Direttiva Case Green: cosa succederà nei prossimi anni

La direttiva “Case Green” dell’Unione Europea mira a migliorare l’efficienza energetica degli edifici, riducendo consumi ed emissioni di CO₂. Prevede obiettivi graduali di ristrutturazione, soprattutto per gli immobili più energivori, per favorire il risparmio energetico. L’obiettivo finale è la neutralità climatica del patrimonio edilizio entro il 2050.

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Direttiva Case Green: cosa succederà nei prossimi anni

La Direttiva Case Green, ormai in vigore da quasi un anno, è ancora uno dei temi centrali del dibattito su casa, efficienza energetica e sostenibilità. Approvata a livello europeo, punta a ridurre i consumi energetici degli edifici e le emissioni di CO₂, con un conseguente impatto diretto su proprietari di immobili e settore edilizio.

Comprendere cosa prevede e quali saranno gli impatti concreti è fondamentale per prepararsi ai prossimi anni. La prospettiva, infatti, è quella di un approccio sistemico al tema della riqualificazione energetica e della ristrutturazione, essenziale per raggiungere i livelli auspicati di efficienza e ridurre l’impatto dell’intero comparto edile.

La Direttiva Case Green, infatti, si colloca all’interno di un più ampio disegno di norme e leggi destinate a traghettare l’Europa verso un’economia sempre più green.

Che cos’è la Direttiva Case Green e cosa prevede

La Direttiva Case Green, formalmente Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), è un provvedimento dell’Unione Europea che mira a migliorare l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare europeo.

Che cos’è la Direttiva Case Green e cosa prevede

Non si tratta di una novità, ma solo di un aggiornamento della normativa già in vigore. L’obiettivo principale rimane quello di ridurre i consumi energetici e le emissioni climalteranti degli edifici, responsabili di circa il 40% dei consumi energetici nell’UE.

La direttiva stabilisce standard minimi di prestazione energetica e fissa traguardi progressivi per portare gli edifici verso classi energetiche più elevate, fino alla neutralità climatica entro il 2050. La Direttiva (UE) 2024/1275, infatti, si colloca all’interno del pacchetto Fit for 55. Pubblicata l’8 maggio del 2024, è in vigore da allora.

Direttiva Case Green e obblighi per i proprietari

La Direttiva Case Green introduce una serie di novità, alcune delle quali impattano in modo significativo sui proprietari di casa. Il testo non prevede espliciti obblighi di interventi immediati, ma un percorso graduale di miglioramento globale del patrimonio immobiliare, che necessariamente richiede ai proprietari degli edifici più energivori di investire in una riqualificazione.

In linea generale, quindi, i proprietari dovranno eseguire interventi di isolamento dell’involucro, sostituzione degli infissi e degli impianti di climatizzazione, di integrazione di rinnovabili, per migliorare le prestazioni degli edifici.

Direttiva Case Green e obblighi per i proprietari

A tutti gli Stati membri, Italia compresa, è stato chiesto di recepire la direttiva con norme nazionali, definendo modalità, tempi e strumenti di supporto.

Secondo l’Istat, in Italia queste percentuali si traducono in circa 5 milioni di edifici residenziali energivori, sui 12 milioni totali. Al momento, solo 6 pasi dell’UE hanno presentato entro i tempi il piano nazionale di ristrutturazione. In Italia manca ancora una bozza pubblica.

Quali edifici sono coinvolti dalla Direttiva Case Green

La Direttiva Case Green riguarda l’intero patrimonio edilizio, con un’attenzione particolare agli edifici esistenti, anche se include indicazioni specifiche anche per le nuove costruzioni, per le quali è previsto l’obbligo di essere esclusivamente a emissioni zero entro il 2030.

Quali edifici sono coinvolti dalla Direttiva Case Green

Per quanto concerne il patrimonio immobiliare già esistente, la Direttiva coinvolge sia gli edifici residenziali sia quelli non residenziali, indipendentemente dal fatto che siano di proprietà pubblica o privata. L’attenzione si concentra in particolare sugli immobili che presentano prestazioni energetiche insufficienti o non adeguate agli standard richiesti. In questa prospettiva, i primi interventi dovranno riguardare gli edifici che rientrano nelle classi energetiche più basse, ossia la F e la G, considerate le meno efficienti dal punto di vista energetico.

Le scadenze della Direttiva Case Green

La Direttiva Case Green definisce un calendario con step progressivi, che si estende fino al 2050, con obblighi differenziati tra edifici pubblici, non residenziali e residenziali.

