MargheritaHome: dove il meno diventa meglio

Nel centro storico di Reggio Emilia, MargheritaHome sperimenta un modello di rigenerazione profonda che coniuga alta qualità e basso costo. Il progetto, guidato da cinque principi – appropriatezza, leggerezza, semplicità, futuro e circolarità – riusa strutture e materiali esistenti, adotta tecniche a secco reversibili e integra impianti rinnovabili, dal fotovoltaico alla pompa di calore, fino a raggiungere la classe energetica A4 con un costo di 1.569 €/mq. Un metodo replicabile che prefigura il passaggio dalla casa come bene rigido alla casa come servizio abitativo capace di trasformarsi nel tempo.

a cura di Maddalena Fortelli

Rigenerare a basso costo: la sfida di MargheritaHome a Reggio Emilia

A Reggio Emilia, in una stretta strada del centro storico, c’è un edificio. Niente di spettacolare, all’apparenza. Uno di quei corpi urbani che si attraversano con lo sguardo senza fermarsi. Eppure, proprio quella mancanza di enfasi sembrava una possibilità. Ed è lì che comincia la storia.

Rigenerare a basso costo: la sfida di MargheritaHome 

Progettare e costruire ad alta qualità e a basso costo è una delle sfide decisive della rigenerazione contemporanea. L’architettura deve tornare a essere accessibile, senza rinunciare a identità, comfort e durata. MargheritaHome nasce da questa ricerca: dimostrare che il valore non coincide con il vuoto dell’esibizione o con l’inutile ostentazione del lusso. Confondere il più con il meglio è l’errore che questo progetto ha cercato di correggere.

Una delle camere di margheritaHome a Reggio emilia

L’ospitalità era il terreno più severo per provarlo. In una casa propria si perdonano molte cose; in una casa temporanea, no. Chi arriva capisce subito se uno spazio lo accoglie o lo tollera, se lo orienta o lo respinge, se lo fa respirare o lo comprime, se il meno può diventare meglio, se recuperare ciò che c’è di buono è già intelligenza, progettuale. Significa, allora, produrre più valore con meno spazio, meno materia, meno energia, meno spreco, meno rigidità. L’identità nasce dall’esattezza: scegliere ciò che serve, farlo durare, renderlo trasformabile, accessibile, desiderabile.

Rigenerare a basso costo: la sfida di MargheritaHome a Reggio Emilia

Il progetto sperimenta un sistema abitativo capace di unire appropriatezza economica, intelligenza spaziale e responsabilità ambientale. Rigenerare una casa compatta e generosa, semplice e riconoscibile, leggera e solida nel tempo. Il costo diventa tema progettuale: guida le scelte, elimina il superfluo, concentra le prestazioni, rende ogni decisione misurabile.

I cinque principi del metodo progettuale 

Cinque principi hanno guidato la progettazione per sperimentare un metodo che potrebbe diventare sistema, replicabile ad altri contesti.

Appropriatezza: fare solo ciò che è giusto 

Il progetto cerca di fare solo ciò che è giusto: riusare quando possibile, rinnovare, ridurre l’impiego di nuove risorse, valorizzare ciò che è già disponibile.

MargheritaHome a Reggio Emilia: il concetto di appropriatezza, rimuovere e riusare il necessario

Ogni scelta deve servire almeno due volte: proteggere e illuminare, dividere e ampliare, contenere e liberare. Gli interventi sono ridotti al minimo in uno spazio minimo: solo ciò che serve a conferire atmosfera allo spazio.

All’esterno, la grammatica è quella riconoscibile di un progetto tettonicamente corretto: un basamento solido e scuro, un fronte misurato, una chiusura superiore chiara e leggera che si confonde con il cielo, una copertura a falde dal profilo netto. L’edificio sceglie di essere, non di apparire.

Leggerezza: spazi adattabili e luce naturale 

Il progetto libera spazio e rende gli ambienti adattabili, riduce carichi, materiali e stratificazioni: gli spazi possono cambiare nel tempo con le persone, con il lavoro, con le stagioni, con le economie familiari. In architettura il peso non è soltanto materia. Sono anche corridoi inutili, tramezzi che impediscono alla luce di arrivare, impianti che complicano ciò che potrebbe essere semplice, finiture che promettono prestigio senza aggiungere nulla.

