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Una ricerca realizzata dall’Ufficio studi di Nuvap nel periodo del lockdown ha dimostrato una correlazione tra presenza delle persone e inquinamento indoor. Ma grazie a monitoraggio costante e areazione si può correggere il trend L’Ufficio studi di Nuvap, azienda specializzata nel monitoraggio di tutte le sostanze inqunanti presenti in edifici, durante il lockdown a causa dell’emergenza coronavirus, ha realizzato una ricerca che dimostra il legame tra presenza delle persone negli ambienti e aumento delle sostanze inquinanti. In particolare sono stati analizzati dei campioni di dati su CO2 e Composti Organici Volatili (VOC), raccolti dal device Nuvap sia in ufficio che in casa, fra il 1 gennaio e il 30 aprile 2020. Emerge chiaramente che la concentrazione degli inquinanti aumenti significativamente con la presenza delle persone: se infatti fino al 10 marzo i valori erano maggiori negli uffici, con l’inizio del lockdown sono diventati più alti nelle case (la concentrazione di anidride carbonica è stata generalmente superiore a 2.000 ppm, mentre il valore massimo di rife-rimento è pari a 1.500 ppm), con valori che hanno anche superato quelli medi registrati negli uffici nel periodo precedente. Una tendenza dovuta probabilmente alla presenza di tutta la famiglia in casa, alle attività svolte dagli occupanti, ma anche all’uso di sostanze disinfettanti e a un’areazione non corretta. In realtà bastano pochi accorgimenti per migliorare la qualità dell’aria indoor, innanzitutto un’adeguata areazione assicura una diminuzione della concentrazione di VOC e di CO2. Quindi banalmente basta aprire spesso le finestre. Ma nella ricerca si sottolinea anche un aumento degli inquinanti a seguito della pulizia, effettuata con l’utilizzo di una soluzione di alcool etilico, di superfici quali tavoli e sedie. Naturalmente è altrettanto importante un monitoraggio costante dei potenziali inquinanti, il ritorno ad una giusta qualità dell’aria. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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