Restauro del tutto e restauro delle parti

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La conoscenza dei caratteri tipologici e delle soluzioni costruttive originarie della fabbrica è elemento imprescindibile per un corretto progetto di restauro basato su elementi di mediazione tra esigenze della committenza, vincoli normativi e specificità del contesto costruttivo locale, riconducibili a criteri di compatibilità integrata. Il caso del Palazzo Comunale di Modena.

Orientamenti metodologici
Il progetto di restauro secondo le componenti funzionale-spaziale e tecnologica degli edifici specialistici di valore storico-testimoniale come il Palazzo Comunale di Modena, pone chi ha il compito di studiare l’intervento di fronte alla questione se esista o meno la possibilità di un’organizzazione sistematica delle diverse fasi del procedimento progettuale, o se sia invece necessario sviluppare un processo differenziato ad hoc per ogni intervento, col concreto rischio però di disperdere energie e di dare risposte disomogenee, quando non incongruenti, nei diversi casi, disattendendo al tema critico della compatibilità.

Il percorso progettuale
Da qui dunque il tentativo di individuare un percorso progettuale finalizzato alla definizione di un progetto integrato, che consideri il complesso come un organismo edilizio, un insieme strutturato di parti legate le une alle altre in modo quasi necessario, evitando la settorializzazione e la scomposizione dei progetti in ambiti autonomi tra loro poco o per nulla legati e ricercando sinergie e mutue contaminazioni tra concezione distributiva e risoluzione tecnologica degli elementi tecnici.
Lo studio commissionato dal Comune di Modena ha la finalità di fornire elementi conoscitivi per la riqualificazione e il consolidamento sismico di alcune parti del fabbricato sulla base delle esigenze esplicitate dall’Amministrazione, che qui ha la sua sede di rappresentanza.

Il supporto dell’analisi tipologica
In fase di analisi è stata condotta un’attenta indagine sulle vicende che, nell’arco di diversi secoli, hanno portato il Palazzo Comunale alla configurazione attuale, risultato di una complessa stratificazione di linguaggi diversi, appartenenti ad epoche tra loro anche lontane nel tempo.
Per fare questo è risultato opportuno non solo soffermarsi sulle vicende strettamente legate alla vita dell’edificio, ma allargare il campo d’indagine a tutto il contesto urbano, poiché solo a tale scala è possibile interpretare correttamente taluni aspetti peculiari del singolo organismo edilizio altrimenti difficilmente comprensibili, dalla comprensione della collocazione, degli orientamenti, delle funzioni, fino alle motivazioni che determinano le scelte costruttive e formali. È questo l’elemento generatore dell’analisi tipologica dell’organismo edilizio, che si pone l’obiettivo di comprendere il linguaggio parlato da un determinato contesto, ovvero le modalità con cui le caratteristiche ambientali, lo sviluppo storico, economico, culturale e sociale, nelle loro accezioni diacronica e sincronica, hanno condizionato il tipo edilizio, nelle sue componenti formali e costruttive, al fine di poter intervenire sull’organismo architettonico secondo criteri di compatibilità integrata a scala urbana e edilizia.

Il progetto dell’intervento mediante l’analisi dei sistemi
Da un punto di vista metodologico si è cercato di elaborare un metodo di lettura degli elementi dell’organismo edilizio e di analisi delle esigenze e requisiti, che tenesse presente il contesto normativo all’interno del quale esso è inserito.
L’analisi dello stato di fatto conduce quindi da un lato all’individuazione di criteri di compatibilità tipologica, mentre dall’altro esplicita i livelli prestazionali che gli elementi del sistema edilizio sono in grado di garantire, cosicché dall’interazione di questi due distinti input sia possibile individuare delle ipotesi di trasformazione del complesso in grado di rispettarne le naturali vocazioni, espresse dalle invarianti tipologiche.

