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Mantova: illuminazione del percorso gonzaghesco

Mantova: illuminazione del percorso gonzaghesco
l progetto presentato nella seguente memoria presenta l’illuminazione temporanea di...

Luce diffusa e uniforme per Palazzo Vecchio di Firenze

Luce diffusa e uniforme per Palazzo Vecchio di Firenze
Un ulteriore esempio di valorizzazione architettonica nato dalla...

Luce e paesaggio urbano: i lungolaghi di Mantova. Una significativa applicazione di apparecchi a led

Luce e paesaggio urbano: i lungolaghi di Mantova. Una significativa applicazione di apparecchi a led
L’intervento si colloca all’interno di un più generale progetto di illuminazione del centro storico della città di Mantova. In particolare abbiamo avuto modo di occuparci del progetto per l’illuminazione del percorso gonzaghesco, su incarico della società TEA, partecipata del Comune per l’energia, in un gruppo di progettazione con lo Studio Castiglioni e, per la parte esecutiva e impiantistica, con la Coprat di Mantova. Riteniamo importante ricordare i criteri guida di questo intervento in quanto sono stati basilarianche nella progettazione dell’illuminazione del lungolago. I temi con cui si è misurato il progetto sono stati i seguenti:Prima di tutto il tema storico architettonico che nella città presenta caratteristiche d’eccezionalità singolare. La costruzione della città dal Medioevo ad oggi, con lo straordinario momento rinascimentale e manieristico, ci ha consegnato un tessuto urbano sostanzialmente intatto e ricchissimo per sua natura oltre che per la presenza d’episodi monumentali di valore assoluto. Un tema ambientale che è strettamente legato alla vicenda architettonica.Pur con tutte le difficoltà e le contraddizioni legate allo sviluppo della città contemporanea, Mantova conserva un rapporto con il territorio d’invidiabile integrità.Basti pensare al dialogo fra la città ed i laghi che ci consegna la visione di un profilo urbano che si staglia sull’acqua d’espressività unica, tanto da diventare quasi momento obbligatorio dell’iconografia cittadina. Un tema antropologico e sociale. Il centro storico di Mantova ed i suoi immediati dintorni sono ricchi di una vita di relazione non comune. La permanenza di funzioni commerciali, terziarie, abitative,direzionali e culturali ci consegna una ricchezza sociale ed uno stile di vita cittadina che può essere portato ad esempio. Questo stile si traduce in una qualità di vita che è stata messa alla base di ogni intervento progettuale. Un tema funzionale e di servizio. L’illuminazione, a maggior ragione in una città come Mantova, deve assolvere ancheproblemi funzionali, dove la funzione non è solo risoluzione di problemi pratici e normativi, ma è anche e soprattutto servizio alla lettura ed al godimento dei suoi straordinari tesori.Per questo motivo il nostro gruppo di progettazione si è all’inizio presentato volutamenteinterdisciplinare e composto in termini differenti nelle varie fasi dell’iter. La complessità dei temi in gioco, infatti, richiede una preparazione che, partendo dalle competenze specifiche si allarghi ad una conoscenza culturale completa. Nello svolgimento del lavoro si è poi giunti a delle fasi in cui, come nel caso del lungolago, è stato necessario mettere a punto strategie e scelte tecnologiche particolari con l’ausilio delle migliori conoscenze tecniche e produttive coinvolgendo aziende specializzate. Il progetto si è articolato nelle seguenti fasi: • Conoscenza e rilievo del tessuto urbano interessato • Conoscenza dello stato di fatto dell’illuminazione • Individuazione delle strategie di intervento • Individuazione delle tipologie di intervento • Proposte di intervento articolate per metodologia e tipologia La città di Mantova ci presenta un tessuto urbano sostanzialmente intatto e ricchissimo per suanatura oltre che per la presenza d’episodi architettonici di valore assoluto. Lungo l’asse possiamo trovare, nella loro pressoché totale integrità, la residenza principesca di Palazzo Ducale, il Duomo, Sant’Andrea, San Sebastiano, la Casa del Mantenga, Palazzo Te. Abbiamo immaginato la luce come uno strumento per comunicare al pubblico, ed ai cittadini, lestraordinarie ricchezze mantovane da una parte, dall’altra per permettere a questi di “leggere” la città.Appare, infatti, evidente che l’oscurità, termine relativo che va inteso come un valore e non come un fattore necessariamente negativo, permetta di avere