Il riuso adattivo per creare le città del futuro

Per le città resilienti è importante studiare delle strategie di rigenerazione urbana che conservino il patrimonio storico e che al contempo guardino al futuro. Il riuso adattivo è una pratica che permette di ridurre l’impatto ambientale degli edifici dando una nuova veste agli spazi preesistenti.

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Il riuso adattivo per creare le città del futuro: 5 progetti innovativi

Il riuso adattivo si sta affermando come uno strumento centrale nella pianificazione urbana: la trasformazione degli edifici preesistenti è una modalità di risposta alle sfide contemporanee legate alla gestione di un patrimonio edilizio in crescita, spesso sottoutilizzato e diversificato.

Ma cosa si intende per riuso adattivo? Si tratta di un approccio che consiste nel riconvertire edifici esistenti a nuovi usi, preservandone al contempo le caratteristiche storiche e architettoniche più rilevanti. Le pratiche di riuso adattivo possono estendere significativamente la vita utile di un edificio: intervenire sul costruito ha un valore sia in termini economici che ambientali rilevanti.

Dal punto di vista della sostenibilità, l’adattamento degli edifici esistenti rappresenta una strategia vantaggiosa sotto più aspetti. Se confrontato con la demolizione e la ricostruzione, il riuso adattivo richiede minori risorse, riducendo i costi complessivi.

Anche la funzione di memoria storica degli edifici è preservata: il riuso adattivo conserva il tessuto urbano consolidato, proteggendo i punti di riferimento che determinano il carattere di una città.

I progetti di riuso adattivo sono numerosi e portano la firma di studi più o meno noti. Alberghi, spazi commerciali, nuovi uffici, poli culturali: le opere di riuso adattivo hanno dato vita a spazi innovativi e sorprendenti.

In questo approfondimento abbiamo scelto di trattare l’aspetto di trasformazione culturale degli edifici architettonici selezionando 5 progetti dei più noti studi al mondo.

La trasformazione di un ex magazzino di tabacco – Studio Gang

Il team americano di Studio Gang si è occupato della trasformazione di un’ex magazzino del tabacco risalente agli anni ’10 in un nuovo spazio dedicato al design per l’Università del Kentucky. Situato in una porzione marginale e poco sfruttata del campus di Lexington dell’Università del Kentucky, l’ex magazzino, costruito nel 1917, fu acquisito dall’ateneo nel 1959 e destinato temporaneamente a ospitare i programmi artistici dell’istituto.

La trasformazione di un ex magazzino di tabacco per l’Università del Kentucky
Img by Studio Gang

“Prolungare la durata di vita degli edifici esistenti è uno dei modi più significativi per limitare il nostro impatto sull’ambiente e ampliare il potenziale creativo dell’architettura”, ha affermato Jeanne Gang, socia fondatrice dello Studio Gang.

Il lavoro di Studio Gang ha permesso il riuso adattivo dello spazio industriale restituendolo alla comunità sotto forma di luogo culturale: l’edificio di 12.210 mq ospiterà infatti il College of Design, oltre ad offrire lo spazio per programmi di architettura del paesaggio e per uno studio di ingegneria biomedica.

La trasformazione di un ex magazzino di tabacco per l’Università del Kentucky
Img by Studio Gang

Lo studio ha integrato i nuovi interventi con gli elementi preesistenti, preservando gran parte della struttura originaria, come fondazioni, pareti perimetrali, travi in legno e capriate in acciaio.

Gli interventi di riqualificazione comprendono: una scala centrale nell’atrio, una sala conferenze a doppia altezza, arredi e partizioni mobili, oltre a una tettoia strutturale sviluppata lungo uno dei lati dell’edificio.

V&A Storehouse, l’ibrido innovativo tra spazio espositivo e deposito museale– Diller & Scofidio

Diller & Scofidio (insieme a Renfro) portano nel vivace contesto londinese dell’East Bank il V&A East Storehouse, un progetto ibrido tra spazio espositivo, archivio e deposito museale. Con una vocazione innovativa, il V&A Storehouse ospita 250.000 oggetti, 350.000 volumi e 1.000 archivi provenienti dalle collezioni del V&A, che spaziano dalla moda ai tessuti, dall’arredo al teatro e alla performance, fino alla lavorazione dei metalli, ceramica, vetro, scultura, architettura, pittura e design di prodotto.

V&A East Storehouse, progetto di riqualificazione firmato Diller & Scofidio a Londra
Img by Diller & Scofidio

Nel complesso sono presenti alcune opere iconiche. Tra queste figurano l’ufficio progettato da Frank Lloyd Wright negli anni Trenta per Edgar J. Kaufmann Jr., un interno novecentesco in compensato raro e completo, e un soffitto intarsiato del XV secolo proveniente dal distrutto Palazzo di Altamira, nei pressi di Toledo in Spagna. Quest’ultimo è stato ricollocato all’interno del centro come elemento architettonico sopra un nuovo spazio pubblico per mostre ed eventi.

Interno V&A East Storehouse, progetto di riqualificazione firmato Diller & Scofidio a Londra
Img by Diller & Scofidio

Obiettivo dei progettisti è di restituire visibilità a tesori a lungo custoditi nei depositi, rendendoli accessibili al pubblico per la prima volta dopo generazioni.

