Illuminazione e benessere: una combinazione possibile in edilizia

Concepire soluzioni in grado di coniugare illuminazione e benessere per regolare i ritmi circadiani e vivere meglio: da qui è partito il lavoro Serena Tellini e Francesco Iannone, promotori pionieristici dello Human Centric Lighting, che combina tecnologia e neuroscienze per creare la soluzione più adatta per rispettare i ritmi circadiani, dai grandi progetti in edilizia all’ultima loro creazione: una lampadina smart.

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Illuminazione e benessere: una combinazione possibile in edilizia

Conciliare illuminazione e benessere in edilizia dovrebbe essere una priorità. Ognuno di noi trascorre in media più dell’80% del proprio tempo all’interno di ambienti confinati, per la maggior parte in casa. Eppure, spesso non è possibile contare né sull’illuminazione naturale né sulla “giusta luce” e ciò ha effetti deleteri alla salute.

Oltre l’80% della popolazione mondiale e più del 99% degli europei e degli americani e vivono in un contesto inquinato da un eccesso di fonti luminose, segnala AIRC. Questo ha pesanti effetti sull’equilibrio psico-fisico, dalla modifica dei ritmi circadiani alla ridotta qualità del sonno, causando effetti negativi al sistema cardiovascolare e al metabolismo.

Sui benefici della luce corretta hanno basato gran parte della loro professione Serena Tellini e Francesco Iannone, architetti e lighting designer, titolari dello studio Consuline architetti associati, conosciuti e apprezzati a livello mondiale.

Serena Tellini e Francesco Iannone, architetti e lighting designer, titolari dello studio Consuline architetti
Serena Tellini e Francesco Iannone

La coppia, nel lavoro e nella vita, ha firmato diversi progetti prestigiosi: citiamo, a esempio, i Giochi olimpici di Pechino e il Grand Theatre nazionale nella stessa città, il circuito di Formula Uno di Shanghai, il centro storico di Monza e il locale museo e della Camera del tesoro della Cattedrale. Nella stessa città lombarda, per la precisione nella Cappella di Teodolinda, si pone la prima applicazione del “Metodo Monza”: così si chiama il sistema di illuminazione a percezione tridimensionale, messo a punto dai due professionisti, basato sull’impiego dell’illuminazione a LED combinata a neuroscienze e neuroestetica.

Dagli ambienti domestici ai luoghi di lavoro e di studio fino alle città, i due creativi hanno concretizzato ovunque il concetto di luce umano-centrica.

A Light & Building che si svolge proprio in questi giorni a Francoforte (8-13 marzo), è di scena la loro ultima creatura: Circa-Diana, una soluzione illuminante indoor ideale per l’ambiente domestico, ma potenzialmente rivolta a qualunque spazio. La sua caratteristica è unire luce e digitale, per garantire l’illuminazione più corretta al momento della giornata in cui la si accende.

La nascita dello Human Centric Lighting

Prima di parlare di illuminazione e benessere in edilizia, è bene ripercorrere il percorso personale dei due professionisti ed esperti che li ha portati a mettere in pratica il concetto di Human Centric Lighting.

«Si tratta di una definizione inventata e lanciata come slogan dalla associazione internazionale Lighting Europe, presentata come “un insieme di soluzioni e sistemi di illuminazione che combinano effetti visivi biologici ed emozionali della luce influenzando il benessere e le prestazioni individuali delle persone“. Questa definizione è il nostro credo», affermano Iannone e Tellini.

Con questo termine si pone la visione dell’uomo al centro della progettazione. «Per buona parte del Novecento non era pensabile. Solo alla fine del secolo scorso, con la rivoluzione delle sorgenti luminose, si sono aperte prospettive nuove per noi progettisti in favore del benessere umano, ossia della persona che vive uno spazio come la casa, la scuola, l’ufficio, una struttura ospedaliera o lavorativa, persino la città», spiegano i due lighting designer.

Il XX secolo ha visto avvio dell’illuminotecnica. «Era nata per calcolare in modo estremamente corretto e preciso la capacità della luce di stare in un luogo. Ma dentro quel luogo, chi lo vive non era considerato nella maniera più assoluta – specifica Tellini –. Ecco, allora che human centric lighting acquisisce un valore rivoluzionario».

L’importanza dei LED e della digitalizzazione

Ad aiutare nello sviluppo di una luce umano-centrica ci sono due fattori: l’avvento della illuminazione LED e la digitalizzazione.

«Quest’ultima è riuscita, da un lato, ad accelerare il calcolo illuminotecnico. Ma la vera svolta è avvenuta quando i programmi di illuminotecnica hanno iniziato a realizzare i rendering. Nel momento in cui la digitalizzazione costruisce un’immagine, riesce a restituire una rappresentazione di quello che succederà in forma fotografica (il rendering) dove si posiziona la luce, a quel punto si risveglia la coscienza. La digitalizzazione ha portato a una dimensione nuova del progetto della luce. Con l’avvento-rivoluzione dell’arrivo dei LED che le luci si sono trasformare in una tavolozza comandabile, una materia a disposizione del controllo e della volontà di creazione narrativa dove l’elemento human gestisce i dettagli e la possibilità di rendere su misura l’esigenza di luce».

“Metodo Monza”: la convergenza di LED, neuroscienze e digitalizzazione

Nei primi anni Duemila i due specialisti della luce hanno messo a punto il “Metodo Monza”, favorito dalle nuove possibilità dell’illuminazione, ma nato per caso, da un errore che ha portato alla valutazione delle potenzialità illuminanti e della opportunità di fornire una visione migliore e di creare empatia con la luce. Il loro percorso di ricerca, che coniuga grande conoscenza e volontà esploratrice, li ha portati a contatto con luminari come Giacomo Rizzolati, neuroscienziato italiano, scopritore dei neuroni specchio, o come Semir Zeki, neurobiologo e pioniere della neuroestetica, disciplina che studia le basi neurali della bellezza e dell’arte.

Dagli incontri e dalle successive esperienze, studi e collaborazioni interdisciplinari hanno potuto concretizzare il concetto di Human Centric Lighting.

«Solo con un percorso di collaborazione sinergica tale concetto ha senso e trova applicazione. Purtroppo, architetti e lighting designer spesso lavorano a compartimenti stagni, anziché collaborare alla progettazione edile. È un problema che ravvisiamo in Italia, in particolare, mentre nelle nostre esperienze all’estero c’è questo clima di collaborazione interdisciplinare», sottolineano Iannone e Tellini.

Illuminazione e benessere: serve un lavoro interdisciplinare in edilizia

Per progettare la giusta luce negli edifici, per conciliare illuminazione e benessere in edilizia, ci sono aspetti prioritari.

«Il primo passa da una misura: 1,60 – 1,90 m da terra, ovvero l’altezza dei nostri occhi, da dove comprendiamo lo spazio. Soffitti e pavimenti sono i punti dove il cervello umano trae informazioni sullo spazio che lo circonda. È un concetto fondamentale della percezione, che arriva ancora prima della luce. Ma, ribadiamo, per progettare in modo ottimale gli spazi, occorrerebbe che progettisti e lighting designer collaborino a un progetto condiviso. Servirebbe una formazione interdisciplinare».

Quindi, ben venga la futura Direttiva Case Green, che sostiene un maggiore contributo dell’intelligenza, oltre che della digitalizzazione, negli edifici, a partire dai sistemi BACS obbligatori a partire dal 2027 all’introduzione degli smart readiness indicator, compresa una incentivazione dei sistemi predisposti all’intelligenza e soluzioni digitali nell’ambiente edificato.

Ma non basta: «occorre ragionare sul fatto che, come individui, stiamo bene perché il mutare della luce durante tutto il giorno ci fa sentire a nostro agio, perché la radiazione stimola i nostri ormoni, aiutandoci nelle varie fasi della giornata, dal momento di risvegliarci al rilassarci. Quindi, se la luce artificiale segue questo canone anche grazie a sistemi intelligenti già oggi presenti, allora potremo centrare l’obiettivo di coniugare illuminazione e benessere», rileva Iannone. Per far questo c’è bisogno di far accrescere la consapevolezza e la conoscenza degli utenti finali, attraverso una serie di interventi pensati allo scopo.

