Degrado degli edifici: infiltrazioni d’acqua, cause, danni e soluzioni per la sicurezza strutturale 03/04/2026
A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Più frane, più persone esposte: cresce il rischioSegnali positivi sull’erosione costiera: più spiagge in avanzamento che in arretramentoFAQ sul dissesto idrogeologico in ItaliaCos’è il dissesto idrogeologico e quali fenomeni include?Quanta parte del territorio italiano è a rischio frane o alluvioni?Quante persone vivono oggi in aree a rischio frana?Quali strumenti utilizza ISPRA per monitorare il dissesto? Il nuovo Rapporto ISPRA 2024 sul dissesto idrogeologico offre una fotografia dettagliata – e allarmante – della fragilità del territorio italiano. Un Paese in cui il 94,5% dei comuni risulta esposto a fenomeni come frane, alluvioni, erosione costiera e valanghe. Un contesto aggravato dalla crisi climatica e da una pianificazione del passato non attenta alla prevenzione e alla sicurezza. Redatto con cadenza triennale, il Rapporto integra dati provenienti da enti regionali, ARPA, Autorità di bacino e piattaforme nazionali come IdroGEO (piattaforma pubblica e open data per la consultazione delle mappe e dei dati aggiornati sul dissesto) e ReNDiS (Repertorio nazionale degli interventi finanziati per la difesa del suolo). I numeri parlano chiaro: rispetto al 2021, la superficie classificata a pericolosità da frana nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) è cresciuta del 15%, raggiungendo i 69.500 km². Si tratta del 23% del territorio nazionale. In crescita anche le aree a pericolosità elevata o molto elevata (P3 e P4), passate dall’8,7% al 9,5%. “Non è un’emergenza temporanea, ma una condizione strutturale”, ha commentato il presidente ISPRA Stefano Laporta. “Il dissesto idrogeologico in Italia richiede un’azione sinergica e permanente, che metta insieme conoscenza, prevenzione e governance territoriale”. Più frane, più persone esposte: cresce il rischio Il dato più inquietante è forse quello relativo alla popolazione: 5,7 milioni di italiani vivono in aree a rischio frana, di cui 1,28 milioni in zone a pericolosità elevata (P3) o molto elevata (P4). In Italia – secondo i dati aggiornati dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), realizzato da ISPRA in collaborazione con Regioni, Province autonome e le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA) – sono state censite oltre 636.000 frane, rendendo il Paese tra i più esposti in Europa. Circa il 28% di questi eventi ha una dinamica molto rapida e un forte potenziale distruttivo, con gravi rischi per la popolazione e il territorio. Non si tratta solo di numeri. Sono famiglie, edifici, scuole, ospedali e 14.000 beni culturali nazionali potenzialmente esposti. Un patrimonio da proteggere che oggi si trova invece in bilico. In soli tre anni si sono verificati eventi di eccezionale gravità: dalle alluvioni nelle Marche del 2022 ai tragici smottamenti a Ischia, fino ai danni da 8,6 miliardi di euro in Emilia-Romagna nel 2023, dove si sono registrate oltre 80.000 frane in un solo mese. Il 2024 ha visto intensi fenomeni pluviometrici anche in Valle d’Aosta e Piemonte, con conseguenze importanti in termini di esondazioni e colate detritiche. Le cause si intrecciano tra natura e antropizzazione. Le intense piogge, sempre più concentrate e brevi, agiscono su versanti fragili e spesso degradati da incendi, deforestazioni o mancata manutenzione. Ma anche la crescita urbana in aree fragili ha ampliato il fronte del rischio, spingendo sempre più cittadini e infrastrutture verso territori instabili. Segnali positivi sull’erosione costiera: più spiagge in avanzamento che in arretramento C’è però un dato che si distingue per segno positivo. Secondo il Rapporto, tra il 2006 e il 2020 le spiagge italiane mostrano una timida ma significativa inversione di tendenza. Su circa 1.900 km di litorale analizzati, 965 km sono risultati in avanzamento contro 934 km in erosione. Una differenza di 30 km che potrebbe indicare l’efficacia degli interventi di ripascimento e delle opere di protezione costiera promosse negli ultimi anni. Tuttavia, si tratta di un equilibrio fragile, non uniforme su tutto il territorio. Alcune regioni continuano a registrare arretramenti preoccupanti, soprattutto laddove le falesie risultano instabili o l’azione marina è particolarmente violenta. Il Rapporto sottolinea come le spiagge – che rappresentano 3.400 km della costa italiana – siano tra le zone più vulnerabili al degrado geomorfologico. Nel frattempo, ISPRA ha completato per la prima volta una cartografia nazionale armonizzata anche per le aree a rischio valanghe, che coprono 9.283 km², pari al 13,8% delle superfici montane sopra gli 800 metri. Un tassello fondamentale per la prevenzione in un’epoca in cui i cambiamenti climatici alterano anche gli equilibri delle alte quote. FAQ sul dissesto idrogeologico in Italia Cos’è il dissesto idrogeologico e quali fenomeni include? Il dissesto idrogeologico è l’insieme dei processi naturali e antropici che compromettono l’equilibrio del suolo e del territorio. Include frane, alluvioni, erosione costiera, colate detritiche e valanghe. In Italia, questi fenomeni sono spesso aggravati da piogge intense, urbanizzazione non controllata e carenza di manutenzione del territorio. Quanta parte del territorio italiano è a rischio frane o alluvioni? Secondo il Rapporto ISPRA 2024, circa il 23% del territorio nazionale è classificato a pericolosità per frane nei Piani di Assetto Idrogeologico. Se si considerano anche i rischi da alluvione, valanghe ed erosione costiera, il 94,5% dei comuni italiani è esposto a una o più forme di dissesto. Quante persone vivono oggi in aree a rischio frana? Sono circa 5,7 milioni gli italiani che abitano in zone a rischio frana, di cui 1,28 milioni risiedono in aree classificate a pericolosità elevata o molto elevata. Le regioni più colpite includono Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Campania e Lombardia. Quali strumenti utilizza ISPRA per monitorare il dissesto? ISPRA gestisce due piattaforme principali: IdroGEO, per la consultazione di mappe e dati aggiornati sul dissesto, e ReNDiS, che raccoglie oltre 25.000 interventi finanziati per la difesa del suolo. Entrambe le piattaforme sono open data, accessibili al pubblico e supportano le decisioni di enti locali, progettisti e pianificatori. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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