Edilizia efficiente: i passi necessari per migliorare il patrimonio esistente

Da qui al 2030 e al 2050 l’Italia sarà chiamata a provvedere a migliorare il patrimonio immobiliare. Si dovrà intervenire su parte dei 14 milioni di edifici con l’obiettivo di creare le condizioni per un’edilizia efficiente e sostenibile. Per farlo, occorrerà considerare vari elementi, illustrati durante il convegno organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb

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Edilizia efficiente: i passi necessari per migliorare il patrimonio esistente

Il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici rappresenta una leva fondamentale per valorizzare il patrimonio edilizio esistente, contrastare la povertà energetica, ridurre le emissioni.

Lo ha segnalato ANCE in occasione di un’audizione in Senato in occasione della discussione del Ddl di delegazione europea 2025, in cui è stata evidenziata l’assenza, nel disegno di legge, della delega per il recepimento della Direttiva Case Green, che intende puntare su un’edilizia efficiente e sostenibile.

In attesa del recepimento dell’Energy Performance Buildings Directive, è bene partire dalla conoscenza del contesto cui muoversi per farsi trovare pronti, a fine maggio, per accogliere le novità e le opportunità sfidanti della EPBD.

I relatori del convegno "Come elevare in concreto l’efficienza energetica nel costruito?”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb, in collaborazione con AGICI.

Quest’ultima propone una doppia sfida: «dal punto di vista normativo/legislativo, occorre recepire le novità senza demolire quanto fatto finora. La sfida per tutti è raggiungere gli obiettivi con un uso efficiente delle risorse (che dovranno essere ingenti)». Lo ha detto Roberto Nidasio, responsabile area prestazioni energetiche degli edifici CTI Energia e Ambiente, in apertura del convegno “Come elevare in concreto l’efficienza energetica nel costruito?”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb, in collaborazione con AGICI.

Edilizia efficiente: appuntamenti ed elementi da considerare

Il lavoro richiesto, da qui ai prossimi anni, per trasformare un contesto ampiamente energivoro in una realtà edilizia efficiente, è impegnativo. Si tratta di mettere mano su buona parte dei 14 milioni di edifici, di cui oltre 12 milioni edifici residenziali. Il recepimento della Direttiva Case Green passa dalla realizzazione del piano nazionale di ristrutturazione edilizia, strumento essenziale richiesto dalla EPBD per decarbonizzare il patrimonio edilizio italiano entro il 2050.

L’Italia deve ancora consegnare la bozza, richiesta entro fine dicembre a tutti i Paesi membri UE.

Intanto si deve operare sui nuovi requisiti minimi energetici.

Come segnalato dal responsabile CTI, occorrerà stabilire nuovi limiti/criteri sui requisiti minimi e individuare gli “edifici peggiori” dal punto di vista energetico, sarà necessario comprendere se vi sia un obbligo di ristrutturazione degli edifici esistenti e quali. Inoltre «occorrerà trovare forme e modi per aumentare il tasso delle ristrutturazioni (possibilmente profonde)».

Uno degli aspetti rilevanti, e che l’EPBD spinge a mettere a fuoco, riguarda l’edificio: esso «non va considerato come un’isola, ma come elemento di un sistema integrato», ha sottolineato Nidasio.

Adriano Bisello, urbanista di EURAC Research

In tale contesto ci si apre a una visione più ampia, che guarda ai Positive Energy District. Si tratta di infrastrutture urbane per operare una gestione energetica attiva, ma – come ha spiegato Adriano Bisello, urbanista di EURAC Research –, «per i pianificatori urbani i progetti PED sono interventi urbani, mirano ad aumentare la qualità della vita, valorizzazione delle risorse della comunità, all’inclusione sociale, riduzione della pressione ambientale, promuovendo lo sviluppo economico locale. PED è un’opportunità di cambiamento ed è un tassello fondamentale per future Positive Energy Cities».

Il ruolo della digitalizzazione e dei digital twin

Nel pianificare interventi certamente più ampi che la semplice ristrutturazione edilizia di un edificio, va tenuto conto del contributo della digitalizzazione. Grazie all’opportunità fornita da un impiego sapiente di opportune quantità e qualità di dati, è possibile generare strumenti quali i gemelli digitali.

professor Giovanni De Santi

Quello messo a punto dal Politecnico di Torino, illustrato dal professor Giovanni De Santi, ha fatto uso di dati aerei/satellitari per realizzare un digital twin urbano per pianificare interventi di retrofit energetico.

«Il digital twin è una tecnologia abilitante che permette di individuare dove intervenire e monitorare l’impatto delle azioni sull’intero patrimonio edilizio con le metriche corrette – ha spiegato –. Gli obiettivi della nuova EPBD per i centri e gli edifici storici sono raggiungibili con azioni di efficientamento mirate».

Senza l’uso della tecnologia e di metriche precise, non è possibile operare un profondo restyling del patrimonio esistente. Per contare davvero su una trasformazione edilizia efficiente, non è possibile prescindere da questi assunti.

Lo stesso impiego dei digital twin può entrare in gioco anche nel caso del controllo della produzione e massimizzazione dell’autoconsumo per i proprietari di impianti fotovoltaici, come ha spiegato Alessandro Canova, di SolarEdge.

Il valore dell’efficienza energetica

L’appuntamento online, oltre che occasione per trattare di edilizia efficiente, ha permesso di mettere in luce il valore dell’efficienza energetica, che è «l’elemento fondamentale della transizione energetica», ha ricordato Giorgia Caprioli, project manager di Italian Exhibion Group, organizzatrice di KEY – The Transition Energy Expo (Rimini, 4-6 marzo).

Giorgia Caprioli ha presentato una delle novità di KEY 26: Casa Green
Giorgia Caprioli ha presentato una delle novità di KEY 26: Casa Green, un progetto per sperimentare in concreto i benefici della transizione energetica in ambito residenziale

L’efficienza energetica è un’opportunità per la competitività del tessuto industriale e produttivo italiano. Tuttavia, non mancano elementi di complessità, come ha rilevato Stefano Clerici, consigliere delegato AGICI, che ha ampliato il discorso a tutto il contesto dell’efficienza energetica.

Stefano Clerici, consigliere delegato AGICI

Nell’analisi delle politiche e del quadro incentivante nazionale, ricordando gli obiettivi nazionali e illustrando il quadro incentivante, oltre a delineare strumenti e vantaggi e lo stato dell’arte delle politiche per l’edilizia e l’industria, ha elencato criticità e direttrici di policy.

Detto che la stessa policy è l’architrave della transizione energetica, ha rilevato i limiti di un quadro normativo stratificato e disomogeneo.

«Occorre avere obiettivi chiari e di prospettiva, coerenti con la politica energetica e con la politica industriale del Paese». Serve stabilità e serve favorire una pianificazione degli investimenti da parte delle imprese (domanda e offerta). Inoltre, è necessario «valorizzare il patrimonio di competenze nazionale, rafforzando ad esempio il ruolo centrale delle ESCo, favorire la realizzazione di progetti efficaci e di ampio respiro, che portino a un cambio di paradigma, e non piccoli progetti incoerenti e addizionali», ha specificato Clerici.

Ampliare la conoscenza e ridurre la povertà energetica

Tutti questi aspetti vanno anche resi comprensibili agli utenti finali di questa trasformazione edilizia: i condòmini. Circa 12 milioni di famiglie vivono in un contesto condominiale: è a loro che bisogna trasferire gli elementi di conoscenza dell’edilizia efficiente. Lo ha spiegato bene Anna Porro, ingegnere e amministratrice di condominio: «il patrimonio edilizio italiano è per lo più vetusto, ma la difficoltà è cercare di tradurre il volume dei dati ai non addetti ai lavori. È questo il lavoro che è affidato agli amministratori di condominio, nel loro ruolo di mediatori tra le necessità normative» che hanno la finalità di migliorare lo stato dell’arte edilizio «e le esigenze dei residenti».

Di certo, non è possibile transigere dalle oggettive necessità di mettere mano a un patrimonio edilizio energivoro e inefficiente. La finalità dell’edilizia efficiente è anche rivolta a contrastare la povertà energetica, che in Italia colpisce 2,4 milioni di famiglie, ha ricordato Lorenzo Cifariello, technical manager R2M Solution, illustrando il progetto Energy Poverty 0, che si pone l’obiettivo di contribuire a promuovere e incoraggiare un risanamento energetico profondo dei quartieri delle città, per combattere la povertà energetica, favorendo gli interventi nei contesti fragili di edilizia sociale e privata, attraverso un approccio basato sull’efficientamento energetico industrializzato applicato a scala di quartiere e sulla cooperazione attiva dei residenti.

Lorenzo Cifariello, technical manager R2M Solution

Anche in questo caso, la digitalizzazione aiuta a comprendere la situazione e finalizzare gli interventi.

«I dati possono cambiare, aggiornarsi, evolvere, ma una metodologia chiara e strutturata resta la bussola che orienta le decisioni, permette di formulare raccomandazioni efficaci e può guidare il lavoro degli osservatori nazionali ed europei, così come degli istituti di raccolta dati», ha specificato lo stesso Cifariello.

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