Dismissione dello stabilimento Vinavil. Ultimo atto

Prima fase: le bonifiche
Sono stati rimossi dagli impianti tutti i materiali pericolosi per la salute dell’uomo la cui presenza, per tale motivo, impediva l’esecuzione di qualsiasi altra operazione.
General Smontaggi, grazie alla perizia e professionalità dei propri operatori, ha progettato ed eseguito la bonifica di tutti i materiali contenenti amianto in matrice compatta e friabile, arrivando a smaltire oltre 30 tonnellate di questo pericolosissimo minerale.
E’ stata poi la volta della bonifica interna degli impianti: anche qui la competenza e l’esperienza specifica di General Smontaggi è stata essenziale per procedere allo svuotamento degli impianti da tutte le sostanze pericolose che ormai da anni giacevano al loro interno e che rappresentavano un insormontabile ostacolo alla demolizione. Gli enormi forni erano infatti ancora pieni di carburo, una sostanza che si infiamma a contatto con l’acqua. Di tali materiali ne sono stati rimossi e smaltiti più di 4.000 tonnellate.

Seconda fase: le demolizioni
Eliminati tutti i vincoli ambientali si è proceduto alla vera e propria demolizione dei fabbricati.
Uno dopo l’altro gli imponenti fabbricati che costituivano il cuore produttivo e la storia dello stabilimento sono stati progressivamente sbriciolati dai macchinari della General Smontaggi manovrati da esperti operatori.
Il volume complessivo di ben 70.000 metri cubi ha originato oltre 5.000 tonnellate di materiale deferrizzato, frantumato e poi conferito in discarica come rifiuto inerte.

Ultimo atto: l’esplosivo
Dopo l’abbattimento dell’ecomostro di Punta Perotti a Bari, ecco un’altra puntata della lunga storia che vede General Smontaggi impegnata ormai da molti anni sul fronte delle demolizioni con esplosivi.
L’ultimo atto necessario per scrivere la parola fine sulla parte storica dello stabilimento è stato quello di terminare l’abbattimento di un imponente struttura metallica costituita da otto grossi silos metallici disposti su due file, che sorreggevano in sommità un volume tecnico alto 12 metri ospitante alcuni impianti.

Le dimensioni erano impressionanti: i silos, ognuno dei quali ha un diametro di circa 7 metri, occupavano complessivamente una superficie di quasi 500 metri quadrati e si sviluppavano fino ad un’altezza di quasi 60 metri, a dominare il panorama su tutta la valle.
Particolare degno di nota, i silos confinavano con un importante linea ferroviaria ed erano distanti solo 7 metri dal primo binario.
Dopo la prima fase, avvenuta domenica 20 gennaio 2008, durante la quale furono abbattuti i primi quattro silos, i restanti quattro che erano ancora in piedi sono stati minati alla base ed abbattuti il 3 Febbraio 2008 alle ore 10,00.
Le attività di preparazione prevedevano che tutto il materiale risultante dal primo abbattimento fosse sezionato, cernito ed avviato a recupero o smaltimento.
Il montacarichi adiacente ad una delle torri ancora in piedi e collegato alla stessa è stato smontato e sezionato.
Sono stati realizzati numerosi strati di materiale ammortizzante (cumuli di sabbia) per attenuare l’impatto tra la struttura che sarebbe poi collassata al suolo.
I quattro pilastri in acciaio che sorreggevano ogni silo sono erano stati sostituiti da altrettanti pilastri in cemento armato: ciò perché l’elevato spessore dei pilastri originari rendeva inefficace l’utilizzo dell’esplosivo utilizzabile in Italia per scopi civili (il plastico è autorizzato solo per scopo militare) mentre i nuovi pilastri appositamente realizzati potevano essere abbattuti con le cariche esplosive permesse dalla legislazione vigente. La reazione del metallo all’esplosione è meno stabile e quindi il risultato dell’abbattimento sarebbe stato meno sicuro rispetto a quello ottenuto con il cemento armato, ed è anche per questo che sono stati costruiti i nuovi pilastri in cemento in sostituzione di quelli in acciaio.
Ciascun pilastro minato in nove punti ove sono stati praticati fori del diametro di 30 millimetri: in cui sono stati posizionati oltre 50 chili di esplosivo per eseguire tutta l’operazione.
Il materiale esplodente, debitamente scortato, è arrivato in cantiere all’alba delle due operazioni di abbattimento. Per immaginabili motivi di sicurezza da quel momento è stato impossibile avvicinarsi al cantiere. L’operazione è stata programmata in giorno festivo per creare il minor disagio possibile all’intera città e per aumentare gli standard di sicurezza.
Entro 100 metri le misure di sicurezza hanno previsto l’interdizione totale a qualsiasi presenza umana, oltre 100 metri l’eccezionale “spettacolo” è stato di dominio pubblico.
La circolazione di mezzi e dei treni, è stata temporaneamente sospesa e dopo i tre squilli di tromba che hanno preannunciato l’esplosione, i silos sono stati abbattuti.
Per assorbire il lancio di materiale frantumato, le aperture sono state chiuse con un assito di legno, mentre la base del fabbricato sui lati nord, est ed ovest è stato tamponato e rivestito con reti paramassi ed intelaiature ricoperte di tessuto non tessuto.
Per contenere ulteriormente il fenomeno di proiezioni, i pilastri dei quattro silos adiacenti alla ferrovia sono stati circondati con dei ripari costituiti da un tavolato fissato con fili di ferro di grossa sezione.
Infine, per accertare l’intensità delle vibrazioni conseguenti all’abbattimento sono stati posti almeno due sismografi, uno dei quali in vicinanza alla massicciata ferroviaria.

