Tolleranze costruttive dopo il Salva Casa: dove finiscono gli scostamenti e iniziano gli abusi? 26/02/2026
Sono sempre in numero maggiore i condomini che non pagano le rate del condominio, per l’esattezza una famiglia su 4. Se nel 2009 la morosità toccava il 20%, oggi siamo saliti al 25%, secondo un’analisi dell’Anammi, e sono le grandi città come Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova le più “morose”. In tempi normali, sottolinea il presidente dell’associazione degli amministratori condominiali Giuseppe Bica, la percentuale di morosi è pari al 10% dei condòmini. Questo anche perché, da sempre, si ha la tendenza a sottostimare tale pagamento. Ora, però, la quota è più che raddoppiata e lo sanno bene i nostri 14mila soci che, sempre più spesso, si trovano ad affrontare i problemi finanziari dei loro amministrati. La situazione infatti colpisce anche chi paga: le spese condominiali servono alla normale manutenzione dell’edificio che, di conseguenza, non può essere ottemperata in tutte le sue componenti. “E’ per questo che, pur cercando di capire le ragioni della morosità, non è possibile consentire grandi dilazioni” avverte il presidente Bica. L’altra novità riguarda la diffusione della morosità, non più solo appannaggio dei quartieri poveri o a rischio delinquenza. Molto più che in passato infatti, i debiti condominiali crescono nei quartieri considerati agiati. Ai Parioli di Roma come a San Babila a Milano o Posillipo a Napoli, il debito condominiale non è più una novità. Il motivo? Si tratta di immobili di pregio, con costi di manutenzione e quote condominiali piuttosto alte, che mettono in difficoltà gli attuali proprietari, i quali, continuando ad abitare nella casa di famiglia che hanno ereditato, si accorgono purtroppo – sottolineano gli amministratori – di non poter contare sullo stesso tenore di vita di cui godevano nonni e genitori. Se questa è la regola nelle grandi città, altrettanto non si può dire del mondo di provincia. Al contrario, nei piccoli centri il fenomeno è molto contenuto. La spesa condominiale più “evasa” è la quota condominiale da erogare mensilmente o trimestralmente all’amministratore per la gestione ordinaria del condominio. A chi ha problemi economici, l’Anammi consiglia di parlare chiaro all’amministratore, “l’unico che può evitare la gogna condominiale e che può dare una mano concedendo una minima dilazione”. Inoltre, il ‘bravo amministratore’ cerca di creare occasioni di risparmio. Per quanto riguarda la determinazione delle spese, è controproducente risparmiare sulla manutenzione ordinaria, perché si finisce con il pagare di più in caso di guasto o, peggio, si rischia l’incidente. “Si può rimandare il rifacimento dell’androne – spiega Bica – ma non si può eliminare, per motivi di sicurezza, la verifica sulla caldaia”. In tal senso, l’Associazione vuole sensibilizzare circa il corretto utilizzo degli spazi comuni. ”Se nessuno imbratta i corridoi o sporca i pavimenti, sarà più facile evitare spese aggiuntive per il decoro’ Morosità in aumento tra i condomini 2 Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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