Appello Ance

L’associazione chiede un dietrofront al Governo. Quasi un milione e 390 mila comunicazioni di inizio lavori dal 1998, oltre 300 mila nuove richieste di “bonus” nei primi dieci mesi del 2002: un incremento nazionale del 14,7 per cento e un vero e proprio “decollo” anche nelle regioni del Mezzogiorno, con una crescita del 40 per cento rispetto al 2001.

Il ricorso alle agevolazioni per la manutenzione straordinaria e la ristrutturazione edilizia- introdotte dalla legge 449/97- continua a crescere a ritmo incessante e a tenere alto il mercato. Lo dimostrano i dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate ed elaborati dall’Ance, dai quali emergono gli effetti importanti e positivi del provvedimento non solo per l’incremento produttivo del comparto, ma anche per l’emersione dal sommerso, la crescita occupazionale e l’avvio di importanti processi di riqualificazione e messa in sicurezza delle nostre città.

Da maggio 1998 a oggi, dunque, in un periodo di sostanziale stagnazione economica, gli sgravi Irpef del 36 per cento hanno dato un contributo prezioso alla crescita del Paese.
Tuttavia non si può non sottolineare che il vero elemento di forza del provvedimento è stato introdotto dall’attuale Governo attraverso il comma 2 della legge 448/2001: una norma che ha consentito l’estensione delle detrazioni fiscali anche agli acquisti di immobili ristrutturati da imprese.
Estensione che ha di fatto aperto la strada a una più ampia e significativa applicazione dello strumento di agevolazione e ha permesso di compiere i primi passi verso interventi di valenza urbanistica non più limitati a singole abitazioni, ma mirati all’adeguamento strutturale e ai controlli di staticità su tutti gli edifici.

Effetti importanti che, secondo l’Ance, il Governo ha potuto ottenere non solo senza costi per le casse pubbliche, ma addirittura con un risultato positivo per l’Erario: a fronte di un minor gettito di circa 4.235 milioni di euro dovuto alle detrazioni delle spese Irpef, il saldo positivo stimato è infatti pari a 4.237 milioni di euro (dovuto sostanzialmente a un maggior gettito d’imposta e alla crescita dei contributi previdenziali per l’emersione del nero e per l’incremento delle attività).

Da ciò deriva complessivamente un introito per le casse dello Stato pari a 2,5 milioni di euro. Stima confermata anche analizzando gli esiti dell’estensione dei benefici ai fabbricati ristrutturati da imprese.
La proroga dei termini di applicazione degli sgravi produrrebbe anche in questo caso effetti positivi sul gettito fiscale e parafiscale, con un saldo positivo per l’erario pari a circa 100 milioni di euro.
Risultati estremamente importanti e positivi che verrebbero azzerati dalla scelta di non prorogare l’applicazione del provvedimento, ma che sarebbero ugualmente, e pesantemente, messi in discussione dalla decisione di escludere il comma 2 dall’eventuale proroga delle detrazioni.

Questa norma ha infatti costituito il vero punto di forza del provvedimento consentendo di intervenire sugli edifici anche in senso strutturale, in un’ottica fondamentale di verifica e di ripristino della loro sicurezza statica oltre che in termini di risparmio energetico e di tutela ambientale.

In questo quadro risultano dunque di difficile comprensione gli orientamenti del Governo in materia, emersi dall’analisi della Finanziaria per il 2003.
In modo particolare appare quanto mai “miope” l’emendamento approvato dalla Commissione Bilancio della Camera che, tra l’altro, esclude dalla proroga l’acquisto di fabbricati integralmente ristrutturati da imprese, non tenendo conto degli effetti di crescita del settore e di miglioramento dello stock abitativo del Paese fino ad oggi consentiti proprio da questa possibilità.

Un depotenziamento tanto più grave se si considerano le attuali e pressanti necessità di verifica e di adeguamento del patrimonio immobiliare alle normative antisismiche, e in generale, di sicurezza. Ma i limiti della norma “licenziata” dalla Camera – secondo l’Associazione dei costruttori – non si limitano alla mancata proroga del comma 2.

Anzitutto la scelta di ridurre – da 77.468 a 40.000 euro – l’importo massimo dei lavori su cui è possibile ottenere la detrazione fiscale, rischia di svuotare in maniera consistente la convenienza del ricorso al provvedimento annullando di fatto gli importanti passi in avanti compiuti in materia di lotta al lavoro irregolare. Poi la decisione di aumentare dal 10 al 20 per cento l’aliquota Iva prevista per le ristrutturazioni agevolate, che mette in serio pericolo la possibilità che il provvedimento, com’è accaduto finora, possa continuare sostanzialmente ad “autofinanziarsi”. Infine la previsione di prorogare il ricorso al “36 per cento” solo fino a giugno 2003. Questo limite temporale, troppo breve per consentire l’effettivo avvio di nuove iniziative, rischia infatti di rendere complessivamente modesti gli effetti propulsivi dello strumento di detrazione fiscale. Strumento che, dall’inizio della sua applicazione ad oggi, ha invece continuato a dare risultati sempre migliori sia sul piano economico sia su quello occupazionale.

Fonte: Ance

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