MargheritaHome a Reggio Emilia: il concetto di leggerezza, liberare e alleggerire lo spazio

A MargheritaHome, quando varchi la soglia, la casa comincia a guidarti con la luce. Scompare il corridoio: la traiettoria si chiarisce grazie al patio retrostante, che apre lo sguardo verso la sala comune. Quello spazio al piano terreno, prima frammentato tra ingresso, cantina e deposito, diventa il cuore dell’accoglienza: una sala condivisa per la colazione e gli incontri, con una minuscola cucina nel sottoscala.

La sala colazione di margeritahome a Reggio Emilia

La vetrata sul cortile interno spinge lo sguardo verso un vuoto che funziona come macchina climatica, sociale e spaziale: costruisce intimità, migliora il comfort, dà identità: rampicanti, una piccola betulla, pareti ripulite, mattoni a vista dipinti di bianco. Anche la pavimentazione è pensata per convogliare l’acqua verso una parte permeabile, trasformando anche la pioggia in parte del progetto.

Semplicità: tecniche a secco e componenti reversibili 

La casa è pensata come un insieme leggibile e stratificato di componenti, realizzabile con tecniche a secco il più possibile off site, tempi controllati, minori scarti e maggiore reversibilità.

MargheritaHome a Reggio Emilia: il concetto di semplicità, costruire meno a secco

La semplicità è controllo: riduce errori, manutenzioni, dispersioni, passaggi inutili. Un edificio semplice è più comprensibile per chi lo abita e più disponibile a essere trasformato.

Poi arrivano le scale, dove la casa cambia passo: un nastro continuo, una macchina gentile che ti porta ai piani superiori con la naturalezza di un gesto quotidiano. Al primo piano compaiono due stanze. Ed è qui che succede l’inaspettato: i bagni in vetro.

Uno dei bagni con porte in vetro di MargheritaHome a reggio emilia

Ogni innovazione, anche minuta, se tocca le abitudini, deve attraversare una resistenza. Il vetro era un modo per restituire aria a stanze minime, per evitare che il bagno diventasse un volume opaco dentro un volume già contenuto. Una tenda a onda garantisce l’intimità quando serve; per il resto, la luce continua a lavorare: il risultato è uno spazio meno chiuso. La differenza è decisiva: le stanze, minime, come piccoli Cabanon, si ampliano grazie alle regole della percezione.

Futuro: efficienza, comfort e classe energetica A4 

Efficienza ed efficacia procedono insieme. Efficienza significa consumare meno, disperdere meno, semplificare la gestione. Efficacia significa produrre benessere reale: luce naturale, aria, comfort termico, silenzio, continuità tra interno ed esterno, facilità d’uso.

MargheritaHome a Reggio Emilia: il concetto di futuro, efficiente ed efficace

L’innovazione si misura nella durata delle prestazioni e nella possibilità di aggiornare la casa nel tempo. Le strutture sono conservate il più possibile. Le aperture rispettate, per evitare lavorazioni invasive. I nuovi solai costruiti a strati, con tecniche a secco, reversibili e controllabili.

Anche l’energia entra in questa logica di discrezione: fotovoltaico integrato sul lato interno non visibile, una pompa di calore aria/acqua che alimenta camere e abitazione con soluzioni coerenti agli usi, diffusori invisibili a bassa velocità per le camere, radiante a pavimento per l’alloggio.

La tecnologia qui è un’infrastruttura silenziosa. Il tutto per una casa in classe energetica A4 e con un costo di rigenerazione profonda di 1569,00 €/mq.

Circolarità: l’edificio come banca di risorse 

Ogni elemento appartiene a un ciclo di vita più ampio. Materiali, componenti e sistemi costruttivi mantengono valore perché possono essere letti, sostituiti, smontati, riutilizzati.

