Indice degli argomenti Toggle Sostenibilità, resilienza e standardCome si traduce in pratica il concetto di resilienza?Resilienza in città: l’esempio a MilanoEdifici resilienti: dove intervenireProtezione, adattamento e backupCreare consapevolezza, un valore da considerare Attuare e programmare la resilienza in città è prioritario. In Italia quasi il 70% della popolazione vive oggi nelle aree urbane e l’impatto dei cambiamenti climatici è notevole, sotto forma di eventi estremi, di isole di calore superficiali, di inondazioni. Per questi motivi assume una valenza considerevole essere in grado di reagire a un evento inaspettato: questo significa resilienza. «Oggi non ci sono alternative. Dobbiamo attuare la resilienza con un approccio pragmatico. La buona notizia è che abbiamo tutti gli strumenti e le tecnologie per affrontarla, ma occorre farlo fin d’ora», afferma Giuliano Dall’Ò, professore di Fisica Tecnica Ambientale presso il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, esperto di efficienza energetica, di uso delle energie rinnovabili e di sostenibilità nel settore edile. Da tempo si sta occupando del concetto di resilienza e della sua applicazione. Giuliano Dall’Ò Con lui cerchiamo di comprendere il significato e l’applicazione pratica della resilienza nel contesto edile e urbano. Sostenibilità, resilienza e standard Sempre più spesso si parla di città sostenibili, ma più di recente si è cominciato a parlare di abbinare il concetto di resilienza alla città. A tale proposito, le città resilienti sono quelle realtà urbane e metropolitane “che adottano un modello di sviluppo urbano equilibrato e sostenibile basato sull’integrazione delle dimensioni della sostenibilità sociale, ambientale ed ecologica” (fonte: MASE). Spesso si tende a parlare di sostenibilità. «La resilienza include la sostenibilità e ne è il passo successivo», spiega Dall’Ò. «Occorre andare e guardare avanti svolgendo due azioni: promuovere la sostenibilità per ridurre e mitigare nel tempo gli effetti dei cambiamenti climatici, riducendo l’impatto ambientale. Ci dobbiamo preparare a convivere con situazioni che erano assolutamente impreviste solo qualche decina d’anni fa». Come si traduce in pratica il concetto di resilienza? «Innanzitutto, possiamo dare una risposta a quanto accade, con soluzioni e interventi mirati, esistenti e adottabili». Quasi tutti i protocolli di sostenibilità come LEED e BREEAM, comprendono crediti riguardanti la resilienza. «Questo fa capire due cose: la resilienza in città e nel contesto del costruito non è un tema nuovo; inoltre, sostenibilità e resilienza sono collegate». C’è poi un protocollo da considerare: RELi è un nuovo standard del Green Building Council statunitense per progetti concepiti per resistere e riprendersi da condizioni meteorologiche estreme, è uno standard di consenso nazionale. Si focalizza sulla creazione di edifici e comunità resilienti. Resilienza in città: l’esempio a Milano Progettare e mettere in atto la resilienza in città non è un concetto astratto e nemmeno così lontano. Lo racconta lo stesso docente del Politecnico: «sto portando avanti un progetto di ricerca che si focalizza su una società cooperativa». Al centro dell’attività è Abitare, storica società cooperativa di abitanti (è nata nel 1894 a Milano), a proprietà indivisa. Conta circa seimila soci. «Hanno recepito il 110%, elevando così notevolmente la qualità energetica e ambientale dei loro edifici. Ora si domandano che cosa è possibile fare per andare oltre». Per questo stanno ragionando su quali possono essere le azioni concrete. «Abbiamo promosso un questionario e raccolto diverse informazioni da una parte rappresentativa dei soci, per capire come viene recepito il tema della resilienza». Il questionario non riguarda solo la resilienza agli effetti climatici, ma anche la resilienza ad altri effetti, come – per esempio – il tema della sicurezza, delle difficoltà economiche che possono subentrare. «Nonostante i soci vivano in edifici in classe energetica elevata (A4) esprimono comunque una preoccupazione riguardo al futuro. La fase successiva sarà di fare delle proposte concrete e attuabili». Edifici resilienti: dove intervenire La resilienza in città si costruisce da ogni singolo edificio. Quali possono essere gli interventi basilari da considerare? «Le strategie si raggruppano in tre categorie: protezione, adattamento e backup», spiega Dall’Ò. Protezione Vuol dire prevenire problemi (per esempio, un allagamento), ma significa anche migliorare la sostenibilità energetica dell’edificio. «Un edificio in grado di consumare meno energia resisterà meglio a effetti temporanei causati dal cambiamento climatico. Penso, per esempio, a un periodo dove le temperature sono molto rigide o, al contrario, fa molto caldo». Adattamento Riguarda invece una progettazione che tenga conto dei dati climatici e di una considerazione complessiva e particolare degli elementi suscettibili a eventi estremi. Backup Definisce la necessità di contare su soluzioni tecnologiche in grado di intervenire in caso, per esempio, di un’interruzione dell’energia elettrica della rete. «Poter contare su batterie, avendo anche un impianto fotovoltaico installato, oppure su sistemi di generazione in grado di intervenire in periodi limitati su alcune utenze è un elemento prezioso e anche economicamente accettabile». Il protocollo RELi considera come requisito minimo per un edificio, che esso possa sostenersi anche fino a 3-4 giorni senza essere allacciato alla rete. Se, da una parte, è bene progettare edifici resilienti, dall’altra occorre considerare che «gli enti pubblici devono fare la loro parte, attivandosi con un progetto che analizzi la resilienza esterna. È necessaria, quindi, una collaborazione e un’adeguata comunicazione per rendere tutti più consapevoli». Creare consapevolezza, un valore da considerare C’è poi un tema importante, rilevato dallo stesso docente ed esperto, da considerare per accrescere la resilienza in città a partire dai singoli edifici: la necessità di programmare fin da subito, guardando agli obiettivi al 2050, a livello politico e macro, ma anche a livello più a scala di cittadini. «Ci sono vari livelli di resilienza. Gli stessi protocolli definiscono dei livelli, a partire da quelli base che possono essere ottenuti con semplici accorgimenti». Quanto è importante, in tutta questa visione di resilienza della città, creare consapevolezza nei cittadini sulla necessità di rendere gli edifici, oltre che le città, resilienti? «È importantissimo. Abbiamo un potenziale di risparmio energetico del 25% agendo semplicemente su azioni di buon senso, solo finalizzate a evitare di sprecare energia. Con la resilienza è ancora più difficile mettere in atto azioni. Questo avviene perché l’evento climatico, una volta passato, si evita di considerarlo. Occorre, però, dotarsi di una visione prospettica, senza ingenerare inutili timori, ma pensando che siamo dotati di tutti gli strumenti e le soluzioni tecnologiche per affrontare il cambiamento a diversi livelli, in modo razionale, coordinato e organizzato», conclude Dall’Ò. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento