Indice degli argomenti Toggle Umidità e infiltrazioni: analisi delle patologie edilizieUmidità di risalita capillareInfiltrazioni da coperture e facciateCondensa superficiale e interstizialeProgettare la protezione dall’acqua: sistemi integrati e approccio prestazionaleImpermeabilizzazione delle strutture: fondazioni, pareti e copertureSistemi di drenaggio e gestione acque meteoricheCondensa e ventilazioneResilienza climatica: dall’edificio al contesto urbanoFAQ Acqua, umidità e resilienza: progettare la protezione dell’edificio Qual è la differenza tra umidità di risalita e condensa?Come si elimina definitivamente l’umidità di risalita?Le membrane bituminose sono ancora efficaci?Come progettare un edificio resiliente agli allagamenti? La VMC aiuta contro muffe e umidità? L’acqua può essere un pericoloso nemico per la salute e la sicurezza degli edifici. Rappresenta, infatti, un fattore particolarmente critico per la durabilità dei materiali e delle strutture. Si presenta insidiosa e sottoforma di differenti fenomeni, come infiltrazioni, umidità di risalita o condensa. Le cause possono essere molteplici e vanno indagate attentamente per una completa rimozione delle stesse, in quanto questo è l’unico modo per risolvere concretamente i problemi connessi alla presenza di acqua. Agire solo sui sintomi del problema può essere inefficace e, alla lunga, ancor più deleterio. Inoltre, gli effetti dei cambiamenti climatici sul clima stanno aprendo nuovi spunti e riflessioni per una progettazione resiliente. Piogge intense e improvvise, fenomeni meteorologici estremi, cambi nelle stagioni, modifiche al tasso di umidità, sono tutti fenomeni che interagiscono con l’edificio e i suoi componenti. Pertanto, diviene fondamentale progettare fin dal principio soluzioni di protezione dall’acqua e dall’umidità. Non è un tema accessorio, ma un asse portante della qualità edilizia, oggi ulteriormente rafforzato dal concetto di resilienza. Umidità e infiltrazioni: analisi delle patologie edilizie Umidità e infiltrazioni sono spesso causa di diverse forme di degrado negli edifici esistenti. Non sempre si tratta di condizioni critiche, ma in ogni caso la presenza di acqua dovrebbe accendere qualche campanello d’allarme. Per intervenire nel modo corretto, però, è essenziale indagare e analizzare le specifiche patologie edilizie che si manifestano, partendo proprio dalla valutazione delle condizioni visive del manufatto. Distaccamenti degli intonaci, fessure, macchie e muffe, incrostazioni: sono tanti i segnali che si possono intercettare, ma ciò che conta è l’origine del fenomeno. Umidità di risalita capillare L’umidità dovuta alla risalita capillare è uno dei fenomeni più studiati quando si parla di degrado del patrimonio edilizio esistente. Si verifica quando l’acqua presente nel terreno risale all’interno delle strutture edilizie attraverso i pori dei materiali. L’altezza di risalita dipende dal diametro dei capillari, dalla natura del materiale e dalle condizioni ambientali in cui si trova la muratura. La risalita capillare non va confusa con altri fenomeni, quali la condensa interstiziale, che si verifica quando il vapore acqueo contenuto nell’aria si trasforma in acqua attraversando la stratigrafia di una parete mal progettata, e le infiltrazioni, dovute all’ingresso diretto di acqua in una struttura. Le conseguenze sono molteplici, generalmente si presentano macchie di umidità, efflorescenze saline, distacchi di intonaco. I sintomi sono indice di una patologia che, se non trattata correttamente, nel tempo può portare anche alla perdita di resistenza meccanica delle strutture. Infiltrazioni da coperture e facciate L’acqua piovana rappresenta una sollecitazione diretta sull’involucro edilizio. La pioggia battente, combinazione di precipitazioni e vento, può infiltrarsi attraverso giunti, fessurazioni o materiali degradati. Le facciate esposte e le coperture piane sono particolarmente vulnerabili a questo fenomeno. In questi casi, il problema non è solo l’ingresso dell’acqua, ma la sua permanenza all’interno dei componenti e dei materiali edilizi, che causa un graduale degrado degli stessi. L’umidità intrappolata, infatti, riduce la capacità isolante dei materiali, accelera i cicli di gelo-disgelo e favorisce la crescita biologica. Le cause delle infiltrazioni possono essere ricondotte a errori di progettazione, ma anche al degrado delle barriere realizzate per una protezione dell’edificio. Membrane e strati impermeabili, infatti, possono perdere la loro efficacia nel tempo e causare una maggior vulnerabilità delle strutture sottostanti. Condensa superficiale e interstiziale La condensa è il risultato di uno squilibrio termoigrometrico, dovuto a diverse cause. In sostanza, quando il vapore acqueo contenuto nell’aria raggiunge una superficie con temperatura inferiore al punto di rugiada, si trasforma in acqua. Questo fenomeno può avvenire sulle superfici interne, causando la cosiddetta condensa superficiale, o all’interno degli strati dell’involucro, ossia generando la condensa interstiziale. In questi casi, la causa è generalmente una errata progettazione degli strati dell’involucro, ad esempio con l’assenza di barriere o freni al vapore adeguati. Può aggravare molto la situazione – se non esserne principale causa – anche una ventilazione insufficiente, soprattutto