Le prime scadenze riguardano già il breve periodo. I primi cambiamenti richiesti, già entro la fine del 2024, riguardavano l’installazione di sistemi di automazione e controllo negli edifici non residenziali dotati di impianti di grande potenza.

Dallo scorso anno, inoltre, sono stati sospesi gli incentivi per l’installazione di caldaie a combustibili fossili. Entro il 31 dicembre, scorso, invece, gli Stati membri avrebbero dovuto presentare il proprio piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.

Le scadenze della Direttiva Case Green

Il 2026 dà il via all’obbligo di installazione di impianti solari su numerosi edifici pubblici e non residenziali, si parte con tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali con superficie coperta utile superiore a 250mq, toccando poi anche quelli esistenti negli anni successivi.

Dal 2028 i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero e diventerà obbligatorio il calcolo dell’impatto ambientale sull’intero ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione di grandi dimensioni. A partire dal 2030, questa richiesta si estende a tutti i nuovi edifici.

Inoltre, entro il 2030 i consumi degli edifici dovranno registrare una riduzione del 16% rispetto a quanto avvenuto nel 2020 e del 26% entro il 2033. Il percorso prosegue con lo stop all’installazione delle caldaie a gas previsto dal 2040, per arrivare infine all’obiettivo finale della Direttiva: la completa decarbonizzazione del patrimonio immobiliare europeo entro il 2050.

Recepimento EPBD entro maggio 2026

L’Italia entro il 29 maggio 2026 dovrà recepire le disposizioni europee nel proprio ordinamento, traducendo obiettivi e strumenti della direttiva in misure nazionali (definizioni, requisiti minimi, metodi di calcolo, controlli e, dove previsto, meccanismi di accompagnamento). Secondo alcune stime, garantire la riduzione dei consumi medi del parco edilizio, del  -16% entro il 2030 e -20/22% entro il 2035, costerà al nostro Paese 85 miliardi di euro entro il 2030 in termini di riqualificazione energetica, generando un giro d’affari da 280 miliardi di euro tra impatti diretti, indiretti e l’indotto.

A questo proposito gli esperti di SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e VELUX ricordano che la transizione richiesta dalla “Case Green” non è solo una questione di kWh/m²·anno e classi energetiche, ma anche di Indoor Environmental Quality (IEQ), cioè qualità degli ambienti interni in termini di luce naturale (daylighting), ventilazione/ricambi d’aria, comfort termoigrometrico, qualità dell’aria indoor (IAQ) e mitigazione del surriscaldamento estivo tramite strategie passive come schermature solari esterne. La logica degli strumenti di controllo nazionale, a partire dall’APE e dai capitolati, dovrebbe evolversi verso criteri più “misurabili” e integrati, che includano premialità e requisiti che tengano insieme efficienza energetica, benessere e resilienza climatica, in coerenza con l’impostazione complessiva dell’EPBD. 

Dal punto di vista energetico, per esempio, l’uso efficace della luce naturale consente riduzioni dei consumi elettrici per illuminazione comprese tra il 20% e il 60% negli uffici e tra il 16% e il 20% nel settore residenziale” – sottolinea il presidente Sima, Alessandro Miani 

Il ruolo dei bonus edilizi con la Direttiva Case Green

I bonus edilizi rappresentano un elemento centrale per rendere concretamente applicabile la Direttiva Case Green, soprattutto in un Paese come l’Italia, caratterizzato da un patrimonio immobiliare datato e spesso poco efficiente dal punto di vista energetico.

Il ruolo dei bonus edilizi con la Direttiva Case Green

Attraverso detrazioni fiscali e incentivi statali, è possibile sostenere i proprietari nel percorso di riqualificazione degli edifici, attenuando l’impatto economico degli interventi necessari.

Strumenti come l’Ecobonus, il bonus ristrutturazioni o il Conto Termico sono in linea con gli obiettivi europei e consentono di ridurre in modo significativo i costi a carico dei cittadini, favorendo un adeguamento graduale degli immobili agli standard richiesti. In questo modo la transizione verso edifici più efficienti e sostenibili può avvenire senza penalizzare i proprietari, trasformando gli obblighi della Direttiva in un’opportunità di valorizzazione del patrimonio edilizio e di risparmio energetico nel medio e lungo periodo. Chiaramente è necessaria una politica chiara e trasparente, che permetta misure stabili nel tempo e la programmazione degli interventi. Al momento, ci sono ancora ampie carenze in proposito.

