Tutti gli attori del comparto delle costruzioni chiedono una convocazione urgente da parte del Governo perché dalle parole si passi ai fatti L’Italia secondo gli ultimi dati dell’Istat è in recessione tecnica, il PIL nel quarto trimestre è infatti sceso dello 0,2%, il calo più significativo dal 2013. Si tratta del secondo trimestre con segno negativo (quello precedente -0,1%). Si tratta di una contrazione che, pur non preoccupando molto i vertici del Governo, che si aspettano una crescita per il 2019, crea più di qualche nervosismo fra gli imprenditori. Per quanto riguarda in particolare l’edilizia, l’Ance in occasione del Consiglio Generale di settimana scorsa ha deliberato l’avvio di una mobilitazione permanente delle imprese del settore edile, per denunciare la mancanza di azioni politiche concrete, evidenziando inoltre il “vuoto assoluto” del Dl Semplificazioni, che non semplifica affatto. L’Italia, ha sottolineato l’Ance, è completamente bloccata sul fronte degli investimenti per mettere in sicurezza le infrastrutture dei territori, che versano in pessime condizioni di incuria e degrado, in contemporanea i cantieri si bloccano e le imprese perdono lavoro. All’avvio della mobilitazione permanente ha fatto seguito un appello delle imprese e dei lavoratori del comparto perché venga organizzato al più presto un incontro con i vertici del Governo che permetta di decidere quali azioni intraprendere velocemente per superare la crisi in cui versa il settore. E’ necessario andare oltre i segnali di attenzione da parte del Governo e definire con un “tavolo realmente operativo gli interventi legislativi urgenti che consentano l’apertura dei cantieri già finanziati”. Anche il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha evidenziato la necessità di una politica più coraggiosa a sostegno del comparto edile, caratterizzata da manutenzione strutturale, trasformazione e rigenerazione delle città: la crescita urbana può rappresentare un volano per l’intera economia, come dimostrano virtuosi esempi di riqualificazione infrastrutturale nelle città europee. Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Giuseppe Cappochin, ricorda che nel nostro paese, il 74% del valore della produzione delle costruzioni è rappresentato dal settore della riqualificazione del costruito: “dei quasi 4,1 milioni di cantieri in essere nel 2017, 46mila erano relativi a nuove costruzione residenziale; 23mila a nuove costruzioni non residenziali; 51mila ad ampliamenti residenziali e 25mila a quelli non residenziali; 54mila alle opere pubbliche; e ben 3,9 milioni di cantieri erano relativi ad interventi di manutenzione estetica o strettamente funzionale”. Secondo Cappochin bisogna fare un passo in avanti e guardare alla manutenzione strutturale che deve riguardare intere parti di città, “a partire dalle periferie e dalle zone più deboli, indirizzandovi – ad esempio – i prossimi fondi strutturali europei ed utilizzando politiche fiscali, incentivi e nuovi modelli normativi”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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