DETTAGLI TECNICI DELL’INTERVENTO IN CANTIERE
Caratteristiche strutturali dei silos
Ciascun silos ha un diametro di 7.00 m, si innalza fino ad un’altezza massima di 43.00 m circa dal piano campagna e appoggia, alla quota di 6.70 m, su quattro colonne disposte a croce.
Tutto l’edificio è dotato di controventi in diagonale e a V rovescio.
L’appoggio è rinforzato da un coronamento orizzontale ottenuto con una coppia di UPN 160. Le pareti sono formate da lastre in acciaio con spessore variabile da 18 mm alla base a 8 mm in sommità.
La superficie esterna è irrigidita con anelli orizzontali posti ad una distanza di 2.85 m, quella interna con otto profili metallici verticali IPN 180 distribuiti sul perimetro.
I silos hanno una distanza reciproca di 7.80 m che diviene 9.45 m nel punto in cui è inserito il montacarichi. Il peso proprio di ciascun elemento è di circa 91 tonnellate.
I pilastri sono costituiti da una coppia di profili NP 450, posti ad interasse di 326 mm, con le anime rinforzate da piastre continue spesse 40 mm per un totale di circa 56.2 mm.
Le putrelle sono collegate sulle ali con calastrelli ogni 1450 mm e, in corrispondenza dell’anima, da un piatto continuo di 30 mm.
La stabilità alle azioni orizzontali è ottenuta anche con i controventi la cui sezione è formata da due UPN 180 (foto n. 2). Il vincolo al terreno è realizzato con una piastra nervata di fondazione da 1250 x 1100 mm e sei tirafondi Ø 72 in corrispondenza dei controventi o Ø 36 nelle altre zone.
Motivazioni e scelte tecniche che hanno portato alla sostituzione di alcuni pilastri in carpenteria metallica con altri in cls armato
Con le nuove normative entrate in vigore nel novembre 2006, il tipo di esplosivo utilizzabile (quello ad uso civile) non consentiva di sezionare le colonne in ferro (per il loro spessore) per il successivo abbattimento dei silos.
• numero e disposizione dei ritardi
• dati sul piano di tiro
• quantitativo e tipologia di esplosivo utilizzato
• quali studi preventivi sono stati condotti soprattutto per limitare le interferenze con la vicina linea ferroviaria
Problemi di interferenze:
1) aerea: linea elettrica : Formazione di Protezioni contro eventuali porzioni di cemento lanciate a seguito dell’esplosione.
barriere meccaniche: Formazione di Ponteggio + rivestimento dei pilastri in c.a. con assito di legno e tessuto non tessuto
2) vibrazioni : A SEGUITO DELLA CADUTA DEI SILOS, VIBRAZIONI PRODOTTE E TRASMESSE DAL TERRENO
formazione di materassino assorbente nell’area di caduta dei silos (cumuli dislocati parallelamente all’asse di rotazione dei silos nel crollo)
• opere preventive e preparatorie eseguite, quali tagli, indebolimenti, rimozione di porzioni di strutture
Costruzione pilastri in cemento-armato e formazione saetta inclinata raggiunta la maturazione del cemento (30 giorni) taglio delle 3 colonne in ferro e delle controventature esistenti in quanto di possibile interferenza durante la caduta dei silos
• metodologie e tempistiche di demolizione e smaltimento dei silos messi a terra con esplosivo
riduzione in porzioni con tecnica mista, a caldo con taglio a cannello ossi-propanico a freddo con escavatori dotati di cesoie oleodinamiche
• bonifiche eseguite sui silos
I silos erano stati svuotati e bonificati da VINAVIL
nell’edificio sono state fatte bonifiche da amianto
• nominativi dei responsabili di cantiere :

GENERAL SMONTAGGI:
Responsabile di Cantiere: Geom. MASSERDOTTI MARIO
Assistente: CALDIERI GINO

L’azienda che opera la dismissione dell’area Vinavil è la General Smontaggi: fondata nel 1984 da Giovanni Conte la General Smontaggi SpA si può definire, a giuste ragioni, la leadership italiana nel settore delle riqualificazioni ambientali.
Un sondaggio, dell’autorevole rivista americana Demolition & Recycling, la pone al 19° posto nel mondo ed al 1° in Italia.
Questa autorevole collocazione sancisce la posizione primaria occupata dalla Società tuttora amministrata da Giovanni Conte. Le strategie di diversificazione nei settori correlati alla bonifica ambientale, fiore all’occhiello della General Smontaggi SpA, hanno permesso il riconoscimento e conseguente acquisizione di clienti come FIAT, ENI, Ansaldo, Pirelli e Consorzio Alta Velocità Torino-Milano. Tra i macchinari dell’azienda vi è ad esempio l’Escavatore ciclopico del genere PMI 980 da 140 tonnellate (4 esemplari al mondo e unico in Italia!), controllato da una batteria di due telecamere che trasmettono, alla consolle dell’operatore, i particolari d’intervento in maniera dettagliata.
Alcuni importanti interventi eseguiti dall’azienda sono la riqualificazione della Fiera di Milano, l’abbattimento dell’ecomostro di Punta Perotti a Bari, e la bonifica dell’Area Ex IP a La Spezia

Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici

Commenta questo approfondimento