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Un settore tipico del made in Italy, colonna portante dei materiali dell’Abitare Italiano, la cui fortissima vocazione ai mercati di tutto il mondo vale la leadership del commercio internazionale in valore per il proprio comparto ed una quota di internazionalizzazione produttiva pari al 15% del totale dell’attività. L’industria italiana della ceramica è oggi un settore che conta 284 aziende e 37.990 addetti, in grado di fatturare 6.517 milioni di euro derivanti da 2.552 milioni da vendite sul mercato domestico (e di queste ben 815,6 derivano dalle vendite delle fabbriche estere sullo stesso mercato sede degli stabilimenti) e da 3.965 milioni di euro di esportazioni nei cinque continenti. Sono questi i dati che emergono dall’Indagine Statistica Nazionale realizzata dal Centro Studi Confindustria Ceramica sulle industrie di piastrelle di ceramica, ceramica sanitaria, stoviglieria e materiali refrattari relative all’anno 2010. Le piastrelle di ceramica in Italia. Comparto regina è quello delle piastrelle di ceramica che, con le sue 172 imprese (-9 unità rispetto al 2009) ha prodotto 387,4 milioni di metri quadrati (+5,29%) vendendone 412,8 milioni (+1,07%) grazie ad una ripresa delle esportazioni del +2,99% (289,2 milioni di metri quadrati i volumi complessivi) a cui si contrappone una flessione delle vendite sul mercato interno: 123,6 milioni di metri quadrati, -3,15%. Prosegue il processo di riorganizzazione della struttura industriale verso una migliore ottimizzazione delle strutture, cosa che ha portato ad una contrazione di 1.243 addetti, ora pari a 23.352 sull’intero territorio nazionale, mentre i 224 milioni di euro di investimenti, pari al 5% del fatturato – un punto in più della media nazionale dei settori industriali –, si confermano sui livelli del 2009. In ripresa, grazie anche alla crescita dei prezzi medi sul mercato estero, il fatturato che raggiunge i 4.629 milioni di euro (+2,70%), derivanti da 3.413 milioni di euro di vendite sui mercati esteri (+4,87%) e da introiti sul mercato domestico italiano di 1.216 milioni di euro (-2,95%). L’internazionalizzazione produttiva delle piastrelle di ceramica. La presenza di fabbriche all’estero controllate da gruppi ceramici italiani, importanti teste di ponte per supportare anche i flussi esportativi dall’Italia, vale oggi il 17% dell’attività del comparto piastrella italiana inteso nella sua accezione più ampia. Le 20 aziende attive hanno visto, nel corso del 2010, un aumento della produzione a 115,7 milioni di metri quadrati (+6,43%) e delle vendite a 124,5 milioni di metri quadrati (+5,88%), che hanno assecondato una crescita dell’occupazione del +12,09%, ora pari a 7.058 addetti diretti. A doppia cifra (+13,01%) l’espansione del fatturato, i cui 989,8 milioni di euro derivano da vendite nella stessa nazione sede dello stabilimento per 815,6 milioni di euro (+17,57%) e da esportazioni in paesi limitrofi per 174,2 milioni di euro (-4,30%). Una ulteriore riprova, se ce ne fosse bisogno, che l’industria italiana della piastrella di ceramica internazionalizza e non de localizza produzione e posti di lavoro. La ceramica sanitaria. Le 43 imprese italiane attive nella ceramica sanitaria hanno continuato, anche nel corso del 2010, a registrare una sostanziale stagnazione nei livelli di attività, testimoniata da quasi tutti gli indicatori. Infatti, a fronte di una produzione che si è contratta di 40.000 pezzi rispetto ai 5,27 milioni del 2009, le vendite si sono fermate a 5,31 milioni di pezzi (-3,95%), con una contrazione di 120.000 pezzi sul mercato interno (ora a 3,17 milioni) e di 100.000 sul versante export, che nel 2010 ha raggiunto i 2,14 milioni di pezzi. Il miglioramento del prezzo medio sui mercati esteri non è in grado di contrastare la flessione dei valori totali: i 421 milioni di euro derivano da 211,4 dall’Italia (-5,62%) e da 209,9 milioni di euro dall’export, +1,57%. Stabile l’occupazione, che a fine 2010 registra 4.378 addetti, in calo di 60 unità rispetto alla precedente rilevazione. Distretto produttivo più importante d’Italia è quello di Civita Castellana, le cui 38 aziende occupano 2.291 addetti in grado di produrre 2,88 milioni di pezzi di ceramica sanitaria. Stabili le vendite (+0,05%) ed in crescita il fatturato totale (160,0 milioni di euro, +1,06%), grazie ad una espansione quasi analoga di vendite domestiche e vendite all’estero. L’industria italiana della stoviglieria. Caratterizzata da un ampio numero di imprese artigiane sparse in tutta Italia (e non oggetto di questa indagine), il settore industriale italiano delle stoviglie in ceramica si compone di 12 aziende che nel corso del 2010 hanno prodotto 13.900 tonnellate di prodotto finito (+5,30%), totalmente venduto (+9,33% rispetto al 2009), tanto sul mercato italiano dove sono state acquistate 11.400 tonnellate (+13,11%) quanto all’estero (2.500 tons; -5,28%). Il fatturato totale, in crescita del +9,42%, ha raggiunto i 68,1 milioni di euro, dei quali 53,1 milioni (+10,76%) in Italia e 15,1 milioni (+4,96%) da vendite sui mercati esteri. L’industria italiana dei materiali refrattari. In vigorosa ripresa, con diversi parametri in doppia cifra, è stato il 2010 per l’industria dei materiali refrattari. Le 37 imprese manifatturiere hanno aumentato la produzione a 502.100 tonnellate (+21,26%) trainate da una altrettanto forte (+18,91%) espansione delle vendite, ora pari a 501,5 migliaia di tons. Positive le dinamiche della vendita sia sul mercato italiano (319,9 mila tons; +21,32%) che su quelli esteri (181,6 mila tons; +14,93%). Ancor più marcata la crescita del fatturato, passato dai 332,3 milioni di euro del 2009 ai 409,2 milioni di euro dello scorso anno, reso possibile tanto da una espansione in Italia (+26,19%) per 256,4 milioni di euro, che da esportazioni per 152,8 milioni di euro, in crescita del +18,36%. Segnali positivi anche dal fronte dell’occupazione, dove i 2.216 addetti diretti del dicembre 2010 rappresentano una tenuta dei livelli occupazionali, con un incremento di 28 unità complessive. “I dati di settore confermano l’impegno delle imprese ceramiche italiane ad essere pronte a cogliere tutte le opportunità di ripresa economica – afferma il cav. Franco Manfredini, Presidente dell’Associazione –. E’ necessario che questa azione sia accompagnata da un impegno del sistema per affrontare i nodi che limitano la competitività delle imprese italiane, con la conseguente necessità di più incisive liberalizzazioni, soprattutto nel campo dei mercati dell’energia”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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