progetto di fattibilità, secondo studi architettonici ambientali, sono coordinati dall’arch. Luigi Fontana.
Il rendering, la visualizzazione spaziale e illuminotecnica sull’inserimento del progetto nell’ambiente sono realizzati da Francesco Vinci, studente della Facoltà di Architettura di Genova.
I valori semantici, estetici e culturali, inerenti al tema progettuale, sono analizzati dalla Professoressa Silvia Rizzo.
La collaborazione sull’individuazione del sito e il coordinamento con gli Enti Pubblici è coordinata dal sig. Mauro Gaggero – Segreteria Assessorato alla Qualità Urbana del Comune di Genova.
Rilevante la collaborazione del Dott. Eugenio Labate (S.M.A.E.S. – Savona) per l’individuazione degli aspetti illuminotecnici.
Queste diverse competenze hanno determinato un’integrazione tra contenuti culturali e tecnici creando un’espressione multidisciplinare del progetto, analizzato sotto le diverse angolazioni.
 
Conclusioni
Per quanto sopra espresso, si può constatare che “Giardino di luce” rientra pienamente nelle ricerche che suggeriscono al vedere e al vivere lo spazio un rapporto più sensibile con l’ambiente, per cui si eleva la qualità estetica e comunicativa dell’habitat.
Questo ci impegna ad ampliare la nostra percezione verso spazi più vasti e sperimentali anche attraverso nuove soluzioni estetiche, emozionali e suggestive oltre la fredda consapevolezza di tipo fenomenologico.
E la luce, come esperienza percettiva, si pone sullo stesso piano, altrettanto importante, di altri elementi di ricerca nella problematica relativa alla valorizzazione dell’ambiente.
La nostra proposta intende esprimere come le molteplici implicazioni tra luce e architettura, se approfondite, riescano a comunicare una complessità non casuale che può legare la storia, la memoria di una città alle forme più attuali della progettazione contemporanea e della tecnologia.

* Silvia Rizzo
Docente di discipline plastiche al Liceo Artistico “Klee-Barabino” di Genova. Fa parte dell’International Study Group of Environmental Color Design (AIC). Condotto un seminario sul Colour Design alla Facoltà di Architettura di Genova. Visiting Professor alla New York University. Primo premio “Farb Design Preis 1987” (Design Center, Stoccarda). Fa parte del comitato scientifico dell’International Conference on Colour Harmony (Budapest 2007).

Foto 1 Visualizzazione plastica con studio di effetti luminosi
Foto 2-3 Particolare del progetto “Giardino di luce”
Foto 4 Sito del progetto: scala 1:1000
Foto 5 Il progetto precedente: “Giardino di Luce per Piazza della Commenda a Genova
Foto 6 Studi dei moduli plastici (disegni di Alessandro Picasso)
Foto 7 Studio del sistema illuminotecnico: posizionamento delle sorgenti luminose con elementi direzionabili (LED)
Foto 8 Studi di ambientazione e fruizione pubblica dei moduli del progetto
(disegni di Luigi Fontana)
Foto 9-10 Visione del progetto (sul fronte del Museo del Mare) nell’alternanza temporale con illuminazione serale e con la luce naturale del giorno (rendering, sistema GI, di Francesco Vinci)
 
Tratto dal convegno internazionale “Luce e Architettura”, oganizzato dall’AIDI