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Indice degli argomenti Toggle Come l’edilizia si può reinventare nell’era della digitalizzazione e dell’AIIl ruolo dell’intelligenza artificiale per l’edilizia in ItaliaAI in edilizia: le possibili trasformazioniCostruire per tessere connessioniIl costruttore del 2035 Difficile fare previsioni sull’edilizia in Italia. Le incertezze del settore che guarda al post Superbonus, al PNRR agli sgoccioli, al recepimento della Direttiva “Case Green” ha cominciato a fare i primi bilanci col 2025 e guardare al 2026 con uno sguardo incerto. Fabio Millevoi, direttore ANCE Friuli Venezia Giulia “per professione e futurista per necessità”, come ama definirsi, nel suo recente libro “Il filo a piombo del XXI secolo” (Graphe.it edizioni) afferma che “nella transizione storica che stiamo vivendo, il settore può cercare di difendere le posizioni (rischiando di naufragare) oppure decidere di reinventarsi riempiendo il deficit di futuro di un rinnovato contesto valoriale”. Fabio Millevoi Come l’edilizia si può reinventare nell’era della digitalizzazione e dell’AI Quali passi sono necessari per reinventarsi, alla luce delle nuove sfide e opportunità portate dalla digitalizzazione, dall’AI, dall’innovazione tecnologica? «Il settore delle costruzioni si trova davanti a una scelta netta: difendere le proprie abitudini, rischiando l’irrilevanza, oppure reinventarsi colmando quello che nel libro definisco un deficit di futuro. La reinvenzione, o meglio la sua “riconfigurazione”, non passa solo dall’adozione di nuove tecnologie, ma da un cambio di postura culturale. Digitalizzazione e intelligenza artificiale non chiedono al settore di correre più veloce, ma di guardare più lontano. Il primo passo è quindi smettere di pensare all’innovazione come a un aggiornamento tecnico e iniziare a considerarla come una leva per ridefinire senso, responsabilità e direzione del costruire», risponde l’esperto di settore, docente a contratto in Futures studies e Sistemi anticipanti nel Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste, nonché autore della teoria CASA (acrostico di Creatività, Attrattività, Sensibilità, Azienda). Sarà proprio Millevoi ad aprire il convegno “Klimhouse (R)evolution: il ruolo dell’AI per un’edilizia sostenibile ed efficiente” che si terrà a Klimahouse (venerdì 30 gennaio 2026, 15-17.30, Klimahouse Stage Corsa C18), con un’analisi di scenari dedicata all’edilizia. Il ruolo dell’intelligenza artificiale per l’edilizia in Italia Il fattore IA oggi è ubiquo in molteplici settori e di sicuro interessa anche il mondo edile. Per quanto riguarda l’edilizia in Italia, ANCE ha sottolineato le difficoltà per le imprese nel reperire manodopera. Dal 2008 al 2018, il settore edile ha perso circa 600mila addetti, “un gap che non è stato più colmato del tutto”, ammette la stessa Associazione nazionale, che ha quantificato in almeno 265mila le professionalità da reperire per far fronte alle sfide del PNRR. “L’intelligenza artificiale può essere considerata alleata del settore, sostenendone la produttività e diventando leva di attrattività per i più giovani”, ha espresso in una nota. Che ruolo avrà, quindi, l’intelligenza artificiale nel futuro dell’edilizia? «Prima di parlare del ruolo dell’intelligenza artificiale, è necessario chiarire un equivoco di fondo: l’IA non è una tecnologia semplicemente “accelerante”. Non è un BIM più veloce, un software più potente o un algoritmo che ottimizza ciò che già facciamo. È una rivoluzione di sistema, paragonabile, per impatto, all’agricoltura. Quest’ultima non si è limitata a far crescere meglio le piante. Ha trasformato un essere umano nomade in stanziale, ha ridisegnato il rapporto con il tempo, con il lavoro, con il territorio. Oggi posso coltivare una piantina di pomodoro sul terrazzo, ma quel gesto è figlio di una trasformazione culturale profonda, non di una semplice tecnica. L’intelligenza artificiale funziona allo stesso modo: non è una strategia da applicare, è uno spazio nuovo in cui ci muoviamo, ed è proprio questo che la rende difficile da comprendere e che ci obbliga a spostare la domanda da “cosa può fare per noi?” a “che futuri vogliamo costruire insieme a lei?”