Serve un programma pluriennale di riduzione del rischio sismico

Bisogna intervenire, anzitutto, nelle aree di maggiore pericolosità (zone 1 e 2 della classificazione sismica).

sisma

Quasi la metà del nostro Paese è a elevato rischio sismico (zone 1 e 2 secondo la Classificazione sismica della Protezione Civile 2015).

Stiamo parlando di circa il 44% della superficie nazionale (131 mila kmq) e interessano il 36% dei comuni (2.893). In queste zone abitano 21,8 milioni di persone (36% della popolazione), per un totale di 8,6 milioni di famiglie e si trovano circa 6,2 milioni di edifici.

In queste aree, lo stock abitativo è di circa 5,2 milioni di immobili, per lo più concentrati nella zona 2, pari a 4,3 milioni.
La maggior parte delle strutture sono costruite in muratura portante (il 54,6% del totale, pari a 2,8 milioni di edifici), mentre il calcestruzzo armato è stato utilizzato per il 33,6% degli immobili. L’11,8% restante è stato costruito in acciaio, legno ecc…
Il 74% degli immobili residenziali, pari a 3,8 milioni di immobili, è stato edificato prima della piena operatività della norma antisismica per nuove costruzioni.

La proposta dell’Ance, che era stata esposta nell’audizione alla Camera del 26 ottobre, qualche ora prima del sisma della sera che nuovamente ha colpito il centro Italia, si articola in quattro linee d’azione:
Consapevolezza e diagnosi degli edifici, sul rischio simico, da parte della popolazione, allegando, per ogni contratto di trasferimento della proprietà o di locazione di un bene, la documentazione attestante la zonizzazione sismica. Tale documentazione sarà sostituita, non appena disponibile, dalla classificazione al momento all’esame del MIT.

Utilizzo della leva delle detrazioni d’imposta per consentire di realizzare gli interventi di adeguamento sismico che permettano di mettere in sicurezza interi edifici.
Come previsto dal Governo, è previsto lo sconto per chi ristruttura guardando la sicurezza. Per il miglioramento di una o due classi di rischio sismico, la detrazione del 50% potrà arrivare rispettivamente al 70 e all’80%.

Fissare un congruo periodo per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza degli edifici in zona 1 e 2 valutando con attenzione le possibili misure da assumere nei confronti dei proprietari inadempienti.

Promuovere un’azione finalizzata alla sostituzione edilizia non solo delle singole unità, ma anche di interi comparti edilizi utilizzando la leva della messa in sicurezza sismica non solo attraverso interventi di ristrutturazione ma anche proprio di sostituzione edilizia.

Per ciò che concerne gli immobili pubblici, è necessario dare priorità agli edifici strategici (scuole, ospedali, caserme, …) localizzati nelle zone 1 e 2 garantendo un livello di risorse certe e stabili negli anni, pari all’importo medio speso per far fronte alla loro ricostruzione dopo gli eventi sismici degli ultimi anni.

Rispetto al tema sul DL Terremoto, l’Ance ha fin da subito espresso approvazione per l’impianto complessivo del D.l. sulla ricostruzione delle aree terremotate del Centro Italia.
La strada intrapresa con questo provvedimento ci sembra possa garantire un piano di interventi all’insegna dell’efficienza, della trasparenza e della legalità.

Dal disegno di legge di bilancio, che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 ottobre scorso, si era già previsto di stanziare 7,4 miliardi di euro per la ricostruzione delle zone terremotate.

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