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Venerdì 30 settembre alle 18.00 si inaugurano ufficialmente i nuovi allestimenti di Palazzo Costabili, o di Ludovico il Moro, dal 1935 sede del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, dedicato a Spina. Il museo, allestito nel pregevole complesso architettonico progettato nel 1500 da Biagio Rossetti per il nobile ferrarese Antonio Costabili, conserva le testimonianze di uno dei più interessanti ritrovamenti archeologici del XX secolo: la necropoli e l’abitato di Spina – la città etrusca sorta sul Po, in fregio alle sponde del Mar Adriatico (fine VI – metà III secolo a. C.). – che ha restituito agli studiosi un nucleo di materiali giunto in gran parte integro fino a noi, grazie alle straordinarie condizioni ambientali di giacitura delle antiche vestigia, naturalmente protette dalle acque della laguna di Comacchio. Ai laboriosi interventi su struttura, decorazioni pittoriche, sale espositive e giardini, mirati a rendere compiutamente fruibile il ricco contesto, è stata affiancata una complessa e radicale operazione, volta a “comunicare “ secondo criteri moderni contenitore e contenuto. Dal 2007 il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara è stato al centro di una serie di iniziative tese a restituirgli il primato culturale che gli spetta; iniziative intensificatesi nel 2010, anno di apertura al pubblico di alcuni spazi – Sala delle piroghe e Sala degli Ori, il Giardino neo-rinascimentale e il Giardino di Levante – e di presentazione dell’apparato didattico dell’esposizione del piano nobile. Ora l’inaugurazione delle nuove sale rappresenta solo l’ultima tappa di questo articolato percorso di valorizzazione. L’apertura di una zona relax, un vero e proprio salotto che permetterà ai visitatori di soffermarsi e vivere più a lungo il museo, nella quale ha trovato posto il banco tattile, il percorso per non vedenti, gli apparati multimediali interattivi delle nuove sale espositive situate al piano terra, le biblioteche virtuali sono alcune delle proposte tese ad avvicinare il pubblico all’esperienza museale in modo innovativo. Le sezioni del Museo dedicate a Spina si articolano su due piani e presentano al pubblico materiali di eccezionale valore storico e artistico, testimonianza dei numerosi traffici commerciali intercorsi tra l’antica città portuale etrusca, “vissuta” dalla fine del VI secolo a. C. alla metà del III secolo a. C., e il Mediterraneo e del suo rapporto privilegiato con Atene. Al museo si accede entrando nel suggestivo e raffinato Cortile d’Onore da via XX Settembre, l’antica via della Ghiara, così chiamata per le ghiaie lasciate da un affluente del Po che lì scorreva. Al piano terra è possibile visitare la Sala del Tesoro, la riallestita sala delle piroghe – affacciate entrambe sul Giardino di Mezzogiorno – e la sezione intitolata all’abitato della città, che rappresenterà il nuovo inizio del percorso museale della realtà spinete. La Sala del Tesoro, la più famosa e riccamente decorata di Palazzo Costabili, realizzata tra il 1503 e il 1506 da Benvenuto Tisi detto il Garofalo, uno dei più importanti rappresentanti della scuola ferrarese rinascimentale, è stata riportata allo splendore dei colori originari a seguito di lunghi e accurati restauri. La volta affrescata è ispirata alla celebre Camera degli Sposi dipinta da Andrea Mantegna al Palazzo Ducale di Mantova. Ai lati una magnifica balconata è affollata di personaggi e rappresentazioni festanti, dipinte per offrire un’idea del clima di svaghi e letizia che caratterizzava la vita degli aristocratici del tempo. La sala è un hortus conclusus, un giardino segreto voluto dal padrone di casa per i suoi importanti ospiti. A queste illustrazioni se ne sono aggiunte altre nel 1517, tra le quali di particolare interesse è la raffigurazione del mito di Eros e Anteros. La sala delle piroghe ospita eccezionali reperti del III-IV secolo d. C.: due imbarcazioni monossili scoperte nel 1940 in Valle Isola, nei pressi di Comacchio, in provincia di Ferrara, scavate e condotte al Museo, ove si trovano dal 1948. Il progetto di rivalorizzazione ha puntato su una nuova concezione illuminotecnica e su supporti di tecnologia avanzata dei relitti, la descrizione dei quali è affidata a pannelli che raccontano anche la storia della scoperta archeologica, la particolare tipologia navale e il restauro delle due imbarcazioni. La sezione dedicata alla città di Spina si apre con la sala dell’abitato, per la prima volta illustrato con dovizia di materiali, che illustrano sia gli aspetti urbanistici e architettonici dell’insediamento deltizio, sia la vita quotidiana degli Spineti; aspetti, questi, ulteriormente esplicati da apparati multimediali che narrano in modo suggestivo la storia e la vita della città. Seguono le sale dei culti e della scrittura, ove pure sono collocati video- guida degli argomenti trattati. La biblioteca virtuale, situata nella sala della “Cappelletta”, rappresenta per il visitatore il trait – d’union con il piano nobile e chiude il percorso a piano terra, dedicato “alla città dei vivi”. Lasciato il piano terra, salendo il monumentale scalone in marmo con decorazioni attribuite a Gabriele Frisoni, si accede alle logge del piano nobile, al Salone d’onore, o delle Carte Geografiche, con decorazioni cartografiche realizzate negli anni Trenta, per esaltare e spiegare i luoghi in cui sorse Spina, e, dopo la consultazione di un’altra biblioteca virtuale, alle sale espositive destinate “alla città dei morti”. Il piano nobile, nucleo originario del Museo, è interamente dedicato alla necropoli della città etrusca; di essa viene esposta una significativa campionatura delle oltre 4.000 tombe rinvenute in Valle Trebba e Valle Pega. I materiali recuperati attraverso gli scavi, presentati secondo un ordine cronologico e per contesti tombali, costituiscono una raccolta unitaria dal punto di vista topografico e culturale di eccezionale valore. La raccolta annovera pezzi di rara bellezza: ceramiche attiche, di provenienza ateniese, a figure nere e a figure rosse, tra cui la preziosa anfora panatenaica a figure nere attribuita al Pittore di Berlino (480-470 A.C.), unico esemplare di questa tipologia di vasi rinvenuto a Spina, il cratere del Pittore dei Niobidi, , oppure le kylikes del Maestro di Pentesilea, o, a imitazione di più preziosi esemplari in argento, la patera in stagno con la raffigurazione dell’apoteosi di Heracles e delle sue nozze con Hebe. Notevoli i manufatti in bronzo, di varia tipologia e utilizzo, come i candelabri sormontati da cimase con rappresentazione simboliche, brocche, teglie e boccali, altri vasi e suppellettili in ceramica, come il pregevole e raro stamnos itifallico, e ancora boccali configurati (rytha), i meravigliosi piatti da pesce decorati, ai quali è dedicata una sala intera, senza dimenticare i sontuosi “preziosi” esposti, con la prestigiosa consulenza della Maison Bulgari, nella bellissima “Sala degli Ori”: gioielli in oro, argento, ambra, pasta vitrea, balsamari di varie fogge (alabastron, amphoriskos, aryballos, oinochoe) e la raffinatissima statuetta in avorio raffigurante una coppia stretta in uno struggente abbraccio. L’esposizione al piano nobile si arricchirà di nuovi ampliamenti: la sala relax, in cui, complemento d’arredo eccezionale, è stato allestito con “pezzi” autentici il banco tattile, il percorso per ipovedenti e non vedenti e le aule didattiche, dotazione per la prima volta realizzata nel Museo di Ferrara. Un’ultima nota è per i giardini di Palazzo Costabili. Straordinario esempio di giardino formale storico è il Giardino di Mezzogiorno, una realizzazione botanica in stile rinascimentale artatamente creata negli anni Trenta. Fu organizzato tentando di rievocare le geometrie classiche del giardino all’italiana, pur mantenendo intatti i percorsi delineati precedentemente. Negli anni Cinquanta l’aggiunta di nuovi elementi – il labirinto di siepi, la galleria delle rose, le ripartizioni interne delle aiole, la piantumazione di nuove essenze – ha compromesso il nitore del disegno originale. Oggi il giardino si presenta in tutto il su fascino, merito anche del progetto di restauro 2009-2010, elaborato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la collaborazione di specialisti del settore. Studi approfonditi ne hanno permesso una minuziosa ricostruzione storica, mirata alla conoscenza del contesto e alla ridefinizione degli spazi verdi del complesso monumentale. Diversamente suggestivo è il Giardino di Levante, nel quale alle aiuole – rivisitate alla luce degli studi preventivi alla sistemazione degli spazi verdi- e alla vera da pozzo è stato affiancato uno spazio dedicato all’esposizione di alcuni segnacoli funerari recuperati dagli scavi di Spina, evocativo della distribuzione delle sepolture nella necropoli. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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