Denuncia di Legambiente

L’associazione rende nota la lista dei beni statali in vendita. Si comincia con gli isolotti della laguna di Venezia, con l’Asinara, Pianosa e l’isolotto di Nisida nel golfo di Napoli. Col Carcere dell’isola di Santo Stefano, quello in cui fu rinchiuso anche Pertini; coi secenteschi Forti di Genova e il magnifico castello della Regina, a Torino. E poi Palazzo Barberini a Roma, Palazzo Bagnara a Napoli, il castello Orsini a Sorano.
Non è che la prima parziale e approssimativa lista che circola negli ambienti del ministero dell’Economia e che mette in fila i beni pubblici che per primi verranno venduti all’incanto. A portarla allo scoperto è Legambiente che denuncia, “prove alla mano”, la pericolosità di un progetto – quello incardinato sulle Patrimonio e Infrastrutture Spa – che svilisce e mercifica la ricchezza del nostro Paese. Questo il commetto del presidente di Legambiente, Ermete Realacci: “Il ministro Tremonti, col silenzio compiacente dei ministri dell’Ambiente e dei Beni culturali, ha messo sull’Italia una pesante ipoteca per riaprire una frenetica stagione di inutili opere pubbliche. Ogni bene in possesso dello Stato è in pericolo, nessuno escluso. Ecco perché questa lista ha un valore solo indicativo e risponde probabilmente alle pressioni delle banche o di danarosi privati. Il problema centrale non è tanto l’ingresso di privati nella gestione di spazi museali o pregevoli aree naturali: temiamo invece che le privatizzazioni si traducano in privazioni per la comunità. Le acrobazie finanziarie previste, poi, sono tali che non garantiscono una sicurezza maggiore che una giocata al casinò. La stessa Corte dei Conti ha criticato duramente le trovate del Ministro dell’economia”.

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