FAQ Direttiva Case Green

Quando entra in vigore la Direttiva Case Green?

La Direttiva Case Green è entrata in vigore a livello europeo dopo la pubblicazione ufficiale, a maggio 2024, ma diventa operativa nei singoli Paesi solo a seguito del recepimento nazionale, che in Italia richiederà specifici decreti attuativi, teoricamente entro maggio 2026.

Cosa succede alle case in classe energetica F e G?

Le abitazioni in classe F e G, quindi quelle che si caratterizzano per essere le più energivore, saranno oggetto dei primi interventi di riqualificazione nel percorso di generalmente miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili esistenti. Nel tempo dovranno migliorare la propria classe energetica, secondo le scadenze fissate a livello nazionale.

Sono previste sanzioni per chi non adegua l’immobile?

Al momento la Direttiva non prevede sanzioni automatiche dirette per i singoli proprietari. Eventuali conseguenze dipenderanno dalle scelte dei governi nazionali, che potrebbero introdurre limitazioni alla vendita o alla locazione degli immobili non efficienti. In Italia, in questo momento, non è ancora stato definito alcun criterio sanzionatorio.

La Direttiva Case Green riguarda anche le seconde case?

La Direttiva Case Green non fa distinzione tra prime e seconde case, in quanto il criterio che definisce la priorità di intervento è esclusivamente connesso alle prestazioni energetiche degli edifici. Di conseguenza, se le seconde case ricadono nelle peggiori classi energetiche saranno sicuramente soggette a necessità di riqualificazione. C’è, però, un’eccezione che riguarda le abitazioni utilizzate meno di 4 mesi all’anno.

Quali eccezioni sono previste dalla Direttiva Case Green?

La Direttiva Case Green ha previsto alcune esclusioni o regimi speciali per certi immobili, come gli edifici storici e sottoposti a vincoli, luoghi di culto, edifici temporanei e alcune costruzioni agricole, le abitazioni destinate alle vacanze e utilizzate meno di 4 mesi l’anno, alcuni siti industriali.


23/04/2024

Direttiva Case Green: una nuova, ma non inaspettata, spinta sull’efficienza energetica

La Direttiva Case Green, ossia l’aggiornamento della Direttiva EPBD, alla sua terza revisione, è stata approvata da parte del Consiglio Europeo. Una nuova spinta sull’efficienza energetica che richiederà di intervenire in modo globale sugli edifici da riqualificare.
Ne parliamo con l’Arch. Giuseppe Cabini, Vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Cremona e consulente, auditore, Expert “Finestra Qualità CasaClima”

a cura di Arch. Gaia Mussi

Direttiva Case Green: una nuova, ma non inaspettata, spinta sull’efficienza energetica

Già ratificata in Parlamento a marzo 2024, la Direttiva EPBD, nota come Direttiva Case Green, diventerà una linea guida per l’efficienza energetica in tutti i Paesi membri e, per quanto stia creando scalpore, non arriva inaspettata.

L’Europa ha definito chiari obiettivi di sostenibilità, per un 2050 a zero emissioni; pertanto, sono necessarie misure concrete per favorire il raggiungimento dei target prefissati. Oltretutto, la Direttiva EPBD non è una novità: introdotta nel 2002, è già stata rivista anche nel 2010 e nel 2018. Quest’ultimo aggiornamento avrà sicuramente impatto maggiore sull’Italia, che si caratterizza per un patrimonio edilizio vetusto e spesso trascurato, ma il nuovo testo offre anche l’opportunità di riorganizzare le regole e di intervenire in modo efficace sugli edifici esistenti.

Che cosa dice la Direttiva Case Green e cosa preoccupa l’Italia

La Direttiva Case Green parla di efficienza energetica e richiede di adottare un piano nazionale per la riduzione delle emissioni del comparto residenziale. Si prevedono obiettivi intermedi per il 2030 e il 2035, con un target “zero emissioni” per il 2050.

Che cosa dice la Direttiva Case Green e cosa preoccupa l’Italia

Le riqualificazioni sono protagoniste: l’Europa impone che almeno il 55% della riduzione dei consumi energetici sia frutto di ristrutturazioni degli edifici più energivori.