una visione diversa e che l’illuminazione sia lo strumento con cui attuare questa visione. Intendiamo dire che la luce si legge attraverso la penombra e che attraverso la luce si possono vedere le cose in modo diverso, si possono scoprire aspetti che, non sembri un paradosso, alla luce del sole rimangono nascosti. In questo senso l’illuminazione può avere anche una funzione educativa, ma preferiamo pensare che comunichi i valori della città lasciando liberi il cittadino e lo spettatore di costruire i propri percorsi e le proprie chiavi di lettura. Abbiamo ritenuto questo punto di estrema importanza al fine di salvaguardare la “verità” della città storica con la  sua vita contemporanea e di evitare la riduzione dell’eccezionalità architettonicourbana ad una mera scenografia da consumare visivamente. Per questo motivo è stato importante affermare la necessità di usare una luce di correttocromatismo che restituisse e valorizzasse i colori naturali delle architetture e dei materialiutilizzando corpi illuminanti il più possibile discreti e semplici che quasi “scomparissero”visivamente di fronte ai propri effetti, alla qualità della luce prodotta, non dimenticando che i livelli di illuminamento dovevano rispondere a criteri corretti ed innovativi nel panorama cittadino. L’obiettivo è stato, quindi, il minimo impatto visivo con un massimo di prestazione per passare da una notte drammaticamente gialla ad un’avvolgente e confortevole notte blu. Il risultato è stato quello di restituire un’immagine corretta, anche di notte, della città: la sorpresa è stata grande in quanto il profilo di Mantova sui laghi, fino a prima dell’intervento buio e dimenticato, è riapparso in tutto il suo splendore e la sua ricchezza.Il ponte di accesso ed i lungolaghi rappresentano una zona delicatissima nell’equilibrio del profilo della città. Chi arriva da nord alla città dei Gonzaga, infatti, gode proprio dal punto di attacco del ponte di San Giorgio del primo panorama mozzafiato dellacomplessità architettonica urbana. Di notte l’effetto viene amplificato dall’oscurità circostante e dalla illuminazione data allo skyline grazie all’intervento sopra ricordato. Per questo motivo ogni fonte di disturbo, visivo di giorno e di illuminazione di sera, deve essere accuratamente evitato. Da questa considerazione derivano le scelte compositive e illuminotecniche. Da una parte, quindi, i problemi legati all’illuminazione di una strada a traffico veicolare, dall’altra i percorsi che si snodano lungo le rive bisognosi di luce: il tutto senza dover interferire, con corpi illuminanti invasivi e di disturbo anche diurno, con le emergenze architettoniche di Mantova, il castello di San Giorgio e Palazzo Ducale in primis. Si è scelta, obbligatoriamente, la strada di elementi il più possibile bassi e poco presenti matecnologicamente efficaci. Se, quindi, sul ponte a traffico veicolare la sfida è stata quella di raggiungere livelli d’illuminazione adeguati e sufficientemente uniformi con corpi estremamente bassi e non impattanti, lungo le rive del lago si dovevano tenere presenti delicati equilibri ambientali e abitudini di utilizzo diverse. Il lungolago costituisce, infatti, il “piede” del disegno architettonico della città, ma anche un luogo dalla personalità raccolta e discreta, meta di passeggiate, luogo di sport, parco lineare posto fra il lago ed il tessuto urbano, attracco della navigazione lacustre. Al fine di salvaguardare queste caratteristiche, nel caso dei percorsi pedonali del lungolago,si è mirato a coniugare una soluzione dal bassissimo impatto visivo con una tecnologia innovativa, quella a led, in un oggetto che superasse il semplice corpo illuminante per diventare vero e proprio protagonista dell’arredo urbano offrendosi come seduta inaspettata per chi frequenta le rive dei laghi. Il linguaggio è quindi assonante con quello delle bitte che offrono sicurezza di approdo alleimbarcazioni. La materializzazione del progetto Per dare corpo a questa idea progettuale ed alla realizzazione pratica dell’oggetto, lo staff tecnico della Ing. Castaldi Illuminazione ha affrontato l’ingegnerizzazione del design di Castiglioni.Primo problema la scelta del materiale con cui realizzare il prodotto. La prima ipotesi, realizzarlo in cemento con armatura leggera, è stata accantonata per l'impossibilità di produrre rapidamente in modo industriale il manufatto. Anche moltiplicando le casseforme per gettare, la produzione sarebbe stata