Chiesa di St. Peter

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Nel 2009 è stata completamente ristrutturata la chiesa di St. Peter, nell’Herefordshire occidentale (UK).
L’edificio, considerato monumento storico (grade I listed, secondo la classificazione inglese), si erge nella Golden Valley, la valle del fiume Dore che deve il suo nome al paesaggio dolce e armonioso della campagna circostante.
La chiesa si trova nel centro di Peterchurch, comunità rurale nel cuore della Golden Valley popolata da appena 800 persone.
La costruzione esistente risale al X secolo, ma i lavori hanno portato alla luce le fondamenta di un edificio precedente situato più vicino al fiume Dore.
La chiesa in sé è caratterizzata da una struttura molto lineare con un doppio coro.
Tali spazi sono separati da magnifiche arcate, una delle quali è riccamente decorata con intagli della Scuola di Hereford, un gruppo di mastri artigiani del XII secolo che hanno lavorato nelle aree dell’Herefordshire e del Worcestershire.

Durante il periodo vittoriano nell’interno della chiesa è stata realizzata una serie di interventi: la rimozione dell’intonaco a calce dalle pareti interne, la pavimentazione a piastrelle, l’installazione di un nuovo impianto di riscaldamento e l’organizzazione dei posti a sedere con delle panche sia nella navata che nel primo coro (trasversale).
Sebbene dal punto di vita strutturale gran parte dell’edificio fosse in buono stato, in seguito alla nuova disposizione interna lo spazio risultava poco fruibile, l’illuminazione scarsa, gli impianti elettrici e i servizi basilari insufficienti.

Per trasformare l’edificio storico in un complesso multifunzionale e sostenibile al servizio della collettività occorreva una profonda ristrutturazione e Communion Design è stato incaricato di elaborare e realizzare un progetto sotto la direzione di Alex Coppock.
Oltre a un luogo di culto per i fedeli anglicani, il mandato prevedeva un centro servizi per ragazzi basato sul programma Sure Start, una biblioteca pubblica e uno spazio eventi.
Fondato nel 2006, lo studio di architettura Communion Design è specializzato in architettura residenziale, ecclesiastica e per la collettività. Spiega Alex Coppock: “Il nome Communion fa riferimento a una ‘visione comune’. Gli edifici più riusciti sono frutto della collaborazione fra diverse persone al servizio di un’idea condivisa. Operiamo a stretto contatto con i nostri clienti per soddisfare appieno le loro esigenze e costruiamo solide relazioni con tutti i soggetti coinvolti nel progetto. Il nostro studio è noto per la capacità di reinventare ogni edificio – dalla chiesa antica al rustico, al granaio – risolvendo con eleganza le situazioni più complesse”.

“Così è stato anche per la chiesa di St. Peter. Data la natura sensibile del luogo, dal punto di vista sia religioso che artistico, abbiamo cercato di modificare il meno possibile l’edificio esistente e di ridurre all’essenziale le strutture previste dal mandato, pur garantendone l’assoluta idoneità allo scopo”.

Fra i nuovi elementi, una caldaia a pellet di legno, una cucina, un WC per disabili, scale e ascensore per l’accesso alla galleria del primo piano, il locale pulizie. Per minimizzarne l’impatto, tutte le strutture sono state incassate in box di legno a se stanti rivestiti in quercia bianca americana (American White Oak) che, una volta aperti, trasformano un luogo sacro del XII secolo in un ambiente moderno e attuale. Terminate le attività ricreative, i box vengono richiusi e in chiesa regna di nuovo un silenzio religioso.

I box in legno, concepiti come elementi leggeri, autonomi e amovibili, si integrano nello spazio circostante nel pieno rispetto delle norme antincendio. Dal punto di vista strutturale, sono stati realizzati con montanti in legno di conifera da 125x75mm, con un rivestimento in compensato da 19mm. Aggiunge Coppock: “La cura dei dettagli assicura una perfetta stabilità strutturale. Il telaio poggia su una soletta in legno, posta direttamente sulla pavimentazione rinforzata; in questo modo, abbiamo evitato di realizzare scavi invasivi in un sito archeologico particolarmente sensibile”.
Per ogni box è stato previsto un rivestimento esterno diverso. Il box più grande e complesso, all’estremità occidentale del coro, ospita la cucina, il WC, la piattaforma elevatrice e il locale tecnico, e supporta la scala in quercia e la galleria al primo piano con il ponte di collegamento alla nuova biblioteca. Il rivestimento, costituito da tavole di quercia bianca americana (American White Oak) di 20 mm di spessore e 100 mm di larghezza, ha riscosso grande successo.
Secondo Coppock, “la quercia bianca americana è stata scelta per la sua fibra dritta e levigata e per il programma di gestione sostenibile intrapreso dalle autorità forestali statunitensi in un’ottica di lungo periodo.
Abbiamo utilizzato questa essenza per tutti i rivestimenti verticali e i mobili su misura, con risultati unanimemente apprezzati”. La costruzione dei box in legno richiedeva una cura particolare.
“Per creare una superficie ininterrotta – continua Coppock – abbiamo dovuto assoggettare la disposizione degli spazi interni e la collocazione delle aperture ai vincoli del rivestimento in quercia. Tale esigenza ha reso particolarmente difficile l’integrazione della porta della piattaforma elevatrice. I pavimenti sono stati rivestiti con tavole prefinite di 15 mm o 22 mm di spessore e 180 mm di larghezza, perfettamente compatibili con il riscaldamento a pavimento da noi installato”.

Gli armadietti su misura, disegnati da Communion, sono stati realizzati in quercia bianca o rivestiti in sughero portoghese, ricavando così all’interno della navata della chiesa uno spazio espositivo per i lavori dei bambini.

Per il cliente era fondamentale che il progetto fosse realizzato nel massimo rispetto dell’ambiente. Naturalmente, però, quando si lavora su una chiesa normanna si è soggetti a dei limiti.
Ad esempio, non era facile ridurre la dispersione termica dall’edificio; occorreva quindi prevedere una fonte di calore a bassissima emissione di carbonio. Sin dall’inizio era stato concordato di sostituire la caldaia a gasolio con un modello a pellet di legno. I pellet creano appena lo 0,2% di cenere, una percentuale nettamente inferiore a quella prodotta da ciocchi e trucioli di legno; in tal modo, è sufficiente pulire i cassetti portacenere solo una volta ogni quindici giorni. Le scorte di combustibile vengono portate direttamente alla caldaia alloggiata in un’apposita cabina rivestita in larice, una presenza discreta a fianco del cimitero della chiesa.

La riduzione delle emissioni di carbonio si basa sulla considerazione che durante la combustione viene rilasciata una quantità di carbonio sostanzialmente equivalente a quella assorbita dall’albero in crescita. L’intensità di carbonio attribuita alle biomasse dal DEFRA, il ministero dell’ambiente inglese, tiene conto della lavorazione e del trasporto del carburante.
La caldaia è corredata di un grande serbatoio di accumulo che funge da ‘riserva di calore’ e consente di raggiungere la massima efficienza con un intero ciclo di combustione, garantendo la combustione completa dei pellet. L’energia termica viene quindi trasferita dal locale caldaia alla chiesa attraverso un condotto perfettamente isolato che impedisce quasi del tutto la perdita di calore. La chiesa viene poi riscaldata con un sistema a pavimento posato all’interno di una soletta in calcestruzzo (limecrete).
L’installazione di un impianto radiante a pavimento permette di riscaldare in modo efficiente uno spazio con una galleria molto alta, creando un microambiente nelle aree utilizzate ed evitando di aumentare la temperatura in tutto l’edificio; in tal modo è possibile contenere il consumo energetico e le emissioni di carbonio, migliorando contemporaneamente il comfort dell’ambiente. A un anno dall’attivazione dell’impianto, per il riscaldamento si sono spese 6.000 sterline, contro le quasi 3.000 sterline annue necessarie in passato; tuttavia, il sistema precedente era talmente inefficace che l’edificio veniva utilizzato solo una o due volte la settimana.
Oggi la chiesa è un luogo di incontro vitale, sfruttato intensamente ogni giorno. E poiché il centro per ragazzi paga metà dei costi di gestione, la chiesa sostiene grosso modo la stessa spesa che in passato, ma con il vantaggio di poter usufruire di uno spazio caldo, comodo e sostenibile.

Per tutti i lavori era necessaria l’autorizzazione delle autorità ecclesiastiche competenti; per le opere esterne, inoltre, occorrevano la concessione edilizia e il permesso speciale previsto per gli edifici storici.
Ottenere tali licenze è stato tutt’altro che facile, tanto più che i fondi erano disponibili per un periodo limitato e Communion doveva consultarsi su svariate questioni con le autorità competenti in un brevissimo lasso di tempo.
Ma alla fine sono arrivati sia i permessi che i fondi.
I lavori, avviati il 1 giugno 2009, sono stati ultimati l’11 dicembre. Le autorità locali hanno concesso una sovvenzione di 255.000 sterline, mentre altre 450.000 sterline sono state raccolte dal Consiglio Pastorale Parrocchiale.

La chiesa normanna di St Peter si è così trasformata in uno spazio accogliente e vivace, punto di incontro per tutta la comunità locale della Golden Valley, nella regione rurale dell’Herefordshire.
Il progetto è stato un vero successo: oggi gli abitanti di Peterchurch hanno una biblioteca pubblica frequentatissima e un centro Sure Start ormai al pieno servizio della collettività, oltre a una chiesa tuttora utilizzata come luogo di culto, con funzioni religiose sia infrasettimanali che domenicali. Periodicamente, inoltre, la chiesa viene affittata a diversi gruppi della comunità per svariate attività: corsi di Tai Chi, volontariato, manifestazioni artistiche, le proiezioni di Flicks in the Sticks (il principale programma europeo di cinema itinerante), feste per bambini, matrimoni, concerti e conferenze.

Progettato da Communion e sviluppato in collaborazione con la chiesa di St Peter, il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Peterchurch e il comune di Herefordshire, il St Peter’s Centre rappresenta oggi uno spazio unico nel suo genere.

Per ulteriori informazioni sull’uso dell’American white oak (quercia bianca americana).
www.americanhardwood.org