Degrado degli edifici: infiltrazioni d’acqua, cause, danni e soluzioni per la sicurezza strutturale 03/04/2026
Gli interventi di efficientamento del patrimonio edilizio, a partire dagli edifici residenziali, e la decarbonizzazione ed elettrificazione dei sistemi di riscaldamento, potrebbero dimezzare i consumi e la dipendenza dal gas. I risultati dello studio realizzato da Elemens per Legambiente e Kyoto Club La guerra ha reso ancore più evidente la necessità di affrontare con urgenza la crisi energetica e la dipendenza dal gas . Il Rapporto presentato nei giorni scorsi ““Dal Gas alle rinnovabili. Scenari e benefici economici dalla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici”, realizzato da Elemens per Legambiente e Kyoto Club, mostra che il primo, fondamentale, passo è la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento, a partire dagli edifici civili, e l’abbattimento degli impianti fossili, considerando che il gas naturale è il principale vettore energetico utilizzato per il riscaldamento (59,5%). Le tecnologie per sostituire le caldaie a gas ci sono, ma è necessario un impegno da parte della politica verso l’efficientamento energetico, prevedendo per esempio lo stop al 2025 degli apparecchi derivanti da fonti fossili. Il focus della ricerca sono gli edifici e il loro riscaldamento: i primi infatti contribuiscono in modo sostanziale ai miliardi di mc di gas importato, il secondo pesa per circa 2/3 dei consumi di energia negli edifici – ha spiegato Tommaso Barbetti di Elemens. Il riscaldamento civile sul totale dell’import di gas – che per il 40% proviene dalla Russia- pesa per circa il 35%. Intervenendo sui due fronti dell’efficientamento del patrimonio edilizio – partendo dagli edifici in classe G, ed elettrificazione dei consumi per il riscaldamento domestico, l’Italia potrebbe diminuire i consumi di gas di circa 5,4 miliardi di metri cubi al 2025 e arrivare al 2030 a ben 12 miliardi di mc. I benefici sarebbero molti sul fronte della diminuzione delle emissioni – con un risparmio di 22 milioni di tonnellate di C02, salubrità degli ambienti, qualità dell’aria e diminuzione delle bollette. Senza dimenticare naturalmente l’indipendenza energetica. Per garantire questo risultato, coerentemente con quanto previsto dalla strategia europea Renovation Wave, bisognerebbe riqualificare ogni anno il 3% del patrimonio edilizio, in modo da diminuire il consumo di energia finale termica, portandolo dai 136 kWh/m2/anno a 50 kWh/m2/anno, ed elettrificando i consumi per il riscaldamento grazie alle pompe di calore, garantendo in questo modo un salto di ¾ classi di efficienza. E’ una strada che si deve percorrere in tutta Europa considerando che, come ha sottolineato Clementina Taliento dell’Ufficio stampa e comunicazione di Kyoto Club, dagli impianti di riscaldamento dipende il 12% delle emissioni di CO2 e il 28% del consumo energetico annuale. Molti paesi si stanno muovendo in questa direzione: in Irlanda è stato approvato un progetto per la riqualificazione energetica di 500.000 case con classe energetica pari ad almeno la classe B2. La Francia ha invece aumentato fino a 9.000 € l’incentivo a supporto dell’installazione di pompe di calore. Dallo studio emerge che nel nostro paese la Sardegna, oggi l’unica regione italiana non ancora metanizzata tramite la rete nazionale, potrebbe diventare un importante laboratorio in cui testare le soluzioni proposte di efficientamento degli edifici ed elettrificazione dei sistemi di riscaldamento. Gli impatti su efficienza e risparmio di mc a fronte degli strumenti di incentivazione In Italia sono 17,5 milioni (su circa 26 milioni) le abitazioni che usano caldaie a gas per il riscaldamento e i consumi civili, con 32 miliardi di metri cubi ogni anno, contano per il 43% di quelli nazionali. Per il 70% si tratta di edifici in classe energetica inferiore alla D. Gli strumenti di incentivazione introdotti – ha spiegato Barbetti – hanno raggiunto buoni risultati sul fronte dell’efficienza energetica, mentre il calo di gas naturale correlato alle nuove soluzioni è insufficiente, con circa 0,3 miliardi di metri cubi di gas risparmiati, a fronte di 27 miliardi di euro di detrazioni fiscali. “Un risultato che non stupisce considerando che ecobonus e superbonus comprendono anche le caldaie a condensazione a gas”. Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente ha sottolineato che la priorità è l’efficientamento del patrimonio edilizio sostenuto anche dagli incentivi, che però vanno rivisti: “scegliendo come priorità gli edifici più energivori, premiando chi più riduce i consumi, aiutando chi oggi sta più soffrendo la crisi con interventi negli edifici di edilizia residenziale pubblica e dove vivono le famiglie in condizioni di povertà energetica”. Tra le altre proposte Legambiente e Kyoto Club chiedono che entro 3 anni vengano eliminate le agevolazioni IVA e accise su gas; che le caldaie a gas vengano escluse dagli incentivi e sia previsto il divieto di installazione nei nuovi interventi edilizi (dal 2024) e nelle ristrutturazioni (dal 2027), verso una progressiva elettrificazione dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento grazie alle pompe di calore integrate con fonti rinnovabili. Si tratta di uno scenario più spinto rispetto a quello previsto dal PNIEC che però va aggiornato considerando il programma fit for 55%. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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