Inoltre, si incoraggiano in modo significativo le fonti energetiche pulite, vietando le combustibili fossili a partire dal 2040, con uno stop anche per le caldaie a gas. Alla luce di tutto ciò, si comprende la generale preoccupazione diffusa in Italia, dove quasi il 60% del patrimonio residenziale ha un’età superiore ai 50 anni ed è in una classe energetica compresa tra E e G. Inutile negarlo, l’impatto che avrà questa Direttiva sarà significativo, con risvolti economici e sociali, per l’impegno economico richiesto dalle riqualificazioni.

Arch. Giuseppe Cabini, Vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Cremona e consulente, auditore, Expert “Finestra Qualità CasaClima”
Arch. Giuseppe Cabini

Per approfondire il tema, abbiamo intervistato l’Arch. Giuseppe Cabini, Vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Cremona e consulente, auditore, Expert “Finestra Qualità CasaClima”, che si confronta ogni giorno con il tema dell’efficienza energetica. Infatti, come Esperto in Edilizia Sostenibile Italiana livello avanzato (Certificato Certing secondo UNI CEI EN ISO IEC 17024), EGE e progettista accreditato Passiv House Institute Italia, da anni affronta il tema della riqualificazione.

Come mai la Direttiva Case Green “non piace”? Quali sono le principali preoccupazioni?

“Per quanto possa sembrare estraneo al dibattito sulla Direttiva, credo che un primo responsabile da citare sia il Superbonus, che anziché diffondere cultura e conoscenza della materia, ha causato una storpiatura o errate interpretazioni del concetto di riqualificazione. Spesso la committenza ha abbinato la ristrutturazione esclusivamente al concetto di “gratis”, senza approfondire il valore e i vantaggi di una sera riqualificazione.

Come mai la Direttiva Case Green “non piace”? Quali sono le principali preoccupazioni?

L’attenzione si è concentrata sulla detrazione al 110% e l’aspetto economico ha penalizzato quello tecnico e ambientale. Complici, purtroppo, alcune dinamiche di mercato, tra cui il fiorire di nuove società e general contractor privi di esperienza e dei basilari principi di efficientamento energetico. Sono seguiti, a cascata, eventi come l’innalzamento dei costi del materiale e delle opere, che ancora oggi si pagano. Il Superbonus, quindi, ha reso il concetto di efficienza energetica diffuso, ma solo in modo superficiale, con il dato scontato che efficienza si fa a costo zero. La realtà, però è che in molti casi (anche se non si può generalizzare) non si è fatta efficienza energetica, ma solo business con i soldi dei cittadini. La Direttiva, sulla scia di questi infausti eventi, causa inevitabilmente forte contrapposizione, dove è il tema “chi paga” a muovere verso il dissenso, anche a causa dell’incertezza del Governo in merito agli incentivi”.

Quali interventi dovranno essere effettuati?

“La nuova normativa va in una direzione che, a mio parere, è corretta, anche per il fatto che non si parla più di fabbisogno di energia primaria non rinnovabile, stortura della normativa italiana di questi ultimi 20 anni, ma di fabbisogno di energia primaria totale. Ciò significa che per migliorare la classe energetica non è sufficiente installare impianti che sfruttano le energie rinnovabili (non sempre del tutto tali oltretutto), perché questo non permette di ridurre il fabbisogno di energia primaria totale, ma solo quello soddisfatto da energia primaria non rinnovabile. Fino ad oggi, invece, molti interventi permettevano la “migrazione” della produzione di energia, da una fonte non rinnovabile ad una rinnovabile.  

Direttiva Case Green: quali interventi dovranno essere effettuati?

Si dovrà intervenire in modo diverso, ma senza nullo di nuovo: i principi base della termodinamica ed i principi della fisica tecnica, che si studiano nei primi anni degli istituti tecnici. Con la direttiva Case Green diventerà imprescindibile adottare l’approccio che l’Agenzia CasaClima promuoveva già agli albori, quando introdusse le tecniche per progettare gli NZeb, nonostante ancora nessuno ne parlasse. Ci si dovrebbe rifare alla saggezza popolare dei nostri anziani, secondo i quali “i primi soldi guadagnati, sono quelli risparmiati”. Un ritorno alle origini che rende indispensabile intervenire sull’involucro, aumentandone le prestazioni e riducendo quasi a zero il fabbisogno energetico. Oltre all’isolamento termico e alla risoluzione dei ponti termici, è fondamentale la tenuta all’aria, intesa come sigillatura dell’edificio, anche se la normativa italiana non approfondisce questo aspetto. Tutti gli edifici con Certificazione CasaClima o PassivHouse, invece, passano attraverso il corretto progetto e messa in opera di tutte le strategie per garantire l’ermeticità, con un collaudo finale chiamato Blowerdoor test.

Il Blowerdoor test
Il Blowerdoor test

Importante, anche, l’attenzione alla componente impiantistica, soprattutto per quanto riguarda i sistemi di distribuzione dell’energia, spesso fonte di elevatissime perdite di calore se non correttamente isolati.

Solo ottenuto un buon involucro, rese minime le dispersioni e ridotto al minimo il fabbisogno, è possibile/necessario concentrarsi sulle tecnologie per la generazione del calore e sulla produzione di energia rinnovabile, per passare da un edificio a energia quasi zero ad un edificio a zero emissioni. Pompa di calore, fotovoltaico, solare termico, protagonisti del Superbonus, ora diventano ultimo step per un miglioramento finale. Sia per i nuovi edifici che per quelli da riqualificare, poi, non può mancare l’impianto VMC con recupero di calore, imprescindibile per l’efficienza energetica e per la salubrità dell’aria. Per eseguire in modo adeguato tutti questi interventi sono necessari una progettazione accurata, ma anche un’esecuzione di altissimo livello, che non può prescindere da una maniacale direzione lavori”.

Qual è il ruolo dei tecnici in questo percorso di efficientamento del patrimonio edilizio?

“La necessità di costruire efficiente e sostenibile è ormai evidente. Tutti i tecnici, ma non solo, possono essere promotori di una nuova cultura. La committenza deve essere informata, resa consapevole del concreto significato di risparmio energetico e di efficienza. In questo processo, il ruolo dei tecnici diventa cruciale, proprio perché sono il principale canale di comunicazione e informazione verso l’utente finale.

Qual è il ruolo dei tecnici in questo percorso di efficientamento del patrimonio edilizio?

È necessario che siano in primis architetti, ingegneri e geometri ad essere pronti, a sapere come intervenire in modo efficace sugli edifici, a conoscere tecniche e tecnologie. Non da meno il contributo che possono offrire tutte le altre competenze normalmente coinvolte, dalle imprese agli artigiani, ai produttori di materiali e impianti. Le imprese di costruzione devono confrontarsi ogni giorno con il tema della qualifica degli operatori, complessa da gestire, ma cruciale per distinguersi in un mercato che sarà sempre più attento alla qualità delle opere e alla specializzazione”.

Quando è il momento per intervenire e quanto costa?

“La risposta è: ogni momento per rendere la propria casa più efficiente, sostenibile e salubre è quello giusto. Riqualificare o ricostruire per ottenere edifici a zero emissioni comporta importantissimi benefici, come il taglio delle spese delle bollette e, direi primario, un maggior benessere e salubrità per chi li abita. Sono, inoltre, ancora validi gli incentivi previsti per l’efficientamento energetico e le ristrutturazioni, con aliquote dal 50% al 65%. Dopo dicembre 2024, termine per queste detrazioni, verranno sicuramente studiate nuove misure, ma non è possibile sapere quali.

Quando è il momento per intervenire e quanto costa?

Senza dubbio sarebbe auspicabile maggior stabilità e ordine, facendo coincidere i tempi di pianificazione, programmazione e realizzazione dei progetti edili con i tempi di vita di questi bonus, evitando le pratiche utilizzate con il Superecobonus, con continui cambiamenti di provvedimenti e incentivi. Di grande aiuto, soprattutto per il risanamento dei condomini, sarebbe la reintroduzione della cessione del credito, per eliminare la barriera all’ingresso per chi non dispone di liquidità anticipata.

Per dare qualche dettaglio di costo in più, posso citare di uno studio di fattibilità svolto recentemente per un’abitazione indipendente di circa 155 metri quadrati. I lavori di ristrutturazione riguardavano l’intero edificio e prevedevano l’isolamento a cappotto, la sostituzione di serramenti e schermature, la realizzazione di un nuovo impianto di riscaldamento a pavimento con pompa di calore, l’isolamento del solaio e del sottotetto, l’installazione del fotovoltaico. Il costo, chiavi in mano, era di circa 226.000 euro. L’accesso alle detrazioni permetteva un recupero di parte della somma nelle canoniche rate annuali decennali, fino a 130.000 euro.

Al di là del costo, però, va detto che tutte le spese devono essere bilanciate con i benefici che ne conseguono, oltre al fatto che un buon quadro di incentivazione (stabile) e tecnici e imprese competenti possono accompagnare i cittadini in un concreto percorso di efficientamento”.

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