Il progetto spaziale e prestazionale
L’ipotesi di riorganizzazione funzionale dei diversi livelli del Palazzo Comunale, che interpreta un layout distributivo preliminare concordato direttamente con l’Amministrazione sulla base delle esigenze logistiche emerse per i diversi ambiti funzionali, fa sue le indicazioni provenienti dall’analisi dei caratteri tipologici dell’esistente.
A livello di organizzazione costruttiva, questo si esplicita mediante l’identificazione e l’interpretazione sia delle strutture portanti verticali, continue o puntiformi, che degli orizzontamenti, arrivando a definire il livello di trasformabilità concesso dalle strutture esistenti non solo in rapporto alla configurazione del singolo elemento tecnico ma anche rispetto alle invarianti dell’organizzazione distributiva.
La sinergia di diversi ambiti di ricerca ha consentito un ulteriore livello di valutazione relativamente all’opportunità di adottare certe soluzioni, di mantenere o demolire determinati elementi, che non si basi soltanto su considerazioni di tipo meramente statico o funzionale o su vincoli normativi, ma anche su criteri di congruità-superfetazione, in grado di guidare le successive ipotesi di trasformazione.
Parallelamente, a livello sistemico, si è proceduto con il rilevamento dei livelli prestazionali di alcuni ambiti spaziali e degli elementi ritenuti maggiormente indicativi da un punto di vista funzionale e tecnologico, per definire in prima approssimazione quali usi siano da ritenere più appropriati e quali da scartare a priori per le diverse unità ambientali.

Il progetto tecnologico: gli orizzontamenti e il sistema di copertura
Di pari passo con la riorganizzazione dell’assetto spaziale e funzionale dell’organismo, è stato sviluppato uno studio finalizzato alla definizione di interventi compatibili sul sistema tecnologico dell’edificio, ovvero sugli elementi di frontiera delle unità ambientali prese in considerazione.
A titolo esemplificativo di applicazione del metodo progettuale, un’indagine particolarmente approfondita è stata condotta relativamente ai sistemi di orizzontamento e di copertura del Palazzo, cercando di seguire la stessa metodologia già utilizzata per la riorganizzazione funzionale del sistema Ambientale.
Sono dunque state prese in considerazione alcune soluzioni di orizzontamento facenti parte della organizzazione costruttiva originaria, riconducibili a volte in laterizio e solai a struttura lignea, mediante una indagine tipologica sui caratteri costruttivi tipici riscontrabili alle diverse scale nell’edilizia comune e specialistica modenese, e si è tentato di definire criteri di compatibilità per l’intervento di restauro e consolidamento sismico in grado di guidare in prima istanza le trasformazioni da apportare su tali elementi tecnici.
In sostanza dunque, l’interazione tra le linee guida individuate e le esigenze prestazionali richieste in base alle funzioni previste nell’ipotesi di riorganizzazione funzionale dell’Amministrazione, di cui tali elementi costituiscono la frontiera, ha permesso di sviluppare una progettazione tecnologica compatibile basata sul continuo feedback tra le istanze provenienti dalla progettazione spaziale e l’adattabilità delle stesse ad un sistema tecnologico compiuto e già fortemente caratterizzato.

I solai lignei
La soluzione illustrata nel presente articolo a titolo esemplificativo presenta un’ipotesi di intervento su un solaio ligneo rilevato all’ultimo piano del Palazzo e costituisce un chiaro esempio della necessità di trovare soluzioni compatibili rispetto alle più svariate esigenze. Secondo il progetto distributivo si prevede che il vano attualmente inutilizzato, di cui tale solaio costituisce la frontiera orizzontale, diventi un archivio, con conseguenti variazioni dei livelli prestazionali richiesti sia in termini di esigenze ambientali, ad esempio per l’isolamento termico e acustico, sia da un punto di vista strutturale, con un considerevole aumento dei carichi previsti per la destinazione d’uso di progetto.
Ed è proprio quest’ultima istanza che ha fatto propendere per la proposizione di un intervento, volto in larga parte a migliorare sensibilmente la capacità portante dell’elemento tecnico, caratterizzato da una invasività più rilevante di quanto i criteri di compatibilità tipologica estrapolati dall’analisi dell’esistente avrebbero suggerito; la metodologia progettuale proposta nella sua accezione teorica si confronta pertanto con il sistema esigenziale da soddisfare e la prassi operativa definisce e governa nuove soluzioni, comunque fondate su reversibilità, invasività ridotta all’indispensabile, mantenimento delle configurazioni statiche e formali originarie e conservazione-valorizzazione delle invarianti tipologiche originali, intese quali elemento guida del progetto di restauro.

Conclusioni
Da quanto brevemente descritto si può comprendere il carattere di continua iterazione che sta alla base della metodologia progettuale presentata; essa deve oscillare tra conoscenza della fabbrica e soddisfacimento delle esigenze, tra valorizzazione dei caratteri tipologici e funzioni da introdurre, tra tutela delle soluzioni tecnologiche originali e vincoli dettati dal rispetto delle condizioni di sicurezza, anche in riferimento alle problematiche sismiche, ricercando una adeguata sintesi tra poli talvolta inevitabilmente sovrapposti.