I visitatori sono invitati a scoprire il “dietro le quinte” di un’esposizione museale: attraversando lo spazio è possibile comprendere i processi di selezione e conservazione delle opere, apprendendo nel dettaglio il lavoro di curatela che il V&A mette in campo.

Da ex cementificio a quartiere culturale – MVRDV

Nel quartiere del West Bund di Shanghai trova spazio un nuovo progetto culturale e ricreativo. Il prestigioso studio MVRDV ha trasformato un ex cementificio in un quartiere ricreativo, riutilizzando le strutture esistenti per ridurre al minimo le emissioni di carbonio.

Da ex cementificio a quartiere culturale, il progetto MVRDV
Img by MVRDV – © Sanqian Visual Image Art

Il GATE M Dream Center era un tempo la sede della Shanghai Cement Factory, la più grande fabbrica di cemento asiatica. MVRDV ha sviluppato il masterplan dell’intero Dream Center e curato anche i progetti architettonici della porzione meridionale del complesso, compreso l’edificio centrale, la M Factory. Gli edifici commerciali nella parte nord del sito sono stati progettati da Atelier Deshaus, mentre Schmidt Hammer Lassen ha firmato il West Bund Dome Art Centre e il nuovo Shanghai West Bund Theatre, situati all’estremità settentrionale dell’area.

Da ex cementificio a quartiere culturale, il progetto MVRDV
Img by MVRD – © Xia Zhi

Un insieme di edifici di epoche diverse sono oggi in dialogo tra loro per restituire alla cittadinanza un luogo di svago, ristorazione o semplicemente di relax.

MVRDV ha lavorato con gli elementi storici esistenti con una grande attenzione verso l’ambiente. L’opera di trasformazione dell’ex edificio industriale è stata svolta con l’intenzione di ridurre i materiali di scarto legati alla demolizione e costruzioni.

Jacob van Rijs, socio fondatore dello studio, racconta l’iter di progettazione: “Fin dall’inizio era chiaro che gli edifici già esistenti contenevano un notevole valore residuo: non volevamo demolire solo perché poteva essere più semplice, perché questo avrebbe comportato più emissioni di carbonio e più rifiuti. La nostra sfida era quella di riunire questi elementi e farli funzionare come un’unica area, perché rappresentavano un abbinamento poco armonioso. Abbiamo trasformato gli edifici più recenti in uno sfondo, in modo che i colossi industriali potessero fungere da punti esclamativi, con funzioni interessanti che valorizzassero le loro speciali caratteristiche strutturali”.

Il cinema sovietico diventa uno spazio multifunzionale – Asif Khan

Il più grande cinema sovietico dell’Asia centrale ha cambiato pelle: il designer britannico Asif Khan lo ha riconvertito in un centro di cultura contemporanea pensato per ospitare eventi, mostre e proiezioni cinematografiche.

Il designer britannico Asif Khan ha convertito un cinema sovietico dell’Asia centrale in un centro culturale
Img by Asif Khan

Il nuovo Centro di cultura contemporanea Tselinny prende il nome dall’ex cinema, richiamando il termine russo “tselina”, che indica una terra fertile ma non ancora edificata.

Asif Khan ha conservato gran parte della struttura esistente di matrice sovietica, ma rileggendola con la sensibilità attuale. Il nuovo intervento si esprime soprattutto attraverso l’involucro esterno, caratterizzato da una facciata di lamelle ondulate in acciaio per la protezione solare, accostate a pannelli in cemento armato fibrorinforzato.

Il designer britannico Asif Khan ha convertito un cinema sovietico dell’Asia centrale in un centro culturale
Img by Asif Khan

Sui pannelli si trovano aperture e rilievi petrografici che radicano il progetto al territorio del Kazakistan. L’opera di Khan riesce a rispettare il passato ricco e stratificato della città di Almaty aprendolo ad un pubblico eterogeneo.

Da panificio di Detroit a “lanterna” culturale – OMA

Lantern è un progetto di riuso adattivo figlio dello sforzo congiunto di Anthony Curis e JJ Curis fondatori della galleria Library Street Collective e del noto studio OMA. Grazie a questo lavoro Detroit ha un nuovo polo cultura e comunitario nato dalla trasformazione di un ex panificio dei primo del ‘900.

Lantern, il progetto di riqualificazione a Detroit firmato OMA
Img by OMA

Il complesso, con una superficie di 2.100 mq, accoglie due organizzazioni artistiche locali senza scopo di lucro, Signal-Return e PASC (Progressive Arts Studio Collective). Include circa 500 mq di studi per artisti, una galleria e 370 mq destinati a spazi commerciali creativi.

Lantern, il progetto di riqualificazione a Detroit firmato OMA
Img by OMA

L’intero intervento ruota attorno a un cortile esterno di 180 mq concepito come spazio comunitario aperto e accessibile. Il progetto riunisce tre edifici realizzati tra gli anni Venti e Sessanta: i più datati in muratura di mattoni, il più recente caratterizzato da una parete in blocchi di calcestruzzo armato (CMU). Le strutture sono allineate in sequenza, con l’edificio a nord sviluppato su due livelli e gli altri su un unico piano.

“Il risultato è un edificio che accoglie ed emana luce e creatività” dichira Jason Long, partner di OMA.

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