Circa-Diana: così la luce rispetta l’orologio biologico

Tutto questo percorso è possibile già oggi. Lo testimonia quanto fatto dai due lighting designer nel loro lavoro, dall’allestimento delle mostre agli spazi condivisi, fino al “Paese Ritrovato”, il primo villaggio in Italia dedicato alla cura di persone con forme di demenza e affette dalla sindrome di Alzheimer.

Oggi stanno lavorando al Liceo Paritario “Enrico Fermi” a Milano, dove hanno avviato una collaborazione con dirigenza, docenti, studenti e la comunità cinese, molto presente nel quartiere, per predisporre l’illuminazione in grado di agevolare i ragazzi impegnati nello studio, rendendola così quanto più mirata ai ritmi circadiani e migliorando le capacità di apprendimento. L’attività è in piena sperimentazione e la ricerca è in corso.

Illuminazione e benessere, dalla scala residenziale a quella di città

Proprio a questo riguardo si pone la loro ultima creazione: Circa-Diana, lampadina geolocalizzata in termini di longitudine, latitudine e ora, con memoria di posizione e di tempo, in grado di emettere uno spettro luminoso che supporta l’orologio biologico umano nel ritmo sonno-veglia e nelle funzioni cognitive. Questo è possibile grazie all’elemento digitale, in questo caso all’app che permette di settare il punto luce direttamente con la geolocalizzazione.

Lampada Circa-Diana
Lampada Circa-Diana

In mostra a Light & Building 2026, è una soluzione frutto delle conoscenze scientifiche maturate negli anni dei due esperti e, soprattutto, si rivolge a tutti: «è una tecnologia popolare, nel senso che è pensata per tutti».

Lampada Circa-Diana

Sarà proposta a un prezzo accessibile proprio per permettere a quante più persone di fruire dei benefici di una luce su misura dell’orologio biologico. «In un prossimo futuro, si potrà pensare di accedere al cloud e di fornire servizi aggiuntivi e mirati, aprendo queste specifiche conoscenze a un livello più ampio di quello domestico, aprendosi a scala di città», prefigurano, in conclusione, Iannone e Tellini.

FAQ Illuminazione e benessere

Cosa si prefigge lo Human Centric Lighting?

HCL intende promuovere il benessere, l’umore e la salute delle persone. Può migliorare la concentrazione, la sicurezza e l’efficienza negli ambienti di lavoro o educativi. Può supportare i processi di guarigione e la prevenzione di malattie croniche tra le persone con routine quotidiane irregolari o in assistenza agli anziani.
In contesti residenziali, l’illuminazione incentrata sulla persona può ridurre i disturbi del sonno, per esempio.

Cos’è il ritmo circadiano?

La vita sulla Terra è adattata alla rotazione del nostro pianeta. Gli organismi viventi, compresi gli esseri umani, hanno un orologio biologico interno che li aiuta ad anticipare e adattarsi al ritmo regolare della giornata.
Questo orologio biologico interno adatta la fisiologia alle diverse fasi della giornata, regolando funzioni critiche come il comportamento, i livelli ormonali, il sonno, la temperatura corporea e il metabolismo.
Gli scienziati statunitensi, Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young, sono riusciti a spiegare scientificamente il funzionamento. La scoperta e il relativo studio è valso loro il Premio Nobel per la Medicina nel 2017.

L’importanza dell’illuminazione trova spazio nella Direttiva Case Green?

Sì. EPBD segnala che la prestazione energetica degli edifici dovrebbe essere calcolata in base ad una metodologia che potrebbe essere differenziata a livello nazionale e regionale. Tale metodologia dovrebbe comprendere, oltre alle caratteristiche termiche, altri fattori che svolgono un ruolo di crescente importanza, come l’effetto «isola di calore urbano», il tipo di impianto di riscaldamento e condizionamento, l’impiego di energia da fonti rinnovabili, i sistemi di automazione e controllo dell’edificio, il recupero del calore dall’aria esausta o dalle acque reflue, il regime di bilanciamento, le soluzioni intelligenti, gli elementi passivi di riscaldamento e raffrescamento, i sistemi di ombreggiamento, la qualità dell’ambiente interno, un’adeguata illuminazione naturale e le caratteristiche architettoniche dell’edificio.

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