In una conferenza che il CEN (Comitato Europeo di Normazione) ha tenuto a Malta agli inizi di ottobre, è stato fatto il punto sul futuro dell’attività normativa per l’elaborazione della prossima generazione di norme europee per il settore costruzioni, in tutti i suoi aspetti (qualificazione della domanda, progettazione, esecuzione, controllo, gestione). L’indirizzo per le principali linee di sviluppo su cui è previsto si baseranno le future norme è scaturito da una approfondita e dibattuta analisi delle principali criticità (tutte strettamente interconnesse) che stanno dietro alle lacune delle cosiddette “norme di prima generazione”, che sono: · sostanze pericolose nei prodotti da costruzione; · contenuto e potenziale rilascio; · durabilità dei componenti edilizi: criteri e parametri di valutazione; · sostenibilità; · aspetti ambientali: loro integrazione nelle norme sulle costruzioni. Per le sostanze pericolose, dato lo stato dell’arte non ancora consolidato, la Commissione Europea ha riconosciuto, per la prima generazione di norme di prodotto armonizzate, la necessità di una certa flessibilità nell’introduzione di requisiti che trattano questo aspetto, consentendo il temporaneo rimando ai regolamenti nazionali vigenti. Il CEN ha già espresso l’interesse e l’intenzione di mettere a punto sull’argomento una serie di metodi di prova, basati su un approccio orizzontale. Emerge, tuttavia, l’esigenza che ci siano chiare indicazioni da parte della Commissione Europea e che da parte di tutte le parti interessate (legislatori, industria, consumatori) ci sia un “common understanding” e un accordo sui principi. In tal senso è auspicata l’emissione a breve di uno specifico mandato della Commissione Europea al CEN per l’elaborazione di nuove norme di prodotto (o la revisione di quelle esistenti), che contengano dei metodi per determinare il rilascio di sostanze pericolose da parte dei prodotti da costruzione, e che siano in grado di rispondere ai requisiti sia della direttiva 89/106 sui prodotti da costruzione (CPD) sia di altre direttive nel settore dell’ambiente, quale ad esempio la direttiva “discariche”. In materia di durabilità, la prima questione da affrontare riguarda i diversi approcci seguiti da CEN e ISO e l’individuazione di possibili convergenze. Il CEN risente ovviamente della CPD, la quale considera la durabilità dei prodotti in termini di mantenimento delle prestazioni richieste, a fronte di azioni di degrado prevedibili in condizioni di normale impiego. La ISO 15686 considera invece la vita di esercizio dell’opera, programmata e stabilita in sede di progetto, in funzione del quadro esigenziale posto a base dell’intervento. La presa di coscienza delle problematiche legate all'”edilizia sostenibile” (sia edifici sia opere di ingegneria civile) impone di considerare, nell’impostazione di un quadro normativo di riferimento, aspetti di natura ambientale, sociale ed economica, riconducibili essenzialmente a: · disponibilità di materiali e di spazi, impatto dovuto alla costruzione/demolizione delle opere, consumo di acqua/energia, produzione di rifiuti, tipo di mobilità indotta dall’urbanizzazione, ecc.; · salute e sicurezza degli abitanti e degli operatori, fruibilità e benessere degli alloggi, gestione immobiliare, diversi approcci culturali delle politiche abitative; · ricadute sull’economia del settore delle costruzioni, il più importante in Europa in termini di prodotto interno lordo e di numero di addetti. Una delle maggiori criticità sarà tenere nella dovuta considerazione tutti i parametri che concorrono alla definizione del ciclo di vita utile delle opere. Seguendo un approccio più pragmatico che analitico, un Comitato Tecnico ISO ha recentemente iniziato a lavorare per mettere a punto un pacchetto di norme tecniche che, in termini prestazionali, stabiliscano i parametri di sostenibilità di un intervento, ovviamente fin dalle fasi di programmazione e progettazione. Infine, gli aspetti ambientali nelle norme sulle costruzioni. È stata recentemente messa a punto una check-list per consentire ai Comitati Tecnici, incaricati di sviluppare le norme di prodotto, di valutare se i requisiti e le raccomandazioni in esse contenuti sono espressi in modo tale da ridurre l’impatto ambientale del prodotto, senza ovviamente pregiudicare la sua capacità di rispondere ai requisiti richiesti. Pubblicato su Edilizia e Territorio n. 41/2002 (21-26 ottobre 2002) Per informazioni: UNI, Alberto Galeotto Comparto Costruzioni tel. 02 70024.403, fax 02 70106106 e-mail: costruzioni@uni.com Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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