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Indice degli argomenti Toggle Città circolari: l’importanza della pianificazione territorialeL’importanza di una corretta gestione territorialeGli esempi di riferimentoI punti prioritariI meccanismi incentivanti e la necessità di pianificare città circolariFAQ Città circolariCosa sono le città circolari?Quali benefici sono associabili all’adozione dell’economia circolare in città?In generale, quali vantaggi comporta l’applicazione dei principi di economia circolare? Contare su città circolari è fondamentale se si considera l’impatto delle realtà urbane. Nonostante occupino solo il 2% della superficie terrestre globale, le città consumano il 75% dell’energia e delle risorse naturali, sono responsabili di oltre la metà dei rifiuti solidi ed emettono fino al 60% dei gas serra, contribuendo all’inquinamento, al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità (Fonte: Ellen Mac Arthur Foundation). Le città attrarranno sempre più persone: entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi; il 55% delle persone vivrà in città. Sempre entro metà secolo si prevede che raddoppieranno i quantitativi dei rifiuti solidi urbani. Se si considera, in particolare, l’Italia, il nostro Paese sconta vari problemi, specie quando si parla di città: a partire dal consumo di suolo (solo nel 2024 è aumentato del 16%, il peggior incremento degli ultimi 12 anni), che si traduce in effetti collaterali ormai noti, tra cui le isole di calore urbano, fino alla riduzione della biodiversità e il rischio idrogeologico – quest’ultimo accomuna il 91% dei Comuni italiani. Come si traducono questi problemi su chi le città le abita? Su una peggiore qualità di vita e su una ridotta resilienza ai cambiamenti climatici, oltre ai costi in termini di vite umane perse a causa degli effetti collaterali (inquinamento su tutti) e anche i costi provocati dagli interventi di riparazione, oltre a un continuo spreco di risorse. Occorre cambiare il modus operandi, passando a una strategia di medio e lungo termine, capace di fornire risultati concreti e misurabili. Per farlo serve un metodo. Città circolari: l’importanza della pianificazione territoriale Da dove partire? Dalla possibilità di contare su una visione di città circolari orientata alla pianificazione territoriale, di facile comprensione per i decisori politici, e contando anche su una metodologia in grado di orientare le strategie urbane per la rigenerazione e la trasformazione delle città. Su questo approccio metodologico ha lavorato Simona Tondelli, professoressa di Tecnica e Pianificazione Urbanistica all’Università di Bologna. In un recente articolo, How to Plan for Circular Cities: A New Methodology to Integrate the Circular Economy Within Urban Policies and Plans, pubblicato sulla rivista scientifica Sustainability, realizzato insieme a Giulia Marzani*, ha illustrato come strutturare questa visione, sotto forma di quattro principi guida, attorno ai quali i piani territoriali dovrebbero basare le loro traiettorie di sviluppo e rigenerazione urbana. I principi sono: Non costruire nulla e riutilizzare infrastrutture e terreni, promuovendo l’ideale di zero rifiuti. Rigenerare la natura e operare con essa nelle aree urbane. Fare meglio con meno, riducendo lo sfruttamento delle risorse e ottimizzando l’uso degli spazi. Adattarsi al cambiamento, promuovendo flessibilità, resilienza e inclusività. “Applicando questi principi agli ambiti socio-ecologico-tecnologico della città, sono stati identificati e adattati ai decisori politici una serie di 35 obiettivi in ottica di pianificazione territoriale”, scrivono le due autrici. L’approccio alla città circolare che ne risulta è integrato nelle varie fasi del processo di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), fornendo una metodologia che accompagna il piano fin dalla sua concettualizzazione e ne supporta la definizione e l’attuazione. L’importanza di una corretta gestione territoriale I presupposti da cui le autrici sono partite per questo loro studio metodologico sulla pianificazione delle città circolari sono legati all’obiettivo di una corretta gestione del territorio. «Rispetto alla gestione dei flussi, spesso concentrati sull’energia e sui rifiuti, c’è anche un tema di come questi flussi si generano e si intrecciano con la realtà urbana (dove si genera la maggior quantità di rifiuti e di consumi energetici). Abbiamo voluto cercare di ricollocare questa gestione dei flussi, all’interno di una cornice più ampia, costituita dalla pianificazione territoriale o, in altre parole, del governo del territorio», spiega la docente e urbanista. Uno dei punti fondamentali dello studio è che gli strumenti per la pianificazione delle città circolari esistono già. «Ci siamo posti l’obiettivo di non andare a proporre strumenti nuovi, ma di evidenziare come potessero applicati quelli esistenti: per questo ci siamo rivolti alla Valutazione Ambientale Strategica. L’approccio alla città circolare che ne risulta, infatti, è integrato nelle varie fasi della VAS. Insieme alla VIA (entrambe sono trattate nel Testo Unico Ambientale), è un procedimento normativo che ha lo scopo di valutare se una determinata attività è compatibile con la tutela dell’ambiente e il contesto in cui si colloca. «L’idea portante è sfruttare la VAS al meglio per cercare di far sì che gli strumenti di pianificazione urbanistica territoriale possano in qualche modo incorporare questo approccio che, a nostro avviso, è un passo successivo rispetto all’idea di città sostenibile. Infatti, all’interno della circolarità è già contemplata la dimensione ambientale dei flussi», sottolinea Tondelli. Gli esempi di riferimento Lo studio metodologico ha fatto tesoro di esempi già realizzati in città: il più noto riguarda Amsterdam, che ha realizzato un piano per la circolarità di un quartiere; altri esempi sono stati Parigi (che ha adottato una strategia a rifiuti zero, grazie a cui ha ridotto il proprio volume di 80mila tonnellate di rifiuti), ma anche si è guardato anche in Italia e, in particolare, a Prato col progetto PCC (Prato Circular City) per condividere e gestire la transizione della città verso l’economia circolare. Sempre in Italia c’è la Piattaforma Italiana degli attori per l’Economia Circolare (ICESP), promossa da ENEA: un punto di convergenza nazionale sulle iniziative, le esperienze, le criticità, le prospettive e le aspettative sull’economia circolare che il nostro Paese vuole e può rappresentare in Europa. I punti prioritari Posti i principi guida e i 35 obiettivi, da dove si deve partire e quali sono i passaggi fondamentali? «Innanzitutto occorre definire gli obiettivi, che vanno pensati sempre su misura delle specifiche caratteristiche territoriali. Si deve partire da un’attenta selezione di target, magari anche confrontandosi con altri territori, contando sul fatto che contare su buone pratiche ed esempi stimola la parte politica. Un altro elemento prioritario riguarda la necessità di coinvolgere tutti gli attori fondamentali del processo, grazie al cui impegno e supporto si possono mettere in atto gli obiettivi. In questo caso, il tema della co-progettazione o co-pianificazione è rilevante. Una volta fissati gli obiettivi e coinvolti gli attori fondamentali nel processo di co-pianificazione, è necessario declinare gli obiettivi a una strategia di medio-lungo termine che sia adatta allo specifico contesto territoriale. A tale proposito lo strumento della VAS, così come è stato concepito, si rivela essenziale», specifica Tondelli. I meccanismi incentivanti e la necessità di pianificare città circolari Applicare questo processo metodologico per città circolari consegue vantaggi, anche a livello economico e occupazionale, sviluppando attività in un processo complessivo di rigenerazione urbana e attraendo investimenti. Esistono leve incentivanti per tradurre questi principi in pratica: «si può contare su finanziamenti della BEI (Banca Europea degli Investimenti), ma anche interventi in Partenariato Pubblico Privato; questi ultimi possono agevolare anche la presenza di competenze e risorse umane dedicate». Così è possibile mettere in atto iniziative mirate alla pianificazione di città circolari, «essenziale per continuare a trasformarle e a migliorare le città. Nel momento in cui dobbiamo limitare il consumo di suolo, l’unica soluzione è reinventare continuamente la realtà urbana. Per questo è necessario adottare un sistema di pianificazione che vada verso la circolarità, il riuso e il riutilizzo, perché è una soluzione obbligata verso cui ci dovremo andare a muovere», conclude Tondelli. *Giulia Marzani è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna e coordinatore operativo del Clust-ER Economia Urbana della Regione Emilia-Romagna. FAQ Città circolari Cosa sono le città circolari? Secondo la Ellen MacArthur Foundation, si definiscono città circolari quelle che hanno incorporato i principi dell’economia circolare nell’intera area urbana. “Tutto funziona all’interno di una rete interconnessa di sistemi progettati per eliminare sprechi e inquinamento, far circolare prodotti e materiali e rigenerare la natura. C’è collaborazione tra cittadini, governo, centri di ricerca e imprese. E l’intera città è alimentata da energia rinnovabile”. In pratica, ciò significa che prodotti, servizi, infrastrutture, edifici e veicoli sono progettati per essere durevoli, adattabili, modulari e facili da manutenere e dove tutto può essere quanto più possibile compostato, riutilizzato o riciclato. Quali benefici sono associabili all’adozione dell’economia circolare in città? Vi sono benefici ecologici associati all’adozione di uno sviluppo circolare nelle città. Si parte dalla riduzione del consumo di risorse (energia, acqua, materiali e suolo), comprendendo il ripristino dei servizi ecosistemici urbani, la riduzione delle emissioni di gas serra, l’aumento della capacità urbana di adattarsi ai cambiamenti climatici, oltre a una maggiore consapevolezza ambientale tra i cittadini. Ci sono poi i benefici sociali, per la salute e per la comunità e – non certo per ultimi – i benefici economici. In generale, quali vantaggi comporta l’applicazione dei principi di economia circolare? Sebbene si preveda che l’economia circolare sia vantaggiosa per l’ambiente, le proiezioni suggeriscono che il passaggio dall’approccio lineare a quello circolare potrebbe avere un potenziale di crescita economica fino a 4500 miliardi di dollari entro il 2030. L’economia circolare potrebbe valere fino a 700 miliardi di dollari in risparmi globali sui materiali per i beni di consumo (Fonte: OECD). In Europa, secondo il Parlamento UE, passare a un’economia più circolare potrebbe aumentare la competitività, stimolare l’innovazione, dare impulso alla crescita economica e creare occupazione: si parla di 700mila posti di lavoro stimati nella sola UE entro il 2030. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento