In vista della definizione, entro la fine dell’estate, del tetto dell’elemento economico territoriale per la contrattazione integrativa il presidente dell’Ance, Claudio De Albertis, e il segretario generale nazionale della Fillea/Cgil, Franco Martini, hanno esposto le loro proposte per combattere infortuni e lavoro nero. I dati riguardanti gli incidenti sul lavoro elaborati dall’associazione dei costruttori indicano, sulla base del rapporto fra infortuni e ore lavorate, una diminuzione del 20% circa del numero degli infortuni nel quadriennio 1993-97. Dati positivi che comunque “devono costituire uno sprone per proseguire nell’impegno comune Ance-sindacati sul piano della sicurezza in cantiere”, secondo De Albertis. “Bisogna migliorare il processo organizzativo del lavoro ma vorremmo avere anche una maggiore libertà di gestire i fattori della produzione. Invece troppe norme ci vincolano. Pensiamo alle disposizioni sul subappalto presenti nella legislazione sui lavori pubblici. Nel nostro settore inoltre il peso contributivo che grava sulle aziende è molto forte e rappresenta uno stimolo all’evasione – continua il presidente dell’Ance – non bastano Ance e sindacati a definire la partita. C’è un terzo incomodo: il legislatore”. Sulla flessibilità non è d’accordo Franco Martini che parla di un falso problema. “Non è così che si può recuperare competitività sui mercati. Il lavoro nero è conseguenza della destrutturazione del sistema delle imprese. Le aziende pensano di recuperare margini di competitività anche in questo modo – afferma Martini – Sono d’accordo sull’utilità dello strumento fiscale ma va pensata una politica di aiuti non indiscriminati: incentiviamo, per esempio, solo le imprese che scelgono l’innovazione. Chiediamo pure di più allo Stato ma facciamo anche noi la nostra parte e proviamo a immaginare processi di aggregazione e messa in rete delle aziende”. Un processo che rimane comunque complesso considerata la realtà del territorio nazionale che, afferma De Albertis, appare molto articolata. Una soluzione parziale del problema può arrivare secondo il presidente dell’Ance dagli incentivi fiscali a supporto dei consorzi stabili, dalla decontribuzione dei superminimi e da controlli più efficaci. Diversa la ricetta del segretario della Fillea Cigl: ripensare il sistema degli istituti paritetici, che sono “nati in altre epoche e oggi devono affrontare problemi inediti, e che spesso sono espressione di conservatorismo e autoreferenzialità”, e un carico contributivo che non sia solo un peso ma diventi “virtuoso in termini di maggiori servizi offerti alle aziende e ai lavoratori”. FONTE COSTRUIRE Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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