Casa, un diritto sempre più lontano: la crisi abitativa che scuote l’Europa

Prezzi delle case aumentati del 53% in dieci anni, affitti insostenibili e 2,25 milioni di abitazioni mancanti: la crisi abitativa è diventata l’emergenza sociale più urgente dell’Unione Europea. Bruxelles corre ai ripari con incentivi fiscali, semplificazioni burocratiche e miliardi di investimenti, ma per milioni di europei — soprattutto giovani — trovare casa resta un miraggio

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Casa, un diritto sempre più lontano: la crisi abitativa che scuote l'Europa

Trovare un alloggio dignitoso, sicuro e a prezzi accessibili è diventata una delle sfide sociali più urgenti del nostro tempo. In tutta Europa, milioni di persone si trovano a fare i conti con affitti insostenibili, mercati immobiliari infuocati e una carenza strutturale di abitazioni che non conosce confini geografici né reddituali. La questione casa non è più solo un problema individuale: è diventata una priorità politica di primo piano, capace di condizionare la vita delle famiglie, le scelte dei giovani e la coesione sociale dei territori.

I numeri di una crisi reale

Secondo Eurostat, nel 2024 i costi abitativi nell’Unione Europea hanno superato il 40% del reddito disponibile per quasi il 10% delle famiglie che vivono nelle città e per il 6,3% di quelle nelle aree rurali. Una soglia che gli esperti considerano il limite oltre il quale una famiglia si trova in condizioni di “sovraccarico abitativo“, costretta cioè a sacrificare altri bisogni fondamentali — cibo, salute, istruzione — per pagare l’affitto o il mutuo.

Crisi abitativa in Europa, i numeri della crisi

Ma è guardando l’evoluzione dei prezzi nel tempo che la portata della crisi emerge in tutta la sua gravità. Tra il 2015 e il 2024, i prezzi delle case nell’UE sono aumentati in media del 53%. Le impennate più drammatiche si sono registrate in Ungheria (+209,5%), Lituania (+135%) e Portogallo (+124,4%). Anche il mercato delle locazioni ha subito pressioni enormi: tra il 2010 e il primo trimestre del 2025, gli affitti sono cresciuti in media del 27,8% in tutta l’UE, con aumenti record in Estonia (+220%), Lituania (+184%), Ungheria (+124%) e Irlanda (+115%).

Le radici della crisi abitativa

La crisi abitativa europea ha cause strutturali che si intrecciano su più livelli. Il primo è la scarsità dell’offerta: la BEI ha stimato che nel 2025 all’UE mancavano 2,25 milioni di unità abitative, circa il 50% in più rispetto a quelle effettivamente costruite, mentre le licenze edilizie per il residenziale sono diminuite di oltre il 20% dal 2021.

A monte di questa insufficienza ci sono due crisi decisive. La recessione del 2008 ha provocato un drastico taglio degli investimenti nell’edilizia residenziale, da cui il settore non si è mai completamente ripreso. La pandemia da Covid-19 ha poi aggravato la situazione, rallentando la costruzione di nuovi alloggi a causa dell’interruzione delle autorizzazioni, dei ritardi nelle forniture di materiali e della carenza di manodopera.

A questi fattori si aggiunge la pressione demografica sulle città: la progressiva urbanizzazione ha amplificato lo squilibrio tra domanda e offerta nelle aree metropolitane, mentre le zone rurali si spopolano. Nel frattempo, l’edilizia sociale ha perso terreno: nel 2021 si contavano circa 14 milioni di alloggi sociali nell’UE, pari all’8% dello stock totale, in calo rispetto all’11% del 2010, lasciando senza protezione le fasce più vulnerabili della popolazione.

E a pagare di più sono i giovani

È la questione giovanile a concentrare oggi le maggiori preoccupazioni. Nel 2023, i giovani europei lasciavano la casa dei genitori in media all’età di 26 anni. In alcuni Stati membri, quasi il 70% dei giovani tra i 18 e i 34 anni non aveva altra scelta che continuare a vivere con la propria famiglia. Questo ritardo nell’emancipazione abitativa non è solo una questione economica: incide sulle scelte di vita, sulla natalità, sulla mobilità professionale e sull’autonomia delle nuove generazioni.

«Una generazione che non può permettersi una casa non può costruire un futuro – ha dichiarato Borja Giménez Larraz, parlamentare del Partito Popolare Europeo e relatore della commissione HOUS – In Europa mancano 10 milioni di abitazioni, gli affitti sono aumentati di oltre il 30% e sono i giovani e le famiglie a pagarne il prezzo» .

La crisi abitativa in Italia

Se la crisi abitativa è europea, l’Italia presenta caratteristiche che la rendono un caso peculiare nel panorama continentale. Il nostro Paese è tradizionalmente segnato da un’alta percentuale di proprietari di casa — tra le più elevate d’Europa — ma questa caratteristica culturale e strutturale non ha protetto il mercato dalle tensioni che oggi lo attraversano.

Il dato più eloquente riguarda i giovani: secondo uno studio OCSE, il 79% degli italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori, un dato nettamente superiore alla media europea del 54% e a quella OCSE del 50%. Sul fronte degli affitti, il mercato italiano ha conosciuto negli ultimi anni una pressione senza precedenti. Nella prima metà del 2025, i canoni di locazione hanno toccato il livello più alto mai registrato da Idealista dal 2012: 14,9 euro al metro quadro di media nazionale, con una crescita del 5,5% su base annua. Dal 2021 a fine 2025, l’incremento cumulativo dei canoni medi in Italia ha raggiunto il +28,7%.