. Se non ci poniamo questa domanda, rischiamo di subirla. Se invece la affrontiamo consapevolmente, l’IA può diventare uno spazio di possibilità condivise, capace di amplificare il giudizio umano, non di sostituirlo», afferma Millevoi. AI in edilizia: le possibili trasformazioni Posto che sull’intelligenza artificiale ci si sta già muovendo, ma per quanto riguarda l’edilizia in Italia, siamo ancora agli albori, quali cambiamenti concreti introdurrà questa trasformazione nel modo di progettare, prendere decisioni e costruire un’edilizia sostenibile e orientata al ben-essere? «L’IA avrà sicuramente un ruolo che va oltre l’efficienza. Certo, potrà migliorare la progettazione sostenibile, simulare impatti ambientali, ottimizzare l’uso delle risorse, aumentare la sicurezza e la qualità degli spazi. Ma il vero salto non sarà tecnico: sarà culturale e organizzativo – spiega Millevoi –. L’intelligenza artificiale ci costringerà a ripensare come si prendono le decisioni, chi se ne assume la responsabilità, e come si bilanciano dati, esperienza e giudizio umano. Non ci dirà cosa fare: ci metterà davanti a scelte più complesse, e quindi più esigenti». In questo senso, l’IA non sostituirà il costruttore, ma ne amplificherà il ruolo. «L’intelligenza artificiale diventerà uno strumento per tenere insieme complessità che oggi facciamo fatica a gestire: sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e benessere delle persone. Ci aiuterà a vedere meglio, ma non a scegliere al posto nostro. Per questo credo che il futuro dell’edilizia non sarà un futuro “automatico”, ma un futuro “aumentato”: cantieri in cui le competenze umane – esperienza, manualità, responsabilità, senso del limite – dialogheranno con le capacità dell’IA non per correre di più, ma per costruire meglio. Non per prevedere tutto, ma per orientarsi con più consapevolezza dentro l’incertezza». Costruire per tessere connessioni Tra i concetti più forti de “Il filo a piombo del XXI secolo” si ritrova la comunità, le connessioni, la forza di interagire e per tessere insieme traiettorie di futuro, tutti concetti utili all’edilizia in Italia. Come devono essere declinati tali concetti nel mondo dell’edilizia? «Nel mio libro, e nel gioco Filo2035 che ne nasce, ho scelto dieci parole che non sono concetti astratti, ma parole che attivano azioni. Le considero infrastrutture invisibili: quando vengono pronunciate e praticate, producono effetti reali sui modi di progettare, costruire, collaborare. Nel mondo dell’edilizia questo significa ripensare la comunità non come un perimetro, ma come un campo di relazione. Costruire oggi non è solo realizzare opere, ma tessere connessioni: tra saperi diversi, tra professionisti, tra imprese e territori, tra presente e futuro. Un futuro che non nascerà da singoli attori eccellenti, ma da ecosistemi capaci di pensare insieme, di unire i puntini, di condividere responsabilità e visione. È in questa trama condivisa che le parole smettono di descrivere e iniziano a costruire. Per essere più chiaro, nel libro mostro come queste parole vadano continuamente disinnescate dai luoghi comuni, per esempio: Consapevolezza non è introspezione, è accorgersi di poter scegliere Organizzazione non è controllo, è rendere abitabile la complessità Ribellione non è rottura, è spostare la traiettoria Ridurre non è perdere, è togliere per far emergere Complicità non è accordo, è legame che rende possibile l’azione Tutte queste parole nascono, nel libro, da una parola più antica e più ampia: costruire. Non come sinonimo di edificare, ma come gesto che tiene insieme visione e azione. Costruire significa prendere posizione nel mondo, trasformare un’intenzione in realtà, rendere abitabile un futuro. Come nel Kotodama, dire una parola significa attivare un campo. E costruire è la parola–campo che tiene insieme tutte le altre: non solo per i costruttori, ma per chiunque oggi sia chiamato a dare forma, responsabilmente, a ciò che verrà». Il costruttore del 2035 Sempre nel suo libro tratteggia il costruttore del 2035. Quali saranno gli elementi imprescindibili in chi sarà artefice dell’edilizia in Italia, delle realizzazioni e ristrutturazioni del panorama edilizio del prossimo futuro? «Il costruttore del 2035 non sarà definito solo dalle competenze tecniche, ma dalla capacità di orientarsi nell’incertezza – specifica Millevoi –. Dovrà saper leggere sistemi complessi, usare strumenti digitali senza delegare il senso, lavorare in squadra, assumersi il peso delle scelte. Rinviando al cuore del libro dovrà avere un suo filo a piombo valoriale perché il futuro non è qualcosa che accade mentre lavoriamo. È qualcosa che costruiamo mentre scegliamo. La vera domanda, allora, resta aperta: vogliamo cantieri che eseguono il futuro deciso da altri o cantieri che partecipano, consapevolmente, a costruirlo?». Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento