SAIE 2026, il settore delle costruzioni tiene e si prepara al dopo PNRR

Il settore delle costruzioni si presenta al nuovo appuntamento con SAIE – in programma a Bologna dal 7 al 10 ottobre 2026 – con segnali di tenuta e una prospettiva di crescita che va oltre la sola spinta del PNRR. Tra investimenti attesi in aumento, occupazione ai massimi e nuove sfide normative, la filiera prova a ridefinire le proprie priorità: opere pubbliche, rigenerazione urbana, partenariato pubblico-privato e innovazione di processo.

Conferenza stampa di presentazione di Saie Bologna 2026, dal 7 al 10 ottobre

In occasione della conferenza stampa di presentazione della prossima edizione di SAIE, in programma a BolognaFiere dal 7 al 10 ottobre 2026, è emerso che il mondo delle costruzioni sta vivendo una fase di transizione che porta a guardare oltre i bonus edilizi o l’ultimo miglio del PNRR, considerando che la scadenza della maggior parte delle opere è a giugno 2026. Il comparto continua infatti a rappresentare un asse portante dell’economia italiana, sia per capacità di attivare investimenti sia per l’impatto occupazionale lungo tutta la filiera.

La filiera è passata da una stagione trainata da incentivi straordinari e fondi europei a una fase in cui servono visione industriale, stabilità regolatoria e nuovi modelli di collaborazione tra pubblico e privato.

I numeri anticipati in occasione dell’evento restituiscono un quadro tutt’altro che marginale. Nel periodo 2020-2025 la filiera ha generato oltre 350.000 nuovi posti di lavoro, arrivando a 3,3 milioni di addetti, pari a circa un quinto dell’incremento occupazionale complessivo registrato nell’economia italiana. Per il 2026, inoltre, è attesa una crescita degli investimenti in costruzioni del 5,6%, dopo una contrazione contenuta nel 2025. Si tratta di un segnale che conferma la capacità del comparto di assorbire il ridimensionamento di alcune leve straordinarie e di riorientarsi verso driver più strutturali.  

Investimenti in costruzioni: cosa dicono i dati tra frenata del residenziale e spinta delle opere pubbliche

Il 2025 ha segnato una fase di assestamento, con una flessione complessiva dell’1,1% dovuta soprattutto alla forte correzione dell’edilizia residenziale, scesa del 15,6%. A compensare questo arretramento è stata però la dinamica delle opere collegate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, cresciute del 21%.

Anche nelle stime ANCE per il 2026, la componente più dinamica resta quella delle opere pubbliche, per cui è atteso un incremento del 12%, mentre la riqualificazione abitativa dovrebbe tornare in territorio positivo con un +3,5%. Restano invece deboli le nuove abitazioni e parte del non residenziale privato, ancora penalizzati da incertezza, tempistiche autorizzative e minore spinta incentivante. 

Il PNRR resta decisivo

Ad oggi risultano aperti circa 16.000 cantieri legati al PNRR, con due terzi già avviati verso la conclusione. Il dato conferma che il Piano continua a essere il principale acceleratore del mercato, soprattutto sul versante delle infrastrutture e degli investimenti pubblici diffusi. Tuttavia il tema vero, emerso con chiarezza alla presentazione di SAIE, è il “dopo”. Secondo quanto illustrato, tra fondi europei e nazionali restano disponibili circa 120 miliardi di euro per il settore fino al 2033: una massa finanziaria che, secondo Federcostruzioni, può sostenere la tenuta della filiera anche oltre la scadenza del PNRR, a condizione che venga accompagnata da capacità amministrativa, pipeline di progetti cantierabili e strumenti adeguati di attuazione.

SAIE Bologna 2026: fiera di filiera e osservatorio sulle nuove priorità del mercato 

Il Saie 2026 si colloca in un momento strategico in cui la filiera si confronta su procurement, innovazione tecnologica, cantiere digitalizzato, formazione tecnica e sostenibilità. Non a caso il format 2026 si articola in quattro settori espositiviProgettazione, Edilizia, Impianti, Servizi e Media – e in quattro percorsi tematici dedicati a sostenibilità, infrastrutture, persone e innovazione. È una struttura coerente con l’evoluzione del comparto, sempre meno frammentato e sempre più chiamato a integrare competenze progettuali, costruttive, impiantistiche e gestionali. 

In questo contesto, uno dei temi più rilevanti è il partenariato pubblico-privato – PPP. La conferenza stampa lo ha indicato come leva strategica per rafforzare la capacità d’investimento del Paese nella fase successiva al PNRR. La Relazione annuale del DIPE, presentata al CIPESS nel giugno 2025, evidenzia che nel solo 2024 sono stati aggiudicati 62 nuovi progetti in PPP per circa 11 miliardi di euro e che il valore complessivo degli affidamenti monitorati ha raggiunto 29,5 miliardi.

Le sfide aperte: EPBD, rigenerazione urbana, Testo Unico e casa accessibile

Sul piano delle policy, il settore si trova davanti a nodi non rinviabili. Tra questi secondo Ance spiccano il recepimento della direttiva EPBD entro maggio 2026, la necessità di una normativa organica sulla rigenerazione urbana, il riordino del quadro regolatorio attraverso un nuovo Testo Unico delle costruzioni, la messa a terra di un “Piano Casa” strutturale e il tema della disponibilità abitativa per lavoratori e studenti, particolarmente sentito nelle aree a maggiore dinamismo produttivo. In parallelo, resta sul tavolo la questione della manutenzione del territorio e della messa in sicurezza idrogeologica, che in molte aree del Paese non può più essere affrontata con una logica emergenziale.

Un altro tema molto attuale recentemente segnalato da Ance riguarda il forte aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, “con centinaia di segnalazioni ricevute dalle imprese già nei primi giorni successivi all’inizio del conflitto nel Golfo“. I rincari riguardano non solo materiali legati ai derivati petrolchimici, come il bitume, ma anche acciaio e, più in generale, tutti i prodotti influenzati dai costi di trasporto.

La presidente di Ance, Federica Brancaccio, valuta positivamente l’attenzione del Governo e la richiesta del ministro Giorgetti di un piano europeo, ma sottolinea che non basta intervenire solo su carburanti e bollette: servono misure specifiche anche per i materiali da costruzione, che stanno subendo effetti speculativi pur non essendo soggetti ad accise. 

Per questo Ance propone di reintrodurre un meccanismo simile a quello adottato durante la guerra in Ucraina, capace di neutralizzare l’extra-gettito fiscale generato dall’aumento dei prezzi, estendendolo a tutte le materie prime colpite direttamente o indirettamente dalla crisi. Secondo l’associazione, si tratterebbe di una misura con impatto contenuto e controllabile sui conti pubblici, ma utile a tutelare la filiera edilizia, anche in vista del rispetto dei tempi del PNRR.

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