Il mercato è segnato da un paradosso strutturale: a fronte di una domanda crescente — trainata da studenti, lavoratori in mobilità e famiglie che non riescono ad accedere alla proprietà — l’offerta resta compressa. Milioni di alloggi restano sfitti, soprattutto nelle aree interne, mentre la domanda si concentra nelle grandi città e nelle aree urbane dinamiche, dove l’offerta è insufficiente e i prezzi continuano a salire.

La risposta dell’Unione Europea

Di fronte a una crisi di queste dimensioni, l’Unione Europea ha compiuto una scelta inedita: mettere la questione casa al centro dell’agenda politica. Dopo le elezioni europee del 2024, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha nominato per la prima volta nella storia un Commissario europeo dedicato specificamente all’edilizia abitativa: il danese Dan Jørgensen.

Nel 2025, la Commissione e la Banca europea per gli investimenti hanno annunciato un piano d’azione da circa 10 miliardi di euro, destinati nell’arco di due anni a finanziare la costruzione di nuovi alloggi, la ristrutturazione dello stock esistente e la ricerca e innovazione nei materiali e nelle tecniche costruttive. Il Parlamento europeo ha inoltre approvato nuove regole sui fondi di coesione e sociali per consentirne l’utilizzo nel settore abitativo, con particolare attenzione all’edilizia sociale, e ha chiesto agli Stati membri di “almeno raddoppiare” i finanziamenti per gli alloggi accessibili.

Il Piano del Parlamento Europeo

Nel marzo 2026 il Parlamento europeo ha adottato le proprie raccomandazioni sulla crisi degli alloggi, elaborate dalla commissione speciale HOUS. Il Piano è stato approvato con 367 voti favorevoli, 166 contrari e 84 astensioni. Il documento chiede un’azione comune dell’UE per sollevare i cittadini da condizioni abitative sempre più precarie, con raccomandazioni che spaziano dalla fiscalità alla burocrazia, dagli investimenti alla tutela di proprietari e inquilini.

Sul piano fiscale, i deputati chiedono incentivi per le famiglie a basso e medio reddito, la rimozione delle elevate tasse di registro per i compratori della prima casa e condizioni che rendano gli affitti a lungo termine più convenienti rispetto a quelli brevi, per correggere le distorsioni del mercato senza aumentare la spesa pubblica diretta.

Sul fronte procedurale, la richiesta centrale è che i permessi urbanistici vengano rilasciati entro 60 giorni tramite procedure digitali semplificate: un obiettivo ambizioso in Paesi dove i tempi attuali si misurano in mesi o anni. Il Parlamento chiede inoltre un pacchetto di semplificazione specifico per il settore edilizio.

Quanto agli affitti brevi, la normativa dovrà trovare un equilibrio tra turismo e accessibilità abitativa, lasciando agli Stati e alle autorità locali la flessibilità necessaria. Sul fronte degli investimenti, si chiede la riallocazione delle risorse inutilizzate del Piano per la ripresa e la resilienza verso la costruzione e ristrutturazione di alloggi sociali, pubblici e cooperativi.

FAQ crisi abitativa

Cos’è il “sovraccarico abitativo” e quante famiglie europee ne soffrono?

Si parla di sovraccarico abitativo quando una famiglia destina più del 40% del proprio reddito disponibile alle spese per la casa. Secondo Eurostat, nel 2024 questa soglia viene superata da quasi il 10% delle famiglie che vivono nelle città europee e dal 6,3% di quelle nelle aree rurali.

Di quanto sono aumentati i prezzi delle case in Europa negli ultimi anni?

Tra il 2015 e il 2024, i prezzi delle abitazioni nell’UE sono cresciuti in media del 53%. Gli aumenti più estremi si sono registrati in Ungheria (+209,5%), Lituania (+135%) e Portogallo (+124,4%). Anche gli affitti hanno subito pressioni enormi: +27,8% di media nell’UE tra il 2010 e il primo trimestre del 2025.

Quante abitazioni mancano nell’Unione Europea?

Secondo una stima della Banca europea per gli investimenti, nel 2025 all’UE mancavano 2,25 milioni di unità abitative, circa il 50% in più rispetto al numero di case effettivamente costruite nello stesso periodo. Nel frattempo, le licenze edilizie per il residenziale sono diminuite di oltre il 20% dal 2021.

Cosa sta facendo concretamente l’UE per affrontare la crisi abitativa?

Nel 2025 la Commissione europea e la BEI hanno annunciato un piano d’azione da circa 10 miliardi di euro per finanziare la costruzione e ristrutturazione di alloggi e l’innovazione nel settore edilizio. La Commissione ha inoltre adottato il Piano europeo per gli alloggi accessibili e, per la prima volta nella storia, ha nominato un Commissario europeo dedicato specificamente all’edilizia abitativa: il danese Dan Jørgensen.

Cosa prevede il Piano approvato dal Parlamento europeo nel marzo 2026?

Le raccomandazioni elaborate dalla commissione speciale HOUS — approvate con 367 voti favorevoli — chiedono incentivi fiscali per le famiglie a basso e medio reddito, la rimozione delle tasse di registro per i compratori della prima casa, permessi urbanistici rilasciati entro 60 giorni tramite procedure digitali e la riallocazione delle risorse inutilizzate del Piano per la ripresa e la resilienza verso l’edilizia sociale e cooperativa.

Perché la situazione in Italia è particolarmente critica per i giovani?

Secondo uno studio OCSE, il 79% degli italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori, contro una media europea del 54%. Solo Croazia e Corea del Sud registrano valori più alti. A pesare sono i canoni di locazione, che nella prima metà del 2025 hanno raggiunto la media nazionale di 14,9 euro al metro quadro, con un incremento cumulativo del +28,7% dal 2021.

 

 

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