Materiali da costruzione degli edifici a fine vita: non chiamateli rifiuti

Costruire, decostruire, recuperare. Il destino dei materiali da costruzione per gli edifici a fine vita può essere riscritto, evitando la discarica e contribuendo a un progetto più ampio di decarbonizzazione e riduzione dell’impatto ambientale. Il progetto biennale “Estetica del riuso” ha messo sul tavolo della discussione tre punti: individuare e mappare le sfide e criticità legate al riuso; redigere un piano d’azione per incrementare concretamente il riutilizzo di materiali in ambito urbano; promuovere la diffusione e la comprensione delle “nuove estetiche del riuso“, contribuendo alla costruzione di nuovi immaginari collettivi.

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Materiali da costruzione degli edifici a fine vita: non chiamateli rifiuti

Dibattito, scambio di esperienze, nuove basi di preparazione dei futuri architetti e di pratica quotidiana del costruire (e decostruire). Questo il campo di azione del progetto “Estetica del riuso”, ideato da New Generations, piattaforma europea che indaga i cambiamenti nella professione architettonica analizzando le pratiche emergenti più innovative, e VIC (Vivero de Iniciativas Ciudadanas), ente di innovazione urbana con sede a Madrid che fornisce servizi di co-progettazione, innovazione cittadina e implementazione di progetti trasformativi nello spazio pubblico, in collaborazione con l’Università di Architettura Roma Tre, l’Accademia Reale di Spagna a Roma, il gruppo di ricerca HEAT dell’Università Politecnica di Madrid e il supporto dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia. Un’iniziativa che ha vinto il bando di finanziamento “Roma creativa 365. Cultura tutto l’anno” in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Fra gli strumenti utilizzati per dare corpo al messaggio sono stati i laboratori tematici, che si sono tenuti in autunno a Roma con la partecipazione di ricercatori, architetti e studiosi. Al centro dell’attenzione le tematiche “calde” del dibattito in corso, come l’esigenza di lavorare sul glossario definendo il contesto e il significato dei termini e azioni di riuso, riciclo e riconversione nel campo dell’economia circolare, lo stato di normativa e cataloghi, con le esperienze più avanzate in corso in Svizzera, Francia, Olanda e Belgio; fino alla pratica vera e propria con l’analisi dei processi circolari di smontaggio, trasporto, trattamento e stoccaggio dei materiali.

Dalla ricerca alla didattica

I contenuti del progetto “Estetica del riuso” trovano spazio nella didattica dell’architettura. Nell’ambito del laboratorio di Modelli e Prototipi (Lamp) del dipartimento di Architettura di Roma Tre, ha preso vita il PARC, Progetto di Architettura Circolare, dedicato ai temi dell’economia circolare e della gestione sostenibile delle risorse con un approccio multidisciplinare. L’attualità del tema trattato non si ferma alla ricerca, perché sul progetto “l’Università ha investito istituzionalizzandolo come un corso opzionale”, spiega Luca Montuori, professore associato presso il dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre. Nel PARC, “i ragazzi vedono che si lavora e si realizzano opere con la collaborazione di docenti, ricercatori, tecnici e partner esterni fra composizione architettonica, strutture, tecnologie e ingegneria”.

Il posizionamento della targa PARC sul magazzino di stoccaggio alla presenza di Iñaqui Carnicero
Il posizionamento della targa PARC sul magazzino di stoccaggio alla presenza di Iñaqui Carnicero

Gli studenti lavorano sul tema del riuso grazie anche a una convenzione con l’Accademia di Francia per riutilizzare i materiali di scarto delle iniziative del Festival des Cabanes, laboratorio di sperimentazione e pratica architettonica che si svolge nei giardini di Villa Medici.

Le attività comprendono il recupero dei materiali utilizzati (legno in primis), la catalogazione, la raccolta in un apposito magazzino messo a disposizione dall’ateneo, e il montaggio di piccole costruzioni.

La microstruttura di ombreggiamento a Nepi (VT)

Le due realizzazioni già all’attivo, curate dagli studenti con un team interdisciplinare, sono strutture per l’ombreggiatura degli spazi pubblici: la prima è nel cortile del dipartimento di Architettura e definisce uno spazio per l’incontro e la convivialità; la seconda è a Nepi, nel Viterbese, con la realizzazione di una microarchitettura in legno riciclato e materiali di recupero nel giardino del Centro sociale anziani, spazio ombreggiato di sosta e inclusione sociale, nell’ambito del progetto europeo EHHUR – Eyes Hearts Hands Urban Revolution, finanziato dalla Commissione Europea con il programma Horizon 2020 e basato sui principi del programma europeo del New European Bauhaus.

Progettare per decostruire

L’ultimo workshop in ordine di tempo, a dicembre dello scorso anno, ha raccolto un panel di studiosi, italiani e stranieri, per avviare con gli studenti un vero e proprio lavoro metodologico che parte dal cogliere la differenza sostanziale fra riuso e riciclo dei materiali, per arrivare alle pratiche di archiviazione, catalogazione, denominazione.

Per rendere i futuri architetti più consapevoli della valenza, anche estetica, del recupero dei materiali, con un approccio progettuale che utilizza strumenti sofisticati di modellazione tridimensionale e pratiche di realizzazione e rimontaggio dei pezzi limitando al massimo gli sprechi.

L’obiettivo di arrivare a percentuali elevate di riciclo e riuso dei materiali nei cantieri di demolizione dell’edilizia sembra ancora lontano; ma, fin dalla preparazione didattica, è possibile arare il terreno per cambiare il modo di costruire e decostruire.

“Auspichiamo che i giovani si formino con una modalità diversa. Alcuni progettisti partecipanti ai workshop hanno mostrato come ci siano nuove forme di lavoro intorno al tema del riuso, mentre altri concepiscono già i loro edifici sapendo quali parti si potranno in futuro riutilizzare, vedendo l’edificio come una discarica o un passaggio temporaneo di stato dei materiali”, continua Montuori. La burocrazia che, quantomeno e soprattutto in Italia, ruota attorno alla gestione e smaltimento dei rifiuti rappresenta un altro ostacolo da superare. “Le normative italiane sono molto rigide sul riuso dei materiali, appena il materiale viene conferito in discarica diventa rifiuto e rimuoverlo da questa categoria è un grande problema. Di questo abbiamo parlato anche con l’Ordine degli architetti di Roma, sensibile al problema, per dire che bisognerebbe lanciare una carta italiana per la norma sul riuso che permetta di fare ciò che già avviene per esempio in Francia, dove gli appalti pubblici impongono una percentuale di riuso dei materiali”.

UniRoma: La struttura ombreggiante realizzata nel cortile del Dipartimento di Architettura
UniRoma: La struttura ombreggiante realizzata nel cortile del Dipartimento di Architettura

La sfida guarda al futuro: sarà possibile arrivare a una percentuale elevata di riuso del materiali provenienti dalla demolizione e decostruzione edilizia?

“Noi ci auguriamo che, grazie a iniziative di sensibilizzazione come questa, nei criteri ambientali minimi degli appalti si introducano modalità di selezione delle imprese che guardino anche a materiali di riuso e non solo di riciclo”.

Riuso, costi e benefici

Il passaggio ineludibile per guardare al riutilizzo di materiali e componenti edilizi è lo sviluppo di nuove potenzialità e modi di costruire, basati su un approccio scientifico preciso e dettagliato per la gestione complessa dell’intero processo di recupero, catalogazione, riuso.

Il dipartimento di Architettura a Roma Tre e i dottorati di ricerca si sono concentrati con particolare attenzione sulle possibilità di recupero del vetro e dei materiali di scarto derivanti dalla produzione di laterizi. Nel laboratorio si lavora oggi soprattutto con il legno e il cartone: grazie a contatti con gli allestitori, con il cartone riutilizzato sono stati prodotti arredi da interno e promosso iniziative e workshop presso le scuole primarie.

UniRoma: La struttura ombreggiante realizzata nel cortile del Dipartimento di Architettura

“Uno dei temi che ci stiamo ponendo adesso, insieme con un gruppo di ingegneri, è il seguente: se voglio costruire una struttura in uno spazio pubblico come posso ricertificare i materiali legnosi e dichiarare che questi possiedono le caratteristiche meccaniche e statiche necessarie? Stiamo arrivando a stabilire un metodo per ri-garantire la qualità dei materiali, sempre nel rispetto delle diverse filiere”.

Se il cemento può produrre solo nuovi inerti, da legno, vetro, laterizi e cartone è possibile ricavare nuova materia prima attraverso il riciclo o riutilizzare elementi e componenti architettonici per la realizzazione di nuove strutture. Il consumo energetico nei processi di lavorazione fa la differenza. Per esempio, continua Montuori, “occorre valutare bene gli impatti. Se riusare il vetro costa più energia che farlo ex novo, per il mattone è possibile capire quanta percentuale calcolare di riuso e, in parte, di riciclo”.

Spazio per lo stoccaggio

La disponibilità di un’area protetta di stoccaggio dei materiali è centrale e, perlomeno in Italia, non scontata o supportata da iniziative dedicate.

A Bruxelles, in Belgio, lo studio di progettazione cooperativa Rotor indaga l’organizzazione dell’ambiente materiale sviluppando posizioni critiche attraverso la ricerca e la progettazione. La possibilità di riutilizzare gli scarti provenienti dall’edilizia in ottica di economia circolare e riduzione dell’impatto ambientale è una delle opportunità da cogliere. Da questa esperienza lo studio ha lanciato il progetto spin-off Rotor Deconstuction, dove il riuso è, anche, un’opportunità economica tout court e il materiale recuperato viene reimmesso sul mercato.

Come riporta il sito web della cooperativa, Rotor Deconstruction si occupa del riutilizzo dei materiali da costruzione: smantella, lavora e commercializza componenti edilizi di recupero anche provenienti da altri fornitori rimettendoli in circolo in nuovi cantieri. Per lo svolgimento di questa attività, usufruisce dello spazio messo a disposizione dalla pubblica amministrazione, “un capannone da 30mila metri quadri che doveva essere demolito – continua Montuori -. Loro hanno detto ‘non demolitelo, datelo a noi’ e hanno sottoscritto un accordo con la Regione COMPETENTE che lo ha affittato a un costo basico”.

A Roma si è mosso un primo passo in questa direzione. Lo spazio di stoccaggio dei materiali è stato messo a disposizione dall’Università ed è stato inaugurato da Iñaqui Carnicero, segretario generale del ministero dell’Agenda Urbana, dell’Abitazione e dell’Architettura del Governo di Spagna, curatore del padiglione iberico alla Biennale di Venezia. Dove la Spagna ha presentato il lavoro di ricerca “Internalities”, non a caso concentrato su sforzi e potenzialità della decarbonizzazione, della decostruzione e del riuso nel settore edilizio sulla base di cinque concetti chiave: Materiali, Energie, Lavoro, Rifiuti ed Emissioni.

Esposizione dei modelli alla Biennale dello Spazio Pubblico 2025
Esposizione dei modelli alla Biennale dello Spazio Pubblico 2025

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