START-Ivry, un nuovo concetto di housing sociale dove il progetto è dettato dal sistema di vita 24/12/2025
Indice degli argomenti Toggle Cemento low-carbon: una rivoluzione che parte dal territorioRicerca, impresa e territorio per la transizione ecologica Un progetto di ricerca sviluppato in Friuli Venezia Giulia dalla collaborazione tra Alpacem Cementi Italia e l’Università di Udine, si concentra sulla produzione del cemento green, integrando materiali alternativi a basso impatto ambientale, tra cui gli scarti di lavorazione della pietra piasentina e la cenere di lolla di riso. Questo studio si colloca all’interno del programma europeo Interreg Italia-Austria, nell’ambito del progetto Sitar, con l’obiettivo di costruire un futuro più sostenibile e fornire risposte concrete alla necessità di abbattere le emissioni di CO₂ derivanti dall’edilizia, settore che da solo contribuisce a oltre un terzo delle emissioni globali. Basti pensare che la sola produzione di clinker è responsabile del 6% delle emissioni globali di gas serra. Cemento low-carbon: una rivoluzione che parte dal territorio Nel mix di innovazione e sostenibilità proposto dalla ricerca, protagonista è la pietra piasentina, una roccia calcarea, tipica del territorio friulano, che durante la lavorazione genera oltre il 50% di scarti. Invece di essere smaltiti, questi residui sono stati valorizzati come sostitutivi del calcare nel processo di produzione del cemento. Grazie a un contenuto di carbonato di calcio superiore al 95%, i test hanno dimostrato che è possibile mantenere elevate performance strutturali – in particolare, raggiungendo la classe di resistenza C30/37 – riducendo al contempo in modo significativo le emissioni di anidride carbonica. A questa risorsa si affianca la cenere di lolla di riso, un sottoprodotto della filiera agricola italiana. Portata a 600°C, la lolla sviluppa proprietà pozzolaniche simili ai fumi di silice, con una percentuale di silice superiore al 90%. I calcestruzzi così ottenuti non solo soddisfano le prestazioni richieste, ma mostrano anche una durabilità superiore nel lungo termine. Il risultato è un cemento che conserva le qualità meccaniche necessarie all’edilizia moderna, ma con un’impronta ecologica decisamente più leggera. Ricerca, impresa e territorio per la transizione ecologica A guidare la sperimentazione è un team multidisciplinare formato dal Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura dell’Università di Udine, sotto la direzione scientifica della professoressa Giuliana Somma, e dal Laboratorio Qualità di Alpacem Cementi Italia, con la supervisione del responsabile Elvis Rosset. Un’unione virtuosa tra mondo accademico e realtà industriale che ha saputo trasformare i principi della circolarità in soluzioni praticabili per il mercato edilizio. “Il progetto – spiega Somma – ha l’obiettivo di accelerare la transizione del mondo delle costruzioni verso l’utilizzo di materiali più rispettosi del clima: con tali calcestruzzi infatti si vuole ridurre l’impatto della produzione di CO₂ dando nuova vita a materiali di scarto, mantenendo però inalterate le performance strutturali”. Anche per Alpacem Cementi Italia si tratta di un progetto strategico all’interno del proprio percorso di innovazione. Come sottolinea Elvis Rosset, “questi studi dimostrano quanto la ricerca possa essere strumento concreto per un’industria più responsabile. L’integrazione di materiali alternativi non solo riduce l’impatto ambientale della produzione di cemento, ma valorizza anche le risorse del nostro territorio”. Il progetto Sitar, finanziato con quasi 875.000 euro dalla Commissione Europea, coinvolge sette partner tra enti pubblici e privati e punta a trasferire al settore edilizio tecnologie avanzate e approcci costruttivi climate-friendly. Con Alpacem Italia – parte del gruppo Wietersdorfer Alpacem – il progetto si arricchisce di un know-how industriale orientato all’eco-innovazione, alla decarbonizzazione e alla valorizzazione delle filiere locali. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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