MargheritaHome a Reggio Emilia: il concetto di circolarità, architettura come banca di materiali

L’edificio diventa una banca di risorse: ciò che viene impiegato oggi resta disponibile per trasformazioni future. Perché ciò che è assemblabile è anche disassemblabile, con un valore residuo che finora non si è mai considerato. Allora, oltre ai nuovi vetri, solai e intonaci a secco, le vecchie porte in pioppo sono diventate scorrevoli, perché una porta che non invade lo spazio restituisce movimento.

Le travi in rovere non più utili alla struttura sono diventate comodini, mensole, ripiani. La materia che ha già abitato un edificio conosce qualcosa di quel luogo e gli restituisce poesia, mentre la nuova gli conferisce identità. La materia che ha già abitato un edificio conosce qualcosa di quel luogo: c’è un’idea tipicamente emiliana in tutto questo, quella per cui, come per il maiale, non si butta nulla. Buttare quelle travi sarebbe stato come interrompere un racconto ancora utilizzabile.

Un modello replicabile: dalla casa come bene al servizio abitativo  

Il risultato è un modello progettuale replicabile e adattabile, adatto a interventi di recupero, densificazione leggera, ampliamento, residenza temporanea o permanente. La sua forza sta nella possibilità di diventare sistema. La prospettiva più avanzata del metodo è il passaggio dalla architettura come oggetto alla architettura come cosa: o se si vuole essere più precisi, da bene a servizio. Oggi acquistiamo una casa come se le nostre esigenze fossero destinate a restare invariate: la dimensione della famiglia, il lavoro, la città in cui viviamo. Sappiamo che non è così. Eppure, continuiamo a costruire organismi rigidi, congelati nella forma del primo giorno, incapaci di adattarsi senza demolire e ricostruire.

MargheritaHome a Reggio Emilia: stato di fatto prima dei lavori di riqualificazione
Lo stato di fatto prima dei lavori

Così come non acquisto un aereo per andare a New York, potremmo non acquistare una casa ma sottoscrivere un servizio abitativo che evolve nel tempo per dimensione, prestazione, configurazione. Questo è possibile soltanto se l’architettura è costruita per essere trasformabile: materiali leggibili, componenti smontabili, impianti aggiornabili, spazi reversibili. Alta qualità e basso costo non sono in questo schema una contraddizione, ma la condizione necessaria perché il cambiamento sia economicamente sostenibile. Se costruire costa troppo e demolire è l’unica alternativa, il sistema si blocca.

Se invece ogni intervento è misurabile, accessibile e reversibile, la casa può cambiare senza ricominciare da capo, nell’idea di una città futura circolare, dove l’obsolescenza tecnologica, ma ancor più quella linguistica, non sono più un problema perché possono essere adattate.

Una casa capace di dimostrare che l’architettura può essere memorabile anche quando sceglie il meno. Abitare significa anche questo: sentirsi accolti senza essere sopraffatti.

Se l’architettura ha ancora un compito sociale e civile, forse è proprio qui: costruire luoghi che pesino meno sul mondo e, per questo, riescano a sostenere meglio la vita. La creatività richiede coraggio: in fondo, come ci ricorda Matisse, serve un pizzico di sana follia per cambiare prospettiva.

MargheritaHome a Reggio Emilia: pianta piano terra
Pianta piano terra, con la sala comune e il patio interno
MargheritaHome a Reggio Emilia: pianta secondo piano
Pianta secondo piano
MargheritaHome a Reggio Emilia: pianta secondo piano
Pianta secondo piano
La sezione del progetto MargheritaHome a Reggio Emilia
La sezione del progetto: in evidenza la scala centrale, il lucernario in copertura e il patio con la betulla

Scheda Progetto MargheritaHome

  • Luogo: Via Cantarana, 7- Reggio Emilia
  • Committente: MH srl
  • Progetto e DL: Laboratorio di Architettura – Andrea Rinaldi e Roberta Casarini
  • Progetto: 2024
  • Costruzione: 2025/2026
  • Superficie: 262 mq
  • Volume: 660 mc
  • Classe Energetica: da F ad A4
  • Costo/mq: 1569,00 euro (IVA esclusa)



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