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Sistema foresta–legno–edilizia: il modello Appennino, dal post sisma all’uso circolare

La strategia post terremoto 2016, che ha colpito l’Appennino, è passata dalla volontà di ricostruzione, mettendo al centro l’uso del legno locale, a partire dai boschi che coprono il 70% del cratere del sisma. Così si è riusciti a triplicare l’utilizzo del legno nella ricostruzione e ad avviare buone pratiche per creare una filiera locale e far nascere un sistema foresta-legno-edilizia

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Sistema foresta–legno–edilizia: il modello Appennino, dal post sisma all’uso circolare

Il sisma del 2016 che ha colpito l’Italia centrale, oltre ad aver provocato centinaia di morti e feriti, ha causato la distruzione o il grave danneggiamento di circa 80mila immobili inagibili, nelle Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. Da quella tragedia, quella parte d’Italia ha provato a risollevarsi anche attraverso la volontà di sviluppare una filiera del legno locale capace di sfruttare in maniera sostenibile i boschi che ricoprono il 70% del territorio. L’obiettivo è impiegare in maniera proficua il legno nella ricostruzione post sisma, il cui cratere Appenino centrale si estende su 8.000 kmq.

Si tratta del più grande cantiere edile d’Europa con 28 miliardi di investimenti, “ma è anche un laboratorio territoriale delle nuove sfide del futuro per le quali il legno riveste un ruolo strategico”, ha fatto sapere Guido Castelli, Commissario straordinario per la Ricostruzione del Sisma 2016. Il rappresentante della Struttura Commissariale ha presentato in occasione del Salone del Mobile di Milano i risultati delle misure che hanno portato a triplicare l’utilizzo del legno nella ricostruzione edilizia, attivando filiere produttive locali e nuove opportunità di sviluppo.

I relatori della conferenza Ricostruzione del Sisma 2016 in occasione del Salone del Mobile 2026 di Milano

Nel corso della conferenza sono stati illustrati i risultati raggiunti e le prospettive future legate alla gestione del patrimonio forestale, una delle principali sfide non solo per il cratere del sisma 2016 ma per l’intero Paese, dove il livello di utilizzo dell’incremento annuo delle foreste si attesta a poco più del 20%, circa un terzo della media europea. Un dato che evidenzia il potenziale inespresso della filiera, che deve trasformarsi in un sistema foresta-legno-edilizia, strategico sia per l’industria dell’arredo e delle costruzioni sia per la tutela del paesaggio e la sicurezza del territorio.

Una strategia post sisma che ha voluto ricostruire una comunità

L’esperienza dell’Appennino Centrale permette di fornire un modello per incentivare l’utilizzo del legno nella ricostruzione e contrastare l’abbandono e la fragilità del territorio.

Prima di parlare di filiere locali e del sistema foresta-legno-edilizia, Guido Castelli, durante la conferenza, ha voluto ricordare da dove si è partiti: da quelle 35mila scosse che hanno caratterizzato la complessa sequenza sismica che ha colpito il Centro Italia nel periodo agosto 2016 e gennaio 2017. Di queste, quattro furono distruttive, colpendo un territorio di 8.000 km², dove sorgono 138 Comuni (e 2230 località) appartenenti a quattro regioni (Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria) e dove vivono 600mila persone.

I numeri del cratere post terremoto 2016

Per rispondere a questa situazione di eccezionale gravità, «è nata una strategia che, dopo qualche incertezza iniziale, siamo riusciti ad avviare, per dare abbrivio alla ricostruzione». Lo ha raccontato lo stesso Castelli, spiegando che ci si è posti il problema «di curare non solo l’azione sui fabbricati, pur necessaria, ma anche l’azione sulle comunità, sulle società».

Il ruolo del legno per la ripartenza e i risultati

Nella volontà di dare un senso e trovare un elemento di congiunzione tra necessità di ricostruzione e di ripartenza, è emerso il valore del legno come elemento chiave. Il 70% del territorio è boscato, in aumento a causa del progressivo abbandono delle pratiche colturali, aggravando il rischio di fragilità territoriale oltre che di spreco di risorse.

Per questo si è proceduto a integrare la ricostruzione edilizia con interventi sulla filiera del legno, necessario per sostenere comunità ed economia locale. Grazie anche all’uso di incentivi all’uso del legno nella ricostruzione post sismica, a partire dall’Ordinanza che prevede una maggiorazione del 10% del contributo per la realizzazione di strutture portanti in legno nei casi di demolizione e ricostruzione di edifici privati con danni gravi, si sono ottenuti risultati significativi. In pochi mesi, infatti, la quota di progetti con strutture portanti in legno è passata da una media dell’8% nella fase pre-ordinanza a oltre il 25%. Un dato particolarmente rilevante in un’area tradizionalmente poco orientata all’uso del legno in edilizia.

Si vuole, però, andare oltre. «La prossima settimana ci accingiamo a rafforzare e a rilanciare su questa maggiorazione, intendendola portare al 15%. Vorremmo estenderla anche a chi utilizza i solai di legno», ha rivelato il Commissario Straordinario al Sisma. E ha aggiunto un desiderio: prevedere maggiorazioni nel caso in cui il legno venga estratto o lavorato entro un raggio di 500 km dal luogo dove deve essere impiegato, dando così un contributo sensibile allo sviluppo dell’uso del legno italiano e creare i presupposti per un sistema foresta-legno-edilizia.

L’avvio di una filiera legno locale

Nell’area del cratere del sisma sono stati avviati diversi interventi che hanno portato anche alla creazione di una filiera legno locale. Lo comprova la prossima apertura di una nuova segheria ad Ascoli Piceno con una potenzialità di lavorazione di 15mila tonnellate/anno di legno. È un primo passo verso l’auspicata realizzazione di un hub della lavorazione del legno e di un vero e proprio sistema foresta-legno-edilizia, sfruttando in maniera attenta il patrimonio boschivo locale e creando la possibilità di combinare sostenibilità ambientale e sociale, promuovendo economia e tutelando la biodiversità.

«Si sta cominciando a investire in segherie, abbiamo riattivato le filiere logistiche che consentono l’estrazione del legno della fenomeno centrale insomma anche il mondo delle imprese sta assecondando questa idea», ha ricordato ancora Castelli.

La crescita della superficie boschiva non è solo una prerogativa del cratere sismico. In Italia «si è passati da cinque milioni di ettari nel 1936 a 12 milioni di ettari nel 2026, pari al 40% della superficie nazionale, superiore alla SAU dal 2018», ha rilevato la presidente del Cluster Italia foresta legno, Alessandra Stefani, sottolineando la necessità di “produrre meglio, non di più”, attraverso la gestione responsabile, la formazione di maestranze e di imprenditorialità. «Con il legno locale noi possiamo immaginare un futuro di buona economia, di economia circolare».

Legno ed energia: l’uso circolare del legno e l’avvio di una segheria e di un hub

L’impiego virtuoso del legno, all’insegna della circular economy, è offerto dal progetto accennato da Castelli e illustrato inizialmente da Fabio Renzi, segretario generale di Fondazione Symbola, e nel dettaglio dall’imprenditore del legno Stefano Panichi.

In un sito industriale recuperato di 100mila m² (24mila dei quali attualmente utilizzati) verrà avviata la segheria e una linea pellet. Le essenze principali sono faggio, castagno e quercia, con forte interesse del mercato del parquet per la quercia.

Legno ed energia: l’uso circolare del legno e l’avvio di una segheria e di un hub per la ricostruzione post sisma 2016

Gli scarti di produzione andranno ad alimentare una produzione di pellet di alta qualità. L’idea, inoltre, prevede lo sviluppo di una linea di teleriscaldamento di quinta generazione, alimentata da una centrale a biomasse che utilizza il pellet della filiera, chiudendo la circolarità: dal legname dei territori terremotati si restituisce calore ed energia agli stessi territori. L’iniziativa mira a sviluppare il sito in un vero e proprio hub del legno, attrarre altre aziende e promuovere ricerca e design sul legno, supportata anche da un finanziamento di Next Appennino, il programma per il rilancio economico e sociale delle regioni del Centro Italia.

Si punta all’avvio di un vero sistema foresta–legno–edilizia nazionale

C’è chi ha ricordato il valore del legno come un materiale chiave per la decarbonizzazione, ma anche un motore di sviluppo economico e sociale.

Lo ha fatto Claudio Giust, presidente di Assolegno di FederlegnoArredo.

«Il nostro auspicio è che si riesca finalmente a cambiare direzione per il nostro Paese che continua a importare legname dall’estero, pur disponendo di una vera ricchezza naturale rappresentata dalle foreste che coprono il 40% del territorio nazionale». L’esperienza dell’Appennino Centrale dimostra che «se si lavora in sinergia e vengono attivate politiche efficaci è possibile attivare filiere locali, contrastare l’abbandono del territorio e creare nuove opportunità per le imprese».

Assolegno sta varando una serie di iniziative volte a promuovere la filiera corta, ridurre la dipendenza dai mercati esteri e valorizzare le risorse italiane,  operando nell’ambito della Strategia Forestale Nazionale in sinergia con il MASAF, «al quale va il nostro ringraziamento per la costituzione del recente gruppo di lavoro per la “valorizzazione dei prodotti legnosi nazionali e per lo sviluppo del sistema foresta–legno–edilizia», di prossima convocazione, «che come FederlegnoArredo siamo chiamati a coordinare».

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