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A cura di: Pietro Mezzi Indice degli argomenti Toggle La Lombardia fa da apripistaLe Linee guidaIl progetto di legge Ancora una volta la Lombardia si dimostra tra le regioni italiane la prima della classe. Il primato questa volta lo fa registrare nel campo dei data center, in particolare per quanto riguarda la disciplina tecnica e normativa dei centri dati, che ancora manca a livello nazionale per governare un settore sempre più importante per lo sviluppo digitale del Paese. La Lombardia fa da apripista La regione Lombardia infatti si dimostra avanti rispetto alle altre istituzioni consimili, essendosi data prima delle Linee guida tecniche (giugno 2024) e poi una proposta legge vera e propria (novembre 2025), che diverrà norma cogente probabilmente entro la fine di marzo del 2026. Tutto ciò è avvenuto e sta avvenendo in assenza di una legge quadro nazionale e in presenza delle sole Linee guida del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, varate dalla Commissione ministeriale di Valutazione di impatto ambientale nell’agosto del 2024. Nonostante il primato, c’è anche chi critica l’amministrazione regionale per il ritardo con cui il provvedimento di legge arriva, constatato l’alto numero di data center già attivi sul suolo lombardo. La Lombardia infatti, con i suoi 67 dati center funzionanti al 2024 (su 168 in Italia), è il territorio che più di altri ha fatto registrare il maggior sviluppo di queste infrastrutture fisiche. Le Linee guida Le Linee guida regionali (Linee guida per la realizzazione delle infrastrutture fisiche in cui vengono localizzate apparecchiature e servizi di gestione delle risorse informatiche) muovono dal riconoscere la forte concentrazione di data center in Lombardia, dall’importanza degli impatti significativi su suolo, energia e ambiente e dalla necessità di fornire orientamenti uniformi ai circa 1.500 comuni lombardi. Tra le finalità troviamo infatti la necessità di supportare Comuni e operatori, favorire lo sviluppo industriale, ridurre gli impatti ambientali. Il documento della Regione classifica i data center in Hyperscale (strutture su vasta scala, progettate per offrire scalabilità estrema, enorme capacità di calcolo e storage, e gestita spesso dai grandi fornitori di servizi cloud come Aws, Google Cloud, Azure), Colocation (affitto di spazi per il proprio hardware), Edge (piccolo data center posizionato vicino agli utenti finali o ai dispositivi che generano i dati), HPC (High Performance Computing; infrastruttura specializzata che aggrega enormi risorse di calcolo e reti ad alta velocità per eseguire operazioni complesse e simulazioni a velocità elevatissime) e Mining (data center a temperatura controllata). Le procedure individuate dalle linee guida regionali riguardano la Valutazione di impatto ambientale, la Valutazione ambientale strategica e l’Autorizzazione integrata ambientale e stabiliscono che data center con impianti di generazione di oltre 50 MW di potenza installata sono soggette ad autorizzazione integrata ambientale, previa Valutazione di impatto ambientale o screening Via. I Comuni alle prese con richieste di insediamento di data center devono valutare la possibile assoggettabilità a Vas, soprattutto quando i data center non sono previsti dagli strumenti urbanistici. Per quanto riguarda sempre le procedure, le Linee guida lombarde, per i Comuni alle prese con la richiesta di insediamento di data center, raccomandano la convocazione di Conferenza di servizi con il coinvolgimento della Provincia competente (e nel caso lombardo, di Città metropolitana). Per quanto concerne i criteri localizzativi, le linee guida indicano ai Comuni gli elementi che devono essere considerati: le aree dismesse (brownfield) e da rigenerare, la disponibilità energetica, preferibilmente rinnovabile, i rischi ambientali, la qualità paesaggistica, le reti ecologiche, la presenza di altre infrastrutture tecnologiche, e la possibilità di sinergie. Il progetto di legge Lo scorso 17 novembre, la giunta regionale lombarda ha approvato la delibera dal titolo “Disposizioni in materia di insediamento dei Centri Dati”. All’articolo 2 (Priorità insediative ed energetiche) il PdL indica le priorità di insediamento dei dati center e le individua prioritariamente nelle aree di rigenerazione urbana e territoriale, nelle aree dismesse, in quelle contaminate, degradate, inutilizzate, sottoutilizzate e potenzialmente contaminate. Le altre priorità insediative riguardano l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, il riutilizzo dell’energia termica da raffreddamento per teleriscaldamento e per comunità energetiche rinnovabili e le soluzioni tecnologiche per il raffreddamento delle infrastrutture digitali, con priorità alle risorse idriche non qualificate o tecniche a ridotto impatto ambientale e maggior efficienza idrica. La proposta di norma prevede il monitoraggio dell’attuazione della futura legge regionale, con previsione di predisposizione di una relazione annuale a cura della Cabina di regia. Il progetto di legge si occupa in particolare di accelerare il regime delle autorizzazioni, quali l’agevolazione delle procedure di Autorizzazione unica ambientale (Aua) provinciale e di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) regionale; trasferisce la procedura di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dalle Province e Città metropolitana alla Regione; istituisce lo Sportello regionale dei data center e una task force, composta da tecnici degli enti coinvolti, con il compito di indicare le linee di indirizzo tecnico-amministrativo per guidare e agevolare i procedimenti Aia e Aua. Vengono inoltre penalizzate economicamente (con incremento del costo di costruzione) le localizzazioni su suolo agricolo; l’incremento del contributo sarà destinato a compensazioni, l’operatore potrà farsi carico delle compensazioni; La proposta della giunta regionale disciplina il tema dei gruppi elettrogeni di emergenza, che vanno considerati già nel piano attuativo (la tendenza in atto è infatti ottenere il titolo edilizio abilitativo del data center e solo successivamente di richiedere l’autorizzazione per i gruppi elettrogeni che superano i 50 Mw, evitando così la procedura della valutazione di impatto ambientale statale). Gli operatori alle prese con la realizzazione di data center dovranno indicare la potenza richiesta di connessione richiesta: vengono individuate due soglie di potenza di connessione: sopra i 10 Mw, il data center è di rilevanza sovracomunale; sopra i 50 Mw, è di rilevanza regionale. Per i primi i Comuni sono chiamati a co-pianificare con le Province e la Città metropolitana di Milano, per i secondi con la Regione. La norma proposta dalla giunta Fontana stabilisce la necessità di individuare le aree dismesse, per cui occorre dotarsi della mappatura aggiornata delle aree comunali che costituiscono priorità insediative di data center e tale compito è affidato a Regione, province e Città metropolitana di Milano. A differenza di Città Metropolitana, secondo cui i data center hanno una destinazione urbanistica terziaria, la Regione differenzia le destinazioni d’uso in base alla potenza: quelli con potenza superiore a 5 Mw hanno una destinazione urbanistica produttiva, quelli con potenza fino a 5 Mw hanno destinazione urbanistica mista: produttiva, terziaria, direzionale. Ai fini del calcolo del contributo di costruzione i data center devono essere considerati come insediamenti produttivi. La Lombardia è fino ad ora l’unica regione ad aver adottato normative specifiche e linee guida dettagliate per i data center; altre regioni come Piemonte e Lazio stanno seguendo l’esempio, mentre a livello nazionale si attende il decreto Energia e strategie del ministero delle Imprese e del Made in Italy per una regolamentazione organica, in un contesto di forte crescita del settore. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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