nel caso di edifici termicamente molto isolati e sigillati. Le conseguenze includono muffe, degrado dei materiali isolanti e problemi igienico-sanitari. Un utile riferimento tecnico progettisti è rappresentato dalla UNI EN ISO 13788:2013 “Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia – Temperatura superficiale interna per evitare l’umidita’ superficiale critica e la condensazione interstiziale – Metodi di calcolo”. Progettare la protezione dall’acqua: sistemi integrati e approccio prestazionale Come anticipato, per risolvere i problemi dovuti a umidità e infiltrazioni è essenziale prevenire le cause che li generano. Il consiglio è quello di partire, fin dal principio, con una progettazione lungimirante e attenta al problema. Ciò permette di evitare la formazione di condensa e di proteggere l’edificio dalle infiltrazioni, scegliendo un approccio preventivo. Impermeabilizzazione delle strutture: fondazioni, pareti e coperture L’impermeabilizzazione di fondazioni, pareti esposte e coperture richiede materiali e sistemi in grado di garantire la totale tenuta all’acqua nel tempo. Tra le soluzioni più diffuse ci sono le membrane bitume-polimero, apprezzate per flessibilità e resistenza agli agenti chimici, e le membrane sintetiche come TPO e PVC-P, leggere, durature e saldabili in opera. In ogni caso, è fondamentale assicurare la continuità del layer waterproofing, evitando interruzioni o giunzioni vulnerabili, per garantire protezione integrale dell’edificio. Nel caso di umidità di risalita nelle strutture esistenti, può essere complesso agire sulle fondazioni esistenti in questo modo. Pertanto è possibile optare per soluzioni quali la costituzione di barriere chimiche o i sistemi elettrofisici. È sempre d’aiuto, in ogni circostanza, la scelta di un intonaco adeguato, macroporoso e deumidificante. Sistemi di drenaggio e gestione acque meteoriche Oltre all’impermeabilizzazione delle strutture è importante, soprattutto per la prevenzione delle infiltrazioni, la gestione efficace delle acque meteoriche. I geocompositi drenanti e le trincee drenanti permettono di convogliare l’acqua lontano dalle fondazioni, riducendo il rischio di risalita e accumulo localizzato. Parallelamente, i sistemi di accumulo e riuso favoriscono la raccolta dell’acqua piovana per usi non potabili, integrando efficienza idrica e sostenibilità. Condensa e ventilazione Il controllo e la prevenzione della condensa è essenziale e richiede la corretta progettazione degli strati di ogni struttura, considerando le temperature attese interne ed esterne. Anche una ventilazione adeguata permette di mantenere l’equilibrio termo-igrometrico tra interno ed esterno, riducendo il rischio di formazione di acqua su superfici e negli strati interni dell’involucro. Il consiglio è quello di valutare sistemi meccanici ben dimensionati per il perfetto ricambio d’aria. Resilienza climatica: dall’edificio al contesto urbano Infine, va detto che proprio a causa dei continui cambiamenti nel clima, la resilienza è diventata un aspetto essenziale per un’edilizia contemporanea di qualità. Questo include anche la capacità di adattarsi alle nuove condizioni climatiche, senza deteriorarsi in modo irreversibile. Gli edifici devono essere capaci di resistere e recuperare in modo rapido anche dopo condizioni di allagamento (si parla anche di progettazione “flood-resilient”), grazie anche a strategie come soglie rialzata, installazione di dispositivi antiallagamento, pavimentazioni drenanti. FAQ Acqua, umidità e resilienza: progettare la protezione dell’edificio Qual è la differenza tra umidità di risalita e condensa? L’umidità di risalita dipende dalla risalita di acqua dal terreno, si muove verso l’alto all’interno delle murature. Diversamente, la condensa si forma quando il vapore acqueo nell’aria si trasforma in acqua sulle superfici o negli strati dell’involucro a causa di differenze termoigrometriche. Come si elimina definitivamente l’umidità di risalita? L’umidità di risalita, nel caso di edifici esistenti, si elimina tramite la creazione di specifiche barriere orizzontali, con iniezioni chimiche e drenaggi. La soluzione deve essere mirata al tipo di muratura e alle condizioni del sito. Nel caso dei nuovi edifici, si procede con l’impermeabilizzazione delle fondazioni. Le membrane bituminose sono ancora efficaci? Le membrane bituminose rimangono efficaci se installate correttamente e mantenute nel tempo, offrendo protezione duratura contro infiltrazioni e umidità. Sono ancora tra le soluzioni più diffuse, soprattutto per coperture piane, terrazzi e balconi. Come progettare un edificio resiliente agli allagamenti? Un edificio resiliente agli allagamenti combina soglie rialzate, sistemi drenanti, pavimentazioni permeabili. Inoltre, possono essere d’aiuto la progettazione di verde tecnico, che agisce sulla capacità drenante e di resistenza del terreno, e l’utilizzo di materiali durevoli, resistenti all’acqua. La VMC aiuta contro muffe e umidità? La ventilazione meccanica controllata (VMC) riduce l’umidità interna e il rischio di muffe, migliorando il comfort e la salubrità degli ambienti. È essenziale soprattutto negli edifici molto isolati e altamente impermeabili all’aria. Deve essere progettata e dimensionata nel modo corretto. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento