Transizione 5.0 e iperammortamento: chiarezza cercasi

Nato come strumento incentivante per sostenere la transizione digitale, nella sua attuale versione, Transizione 5.0, con imperammortamento, comprende ancora elementi di interesse, ma anche punti critici, decisioni poco chiare e nodi tuttora da risolvere

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Transizione 5.0 e iperammortamento: chiarezza cercasi

Difficile capire cosa succeda con Transizione 5.0 e iperammortamento. Il piano incentivante che ha sostituito il credito d’imposta con il sistema di iperammortamento per investimenti in beni strumentali 4.0 e digitali, valido dal 1° gennaio al 30 settembre 2028 e che prevede una maggiorazione del costo di acquisto (fino al +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro), ha vissuto giorni tormentati.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, hanno avuto modo di discutere lo scorso 8 aprile sull’avvio e l’attuazione del Nuovo Piano Transizione 5.0.

«Ciò che sta accadendo ora è che in parte si sta cercando di recuperare un po’ di fiducia, dopo che era stata minata da un periodo estremamente confuso, che ha avuto origine lo scorso novembre», afferma Francesco Colli, co-fondatore di IngFor, studio di ingegneria specializzato sulle tematiche Industria 4.0 e 5.0 «Si è sanato il pregresso, ma il vulnus è difficile da appianare e la sensazione di sfiducia nelle aziende che intendono investire è tuttora presente. È un peccato», perché i nuovi presupposti per l’iperammortamento «sono interessanti».

Dal credito d’imposta all’iperammortamento

Il Piano Transizione 5.0 nasce nel 2024 come sostegno alla transizione digitale e alla transizione energetica delle imprese. La dotazione iniziale messa a disposizione è generosa: 6,3 miliardi di euro. Viene istituito con l’obiettivo di promuovere la digital transformation e l’innovazione tecnologica delle imprese, sostenendo però l’efficienza energetica. Il credito di imposta, infatti, è riconosciuto “a condizione che si realizzi una riduzione dei consumi energetici variabile da almeno il 3% ad almeno il 5%, a seconda della modalità di intervento“.

Transizione 5.0: Dal credito d’imposta all’iperammortamento

Dopo un avvio a rilento e diverse decisioni in corsa, la misura sembra cominciare a prendere piede nel 2025. Tuttavia, lo scorso novembre, il Governo decide per una forte rimodulazione dei fondi: con la sesta revisione del PNRR, le risorse complessivamente disponibili vengono ridotte a 2,5 miliardi di euro. Tra annunci ministeriali di un ritorno dei fondi, giunge un annuncio che sa di beffa: con decreto 6 novembre 2025 viene comunicato l’esaurimento delle risorse disponibili.

Nuove prenotazioni sono ancora possibili fino al 31 dicembre 2025: verranno gestite in ordine cronologico in caso di disponibilità di nuove risorse”, segnala il MIMIT.

Il 27 novembre viene pubblicata la guida che riporta le modalità con cui compilare la Dichiarazione relativa al divieto di cumulo dei crediti di imposta previsti nel piano Transizione 4.0 e nel piano Transizione 5.0. Il 2026 si è aperto con un nuovo cambio: il credito di imposta Transizione 5.0 non è più in vigore dal 1° gennaio. Viene sostituito dall’iperammortamento, introdotto dalla legge di Bilancio 2026.

Anno nuovo, decisioni incerte

Il 30 gennaio, comunica il GSE, le imprese che dopo il 6 novembre 2025 hanno presentato istanze risultate rispondenti tecnicamente ai requisiti di ammissibilità previsti dal decreto Transizione 5.0 “potranno inviare le successive comunicazioni sulla Piattaforma informatica del GSE”.

Si arriva al 17 marzo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy fa sapere che, in merito a Transizione 5.0, 20mila imprese hanno usufruito dello strumento, citando oltre 4,25 miliardi di progetti e quasi 10 miliardi di investimenti complessivi.

Fa un nuovo annuncio:

“Il bilancio è andato ben oltre ogni previsione: una misura di grande efficacia e particolarmente apprezzata dalle PMI. Per questo abbiamo deciso di renderla continuativa e strutturale, con una programmazione triennale fino al 30 settembre 2028, questa volta con lo strumento dell’iperammortamento per esigenze di bilancio”.

Si arriva al Decreto fiscale (decreto-legge n. 38/2026), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 marzo ed entrato in vigore il 28 marzo. Esso modifica la disciplina dell’iperammortamento prevista dalla Legge di Bilancio 2026. In esso sono contenuti i provvedimenti dedicati a Transizione 5.0 per le aziende che hanno presentato le richieste nel periodo dal 7 al 27 novembre 2025. Rispetto alla cifra annunciata (1,3 miliardi), con il Decreto fiscale si riducono a 537 milioni di euro per il 2026, pari al 35% dell’ammontare del credito d’imposta.

Secondo Confartigianato ciò significa “il 35% del 45% previsto per interventi con obiettivo più alta efficienza energetica. In pratica un recupero massimo del 15,75% della somma investita”.

Confindustria, per bocca del proprio presidente, Emanuele Orsini, richiede un intervento immediato sul tema degli “esodati 5.0”, dopo aver appreso “con forte preoccupazione la mancanza di risorse” da destinare alle imprese in attesa dei fondi.

Il taglio del credito d’imposta per le imprese che avevano già prenotato gli incentivi e l’assenza di risorse per le “imprese esodate” del piano 5.0 sollevano la preoccupazione a principale della organizzazione rappresentativa delle imprese italiane. Lo stesso Orsini, denuncia – attraverso un comunicato stampa datato 29 marzo – le decisioni ministeriali come “misure penalizzanti per le imprese”, richiedendo un intervento urgente del Governo.

Sempre il 29 marzo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy decide di convocare per il mercoledì successivo un tavolo di confronto con le associazioni nazionali d’impresa sul credito d’imposta Transizione 5.0 per l’anno 2025. In quell’occasione, Urso assicura 1,5 miliardi di euro per chi è nel “limbo” di chi ha fatto richiesta nel novembre 2025.

Ora si attende la pubblicazione del decreto attuativo, la cui versione finale è attesa per fine maggio – inizio giugno.

Transizione 5.0 e iperammortamento: gli elementi di interesse

I motivi di rilevanza su Transizione 5.0 e iperammortamento ci sono, a cominciare dai tempi.

«È la prima volta che una misura incentivante conta su un perimetro triennale (gennaio 2026-settembre 2028), un lasso di tempo che permette alle aziende di poter pianificare gli investimenti», rileva Luca Melioli, l’altro co-fondatore di Ingfor.

Ulteriore tema d’interesse è l’ampliamento della base hardware e software, elemento fondamentale per la digitalizzazione. Anche in questo caso si nota, però, l’ennesimo cambio di direzione rispetto alle decisioni prese nel 2025 con la Finanziaria sul credito d’imposta 4.0 che aveva eliminato dalle voci incentivate gli investimenti in beni immateriali, come software e licenze.

«Restano però in sospeso alcune cose formali: penso, per esempio, alla gestione dei Software as a service (Saas)». Stiamo parlando di beni in iperammortamento, quindi devono essere fatti rientrare come cespiti, ovvero come beni materiali o immateriali di proprietà aziendale, destinati a essere utilizzati durevolmente nel processo produttivo per generare profitto. «Risulta inoltre in sospeso la modalità di gestione dei canoni software, che costituiscono la prassi con cui viene erogato un servizio di questo tipo», sottolinea Colli.

I nodi critici: la scomparsa dell’efficienza energetica e altro ancora

 Se, da una parte viene incentivato il fotovoltaico, dall’altra va ravvisata la scomparsa delle finalità legate all’efficienza energetica, elemento cardine nella precedente versione di Transizione 5.0.

«Altro elemento di fragilità per le imprese è che tale misura richiede di disporre di utile per poter usufruire dell’iperammortamento». Il credito d’imposta comportava una fruizione immediata. Invece, «l’iperammortamento comporta una certa marginalità, utili sui quali contare per una minore tassazione a fronte della iper valorizzazione dei beni ammortizzati», spiegano i due esperti.

Tradotto in altri termini: lo strumento principe di Transizione 5.0, l’iperammortamento, non è di facile accesso. Il motivo è da attribuirsi al fatto che la maggiorazione degli ammortamenti riduce l’imponibile solo se l’impresa ha reddito positivo. «Chi ricorre alla finanza agevolata come parte integrante dell’investimento è un’azienda che difficilmente si può in totale autonomia a livello economico-finanziario», segnala Melioli.

L’iperammortamento, quindi, richiede utili per generare un beneficio fiscale; il credito d’imposta, invece, era fruibile via F24, risultando più “liquido” e immediato. Quindi, l’accessibilità rischia di non essere semplice in un contesto settoriale con margini compressi.

I pannelli fotovoltaici e quelle “caratteristiche esclusive”

Un altro fattore controverso riguarda i pannelli fotovoltaici: restano dubbi sui requisiti di origine (produzione nella Comunità Europea) e su eventuali deroghe.

L’ultimo decreto ha confermato il requisito specifico relativo ai moduli fotovoltaici, ammettendo all’iperammortamento esclusivamente i moduli iscritti nel registro ENEA e appartenenti alle seguenti categorie:

  • Tipo B: moduli con celle prodotte negli Stati membri dell’Unione europea, con efficienza minima a livello di cella pari al 23,5%.
  • Tipo C: moduli composti da celle bifacciali ad etero-giunzione di silicio o tandem, prodotti nell’Unione europea, con efficienza minima a livello di cella pari al 24%.

Tale decisione ha creato malumori: diversi produttori europei di moduli fotovoltaici hanno scritto in una nota congiunta che dette specifiche favoriscono una specifica azienda europea, oggi l’unica a produrre quel determinato tipo di pannelli incentivabili in ambito UE.

«Anche su questo si crea un clima d’incertezza: il precedente decreto legge non ha esplicitato se i pannelli fotovoltaici rientrano tra i beni che possono giovare della deroga sui prodotti extra UE», spiegano Colli e Melioli.

Un clima da tempesta perfetta

A questi fattori, si aggiunge un ulteriore elemento critico. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto il riordino delle misure incentivanti nazionali, con lo snellimento (da 33 a 10). Questo in base agli indirizzi del Dlgs, recante appunto la Riforma degli incentivi in attuazione della legge delega 160/2023, al vaglio del Consiglio dei Ministri. L’assottigliamento del pacchetto di aiuti prevede la scomparsa di varie misure di supporto tra cui la “Nuova Marcora”, il Fondo impresa femminile, il Sostegno alle start-up innovative.

«Ancora non si sa con certezza cosa verrà tagliato, ma quanto accade crea i presupposti per una tempesta perfetta, in una congiuntura negativa, con i costi dell’energia in aumento, con i problemi legati ai costi dei trasporti, alle incertezze sui beni su cui investire. In un momento di questo genere servirebbero direttive chiare», sottolinea Colli.

FAQ Transizione 5.0 e iperammortamento

Cosa si definisce con Transizione 5.0 e iperammortamento?

Piano Transizione 5.0 è una misura avviata dal Governo italiano che  si inserisce nell’ambito della più ampia strategia finalizzata a sostenere il processo di trasformazione digitale ed energetica delle imprese.

L’ iperammortamento consiste nella maggiorazione del costo di acquisizione di beni nuovi ai fini della determinazione di maggiori quote di ammortamento/canoni di leasing, già applicabile in passato e successivamente sostituito dal credito d’imposta Industria 4.0 e Transizione 5.0. Questa agevolazione permette, quindi, alle imprese di dedurre dal reddito una quota maggiorata del costo sostenuto, con percentuali variabili in funzione dell’importo dell’investimento.

Quali sono i punti chiave di Transizione 5.0?

Il nuovo assetto ha previsto la sostituzione del Credito d’Imposta, Dal 2026, con l’iperammortamento. Quest’ultimo prevede una deduzione fiscale maggiorata, con le seguenti aliquote: +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro; +100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni di euro; +50% per la quota tra 10 e 20 milioni di euro.

I beni agevolabili sono materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, interconnessi al sistema aziendale.

Che durata temporale ha?

La versione recente prevede un orizzonte temporale per il sostegno alle imprese dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Quindi, ha una durata superiore di un anno rispetto alla precedente versione, pensata per il biennio 2024-2025.

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