comunque limitata a qualche pezzo / giorno rendendo impossibile una produzione meccanizzata. Giocoforza quindi ripiegare sul metallo con tecniche di fusione. La particolare sagomatura del pezzo però, con conicità contrapposte, non avrebbe consentito lostampaggio in pressofusione in un unico pezzo obbligando ad una costruzione in due pezzi. Anche questa soluzione è stata scartata perché più complicata da assemblare e meno bella esteticamente della versione monoblocco. Si è quindi optato per una fusione in sabbia con tecniche di formatura a macchina ed esecuzione di casse d’anima in “shell molding”. Una tecnologia molto tradizionale che coniuga antiche tecniche di fonderia con una meccanizzazione delle operazioni di formatura, esecuzione delle anime e colata. Insomma antico e moderno felicemente sposati. Giunti a questo punto, metallo per metallo, si è optato per fondere in ghisa, materiale indistruttibile, sicuramente più idoneo dell’alluminio per un’applicazione a terra a bordo lago, in area pubblica. Si è quindi realizzata una robusta fusione monoblocco di ghisa, cava internamente, fedeleriproduzione del design, del peso di circa 28 Kg. Su questo chassis sono stati incastonati gli illuminatori a led. Ricavate con processo di fresatura delle “cavità oculari”, si sono incassati in esse i led, concepiti come elementi indipendenti, realizzati con corpo in acciaio inox per dissipare la potenza del led.Il tutto è stato poi sigillato in un blocco di resina per rendere il “faretto” a led completamentestagno alla sommersione. Inoltre per controllare l’emissione luminosa, il faretto è stato dotato di una lente frontale pianoconvessa, liscia per ottenere un fascio di luce rotosimmetrico a margini nettamente delineati (luce lobata – foto A) o con parte piana prismatizzata per ottenere un fascio luminoso più diffuso e uniforme che è stato poi quello adottato nel lungolago (foto B). Il corpo in ghisa, verniciato in colore grafite e vestito con queste triplici pupille, ha assunto unaspetto molto particolare, vagamente metafisico, che gli è valso il nome “Diablo” e una nutrita serie di premi di design di grande prestigio. I led, da 1W con emissione luminosa di circa 40 lumen a 6300K vengono controllati in corrente da un’elettronica alloggiata in una cassetta stagna alla sommersione inserita nella cavità della fusione e alimentata a tensione di rete a 230V – 50 Hz. Il tutto in doppio isolamento in classe II. Due cavi, già sigillati a perfetta tenuta, consentono il collegamento di entrata e uscita linea conderivazione interna. La realizzazione dell’impianto è stata conseguentemente di una semplicità elementare, rapida edi grande economicità. Con una potenza installata di soli 125W per Km di passeggiata, un unico cavo di lineada 2 x 2,5 mm² ha alimentato gli oltre 2 Km di percorso connettendosi con una semplice giunzione realizzata entro gli apparecchi. Si sono con ciò evitati laboriosi e costosi pozzetti di derivazione interrati. La soluzione tecnica e architettonica, affidabile e di assoluta semplicità, gradevole e poco invasiva, di encomiabile risparmio energetico, ha soddisfatto pienamente le aspettative della committenza ricevendo l’unanime consenso della cittadinanza e di tutte le associazioni ambientalistiche. Giorgio Castaldi - laureato in Ingegneria Elettrotecnica al Politecnico di Milano nel 1960. Dal 1960 presso la Ing. Castaldi Illuminazione di cui è oggi Presidente e Amministratore Delegato.  Alessandro Colombo - laureato al Politecnico di Milano con Marco Zanuso con il quale successivamente collabora presso il Laboratorio Internazionale Napoli Sotterranea. Nel 1989 inizia il sodalizio con Pierluigi Cerri. Nel 1991 vince il Major of Osaka City Prize indetto dalla Japan Design Foundation di Osaka con il progetto: “Terra: istruzioni per l’uso”, esposto in seguito nei principali centri di design nel mondo. Nel 1995 diventa associato della Gregotti Associati International.  Nel 1998 i partners Pierluigi Cerri e Alessandro Colombo danno vita allo Studio Cerri & Associati che svolge la propria attività di progettazione nei campi dell’architettura, dell’industrial, graphic e interior design e della progettazione navale. Alessandro Colombo è art director di Dada e cura, con Piero Castiglioni, il progetto dell’illuminazione del percorso gonzaghesco e dei lungolaghi in Mantova.  Tratto dal convegno internazionale “Luce e Architettura”,...

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