Il nuove centro di ricerca The DISC, all’interno del Cambridge Biomedical Campus, è un concentrato di innovazione tecnologia, ricerca e sostenibilità. Punta su 174 pozzi geotermici, una pompa di calore, isolamento dell’involucro e illuminazione naturale per ridurre a zero le emissioni di carbonio entro il 2025. a cura di Tommaso Tautonico Indice degli argomenti: La sostenibilità del The DISC Layout aperto e ampie vetrate per favorire la collaborazione AstraZeneca ha inaugurato ufficialmente il Discovery Centre (The DISC) a Cambridge, nel Regno Unito, una struttura di ricerca e sviluppo (R&S) all’avanguardia progettata per ospitare più di 2.200 ricercatori e diventare un riferimento per i più alti standard qualitativi e ambientali. Progettata dallo studio di architettura Herzog & de Meuron, il centro di ricerca si sviluppa su tre piani e 19 mila metri quadrati. “La nostra ambizione oggi non è solo svelare un edificio, ma guidare la prossima ondata di innovazione scientifica” ha dichiarato Pascal Soriot, amministratore delegato di AstraZeneca. “Il nostro nuovo Discovery Centre a Cambridge alza il livello della ricerca, dello sviluppo sostenibile, e della collaborazione globale nel nostro settore. Ci consentirà di superare i limiti nella comprensione della biologia della malattia, portare farmaci che cambiano la vita ai pazienti, alimentando la crescita dell’azienda”. La struttura costata circa 1 miliardo di sterline- includerà la robotica più avanzata, lo screening ad alto rendimento e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. L’architettura dell’edificio e le tecnologie sostenibili introdotte consentiranno ad AstraZeneca di ridurre a zero le emissioni di carbonio entro il 2025, raggiungendo lo status di “carbon negative” entro il 2030. La sostenibilità del The DISC Oltre alle vaste capacità scientifiche dell’edificio, la struttura di The DISC è un’impresa di ingegneria ambientale. Vista dall’alto il suo aspetto è quello di un grande triangolo con angoli smussati. Dal punto di vista dell’efficienza energetica, l’edificio è dotato di 174 pozzi che forniscono energia geotermica naturale, quattro torri di raffreddamento ibride e una pompa di calore geotermica. Queste soluzioni permettono un risparmio di energia sufficiente ad alimentare 2.500 case. All’interno, la ventilazione a bassa energia e gli alti livelli di isolamento contribuiscono a garantire elevata efficienza all’intero edificio, migliorata anche dal design del tetto a “dente di sega” che riduce al minimo il consumo di energia inondando gli interni con luce naturale. Layout aperto e ampie vetrate per favorire la collaborazione The DISC è sviluppato in sei blocchi rettangolari di vetro, raggruppati in tre coppie. La posizione dei blocchi è fatta in modo tale da creare un cortile aperto al centro della struttura, che funge da cuore dell’intero progetto. Qui, ricercatori, studenti e ospiti della struttura potranno incontrarsi, scambiare idee, staccare dal lavoro e rilassarsi in un ambiente aperto con un tocco green. Alla base del progetto, gli architetti hanno proposto al colosso farmaceutico di superare il concetto di centro di ricerca chiuso in se stesso, aprendolo all’esterno. Da qui l’idea di rivestire il cuore dell’edificio, in cemento armato, in uno strato di legno, per poi racchiuderlo in un involucro di vetro, che lascia intravedere ciò che accade all’interno dei laboratori. All’interno, la scelta progettuale è la stessa: spazi di lavoro con layout aperti, separati da ampie vetrate, che consentono ai gruppi di lavoro di lavorare fianco a fianco, migliorando il processo collaborativo. Per i materiali utilizzati, gli architetti hanno optato per una scelta ridotta, capace di favorire una distinzione immediata dei vari ambienti. Pietra naturale per gli ingressi, legno di rovere per le scale e area interna, resina bianca continua per i laboratori di ricerca. Img by www.herzogdemeuron